Il contributo esamina la figura del «pirata musulmano» nel Mediterraneo medievale, mettendo a confronto la sua costruzione nelle fonti cristiane con le forme effettive della guerra marittima praticata dalle potenze islamiche. Cronache, testi agiografici e documentazione ecclesiastica tendono spesso a ricondurre incursioni, razzie, spedizioni militari e iniziative corsare a un’unica immagine stereotipata, dominata dalla violenza, dall’empietà e dall’alterità religiosa. Un’analisi più ravvicinata mostra tuttavia una realtà assai più complessa, nella quale guerra regolare, attività predatoria, controllo delle rotte, iniziative private e strategie politiche risultano difficilmente separabili. Il saggio intende quindi verificare la distanza tra rappresentazione e prassi, interrogando il lessico delle fonti e ricostruendo i contesti politici ed economici nei quali operarono marinai, corsari e combattenti musulmani. Ne emerge un quadro che ridimensiona l’idea di una pirateria islamica indistinta e permanente, restituendo tali fenomeni alle dinamiche concrete della competizione mediterranea.
Il “pirata musulmano” tra stereotipi e realtà effettuale / Di Branco, M.. - (2026), pp. 153-162. (l senso del mare nel Medioevo Roma ).
Il “pirata musulmano” tra stereotipi e realtà effettuale
Marco Di Branco
2026
Abstract
Il contributo esamina la figura del «pirata musulmano» nel Mediterraneo medievale, mettendo a confronto la sua costruzione nelle fonti cristiane con le forme effettive della guerra marittima praticata dalle potenze islamiche. Cronache, testi agiografici e documentazione ecclesiastica tendono spesso a ricondurre incursioni, razzie, spedizioni militari e iniziative corsare a un’unica immagine stereotipata, dominata dalla violenza, dall’empietà e dall’alterità religiosa. Un’analisi più ravvicinata mostra tuttavia una realtà assai più complessa, nella quale guerra regolare, attività predatoria, controllo delle rotte, iniziative private e strategie politiche risultano difficilmente separabili. Il saggio intende quindi verificare la distanza tra rappresentazione e prassi, interrogando il lessico delle fonti e ricostruendo i contesti politici ed economici nei quali operarono marinai, corsari e combattenti musulmani. Ne emerge un quadro che ridimensiona l’idea di una pirateria islamica indistinta e permanente, restituendo tali fenomeni alle dinamiche concrete della competizione mediterranea.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


