Nel 1965, nel romanzo L’Iguana, Anna Maria Ortese mette in scena la morte di Dio, il processo ai suoi assassini e la rinascita non più sotto forma umana. Cristo si rivela in questo modo come il sovvertitore di mondi, la rivoluzione necessaria, e soprattutto colui senza il quale non ci si può accorgere dell’anti-mondo. Rappresenta lo scandalo della dissoluzione di un ordine comodo, come dichiara la scrittrice, ma la caduta, la perdita, il dolore sono nello stesso tempo la via per una rigenerazione metamorfica. Il protagonista parte da una Milano industrializzata in cerca di terre per speculazioni proficue e giunge in un’isola non segnata dalle carte, in cui si innamora di un monstrum: una creatura proteiforme, che di volta in volta è bambina, vecchia, iguana. La incontra vicino ad un pozzo, come Cristo vi incontra la Samaritana. Mentre il Cristo di Giovanni può ancora dissetare l’anima, ne L’Iguana il raffio è rotto e si precipita nel pozzo, morendo insieme a Dio. Chiedendosi cosa succeda all’umanità dopo la morte del suo ‘oggetto’ religioso, Ortese risponde con la parabola di una trasformazione: mentre si svolge un processo di falsa retorica contro il supposto omicida, Dio rinasce bruco e diventa una farfalla bianca. Alla consapevolezza de L’Iguana Ortese giunge dopo un lungo percorso di ricerca, ma una delle sue fonti è oggi rintracciabile nello sguardo verso l’Oriente. Nel carteggio inedito con Adriana Capocci Belmonte (1938-1943), in corso di pubblicazione, la scrittrice stessa svela la prossimità con il pensiero di «una patria che sembra una leggenda»: l’India di Rabindranath Tagore.
L’Alter Christus di Anna Maria Ortese: quando Dio muore e rinasce «bruco brutto e debole, ma con pure ali» / Bellucci, L.. - In: ROSSOCORPOLINGUA. - ISSN 2611-8378. - IX(2026), pp. 3-13.
L’Alter Christus di Anna Maria Ortese: quando Dio muore e rinasce «bruco brutto e debole, ma con pure ali»
Lilia Bellucci
Primo
2026
Abstract
Nel 1965, nel romanzo L’Iguana, Anna Maria Ortese mette in scena la morte di Dio, il processo ai suoi assassini e la rinascita non più sotto forma umana. Cristo si rivela in questo modo come il sovvertitore di mondi, la rivoluzione necessaria, e soprattutto colui senza il quale non ci si può accorgere dell’anti-mondo. Rappresenta lo scandalo della dissoluzione di un ordine comodo, come dichiara la scrittrice, ma la caduta, la perdita, il dolore sono nello stesso tempo la via per una rigenerazione metamorfica. Il protagonista parte da una Milano industrializzata in cerca di terre per speculazioni proficue e giunge in un’isola non segnata dalle carte, in cui si innamora di un monstrum: una creatura proteiforme, che di volta in volta è bambina, vecchia, iguana. La incontra vicino ad un pozzo, come Cristo vi incontra la Samaritana. Mentre il Cristo di Giovanni può ancora dissetare l’anima, ne L’Iguana il raffio è rotto e si precipita nel pozzo, morendo insieme a Dio. Chiedendosi cosa succeda all’umanità dopo la morte del suo ‘oggetto’ religioso, Ortese risponde con la parabola di una trasformazione: mentre si svolge un processo di falsa retorica contro il supposto omicida, Dio rinasce bruco e diventa una farfalla bianca. Alla consapevolezza de L’Iguana Ortese giunge dopo un lungo percorso di ricerca, ma una delle sue fonti è oggi rintracciabile nello sguardo verso l’Oriente. Nel carteggio inedito con Adriana Capocci Belmonte (1938-1943), in corso di pubblicazione, la scrittrice stessa svela la prossimità con il pensiero di «una patria che sembra una leggenda»: l’India di Rabindranath Tagore.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


