L’argilla cruda e i materiali da costruzione a base terrosa (mattoni crudi, terra battuta, bauge e malte/intonaci argillosi) rappresentano una componente diffusa ma spesso sottovalutata dell’ambiente costruito dell’Italia meridionale preromana. Questa ricerca affronta la carenza di studi sistematici sull’impiego strutturale dell’argilla cruda in Magna Grecia, indagando l’approvvigionamento, la produzione e l’utilizzo dei materiali edilizi terrosi nei contesti coloniali greci e negli insediamenti indigeni, nonché le loro implicazioni tecnologiche, economiche e sociali dall’età arcaica a quella ellenistica. La tesi adotta un approccio integrato archeologico, architettonico e archeometrico. Un corpus comparativo di siti è stato ricostruito attraverso una revisione critica della documentazione edita e d’archivio, integrata dal rilievo diretto delle evidenze accessibili e dalla realizzazione di descrizioni architettoniche e tecnologiche dettagliate. Le attività sul campo hanno incluso la documentazione fotografica sistematica, il rilievo fotogrammetrico e la georeferenziazione delle strutture, affiancati da una strategia mirata di campionamento di murature e materiali costruttivi. Le analisi metrologiche e statistiche dei formati dei mattoni crudi sono state associate alla caratterizzazione dei materiali su scala macro- e microscopica (comprendente indagini petrografiche e microchimiche). Due casi di studio pubblici di età tardo-arcaica – le fortificazioni di Rhegion e l’edificio sacro sull’acropoli di Elea – hanno inoltre fornito dati ad alta risoluzione sulle pratiche produttive e costruttive. I risultati dimostrano che l’architettura in terra cruda della Magna Grecia costituisce un repertorio tecnico codificato e versatile, impiegato in contesti difensivi, sacri, civici, domestici e funerari, pienamente inserito in una koinè architettonica locale che si modella in funzione della disponibilità delle risorse, dei vincoli energetici e delle dinamiche socio-politiche. L’analisi metrologica dei mattoni evidenzia intervalli dimensionali ricorrenti e schemi modulari compatibili con una produzione mediante stampi e con tolleranze standardizzate, mentre le differenze osservate tra i vari contesti riflettono modalità flessibili di approvvigionamento e, nei grandi cantieri pubblici, l’attività coordinata di più unità produttive, come suggerito dal caso di Rhegion. I dati archeometrici mettono in luce l’impiego selettivo di sedimenti locali e di inclusi minerali per controllare il ritiro e la formazione di fessurazioni, con una presenza limitata di additivi organici intenzionalmente aggiunti nei campioni di Rhegion ed Elea, e documentano l’adozione di soluzioni protettive quali zoccoli lapidei e sistemi di intonacatura pluristratificati. Attraverso la ricostruzione della chaîne opératoire dell’architettura in terra, la tesi ridefinisce il ruolo dell’argilla cruda come indicatore privilegiato della specializzazione artigianale, del trasferimento di conoscenze tra comunità greche e indigene e dei più ampi processi di sviluppo urbano, evidenziando al contempo la necessità di migliorare la documentazione e la conservazione di questo patrimonio altamente deperibile.
Materie prime e tecniche costruttive: l’argilla cruda nell’edilizia della Magna Grecia (VII secolo a.C.–I secolo a.C.) / Filoni, L.. - (2026 Jul 03).
Materie prime e tecniche costruttive: l’argilla cruda nell’edilizia della Magna Grecia (VII secolo a.C.–I secolo a.C.)
FILONI, LUCA
03/07/2026
Abstract
L’argilla cruda e i materiali da costruzione a base terrosa (mattoni crudi, terra battuta, bauge e malte/intonaci argillosi) rappresentano una componente diffusa ma spesso sottovalutata dell’ambiente costruito dell’Italia meridionale preromana. Questa ricerca affronta la carenza di studi sistematici sull’impiego strutturale dell’argilla cruda in Magna Grecia, indagando l’approvvigionamento, la produzione e l’utilizzo dei materiali edilizi terrosi nei contesti coloniali greci e negli insediamenti indigeni, nonché le loro implicazioni tecnologiche, economiche e sociali dall’età arcaica a quella ellenistica. La tesi adotta un approccio integrato archeologico, architettonico e archeometrico. Un corpus comparativo di siti è stato ricostruito attraverso una revisione critica della documentazione edita e d’archivio, integrata dal rilievo diretto delle evidenze accessibili e dalla realizzazione di descrizioni architettoniche e tecnologiche dettagliate. Le attività sul campo hanno incluso la documentazione fotografica sistematica, il rilievo fotogrammetrico e la georeferenziazione delle strutture, affiancati da una strategia mirata di campionamento di murature e materiali costruttivi. Le analisi metrologiche e statistiche dei formati dei mattoni crudi sono state associate alla caratterizzazione dei materiali su scala macro- e microscopica (comprendente indagini petrografiche e microchimiche). Due casi di studio pubblici di età tardo-arcaica – le fortificazioni di Rhegion e l’edificio sacro sull’acropoli di Elea – hanno inoltre fornito dati ad alta risoluzione sulle pratiche produttive e costruttive. I risultati dimostrano che l’architettura in terra cruda della Magna Grecia costituisce un repertorio tecnico codificato e versatile, impiegato in contesti difensivi, sacri, civici, domestici e funerari, pienamente inserito in una koinè architettonica locale che si modella in funzione della disponibilità delle risorse, dei vincoli energetici e delle dinamiche socio-politiche. L’analisi metrologica dei mattoni evidenzia intervalli dimensionali ricorrenti e schemi modulari compatibili con una produzione mediante stampi e con tolleranze standardizzate, mentre le differenze osservate tra i vari contesti riflettono modalità flessibili di approvvigionamento e, nei grandi cantieri pubblici, l’attività coordinata di più unità produttive, come suggerito dal caso di Rhegion. I dati archeometrici mettono in luce l’impiego selettivo di sedimenti locali e di inclusi minerali per controllare il ritiro e la formazione di fessurazioni, con una presenza limitata di additivi organici intenzionalmente aggiunti nei campioni di Rhegion ed Elea, e documentano l’adozione di soluzioni protettive quali zoccoli lapidei e sistemi di intonacatura pluristratificati. Attraverso la ricostruzione della chaîne opératoire dell’architettura in terra, la tesi ridefinisce il ruolo dell’argilla cruda come indicatore privilegiato della specializzazione artigianale, del trasferimento di conoscenze tra comunità greche e indigene e dei più ampi processi di sviluppo urbano, evidenziando al contempo la necessità di migliorare la documentazione e la conservazione di questo patrimonio altamente deperibile.| File | Dimensione | Formato | |
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