Lo studio dei manufatti lignei provenienti dalle necropoli falische, conservati presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Agro Falisco, presenta sfide metodologiche significative. I reperti, quali immanicature di armi e resti di mobilio, sono di estremo interesse e in molti casi offrono un’occasione unica per indagare l’uso del legno nell’Italia preromana. Sebbene i resti siano abbondanti, il loro stato di conservazione è a volte critico con strutture anatomiche spesso compromesse o pesantemente alterate. Tale degradazione può essere legata a diversi fattori, tra i quali: la mineralizzazione dovuta al contatto prolungato con i metalli che può portare alla corrosione delle strutture microscopiche; lo shock igroscopico e l'ossidazione post-scavo che possono determinare il collasso delle pareti cellulari già indebolite. L’analisi xilotomica è stata avviata seguendo un protocollo standard basato sull’analisi in microscopia ottica a luce riflessa. Sebbene questa tecnica abbia permesso l'identificazione dei campioni meno deteriorati, per buona parte dei reperti non è stato possibile identificare il taxon di appartenenza. I successivi tentativi hanno seguito le metodologie fornite dalla letteratura specifica quali quella dell’inglobamento in resina epossidica dei campioni prima dell’osservazione mediante microscopia e quella della macerazione controllata del tessuto legnoso, finalizzata alla disgregazione selettiva del materiale e alla separazione dei singoli elementi anatomici per l’analisi morfologica. Anche questi metodi però non hanno dato i risultati sperati. La tomografia a contrasto di fase con radiazione di sincrotrone sembra essere l’analisi giusta per superare questa sfida metodologica potendo ricostruire per intero la morfologia del campione oltre le parti esterne maggiormente degradate. Lo studio è al principio ma i primi campioni studiati sembrerebbero confermare le ipotesi iniziali avendo permesso di riconoscere il taxon di campioni precedentemente non identificabili. Sulla base di questi risultati preliminari, la ricerca proseguirà con la sperimentazione di tecniche tomografiche applicate allo scopo di validare un protocollo non invasivo e ad alta risoluzione per l’identificazione di quei campioni che altrimenti non potrebbero fornire risultati.
Novità metodologiche per lo studio del legno degradato: il caso delle necropoli falische. Methodological innovations for the study of degraded wood: the case of the Faliscan Necropolises / Cristofoli, S., Biella, M.C., Masi, A., Ciccola, A., Massimi, L., Moricca, C., Sadori, L.. - (2026). (Radici online ).
Novità metodologiche per lo studio del legno degradato: il caso delle necropoli falische. Methodological innovations for the study of degraded wood: the case of the Faliscan Necropolises
Silvia Cristofoli;Maria Cristina Biella;Alessandro Ciccola;Claudia Moricca;Laura Sadori
2026
Abstract
Lo studio dei manufatti lignei provenienti dalle necropoli falische, conservati presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Agro Falisco, presenta sfide metodologiche significative. I reperti, quali immanicature di armi e resti di mobilio, sono di estremo interesse e in molti casi offrono un’occasione unica per indagare l’uso del legno nell’Italia preromana. Sebbene i resti siano abbondanti, il loro stato di conservazione è a volte critico con strutture anatomiche spesso compromesse o pesantemente alterate. Tale degradazione può essere legata a diversi fattori, tra i quali: la mineralizzazione dovuta al contatto prolungato con i metalli che può portare alla corrosione delle strutture microscopiche; lo shock igroscopico e l'ossidazione post-scavo che possono determinare il collasso delle pareti cellulari già indebolite. L’analisi xilotomica è stata avviata seguendo un protocollo standard basato sull’analisi in microscopia ottica a luce riflessa. Sebbene questa tecnica abbia permesso l'identificazione dei campioni meno deteriorati, per buona parte dei reperti non è stato possibile identificare il taxon di appartenenza. I successivi tentativi hanno seguito le metodologie fornite dalla letteratura specifica quali quella dell’inglobamento in resina epossidica dei campioni prima dell’osservazione mediante microscopia e quella della macerazione controllata del tessuto legnoso, finalizzata alla disgregazione selettiva del materiale e alla separazione dei singoli elementi anatomici per l’analisi morfologica. Anche questi metodi però non hanno dato i risultati sperati. La tomografia a contrasto di fase con radiazione di sincrotrone sembra essere l’analisi giusta per superare questa sfida metodologica potendo ricostruire per intero la morfologia del campione oltre le parti esterne maggiormente degradate. Lo studio è al principio ma i primi campioni studiati sembrerebbero confermare le ipotesi iniziali avendo permesso di riconoscere il taxon di campioni precedentemente non identificabili. Sulla base di questi risultati preliminari, la ricerca proseguirà con la sperimentazione di tecniche tomografiche applicate allo scopo di validare un protocollo non invasivo e ad alta risoluzione per l’identificazione di quei campioni che altrimenti non potrebbero fornire risultati.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


