La ricerca sugli strumenti musicali storici extraeuropei conservati nei musei italiani pone problemi metodologici specifici, legati alla scarsità della documentazione primaria, alla dispersione delle fonti e alla frequente incertezza su provenienza, datazione e contesto d’uso degli oggetti. Queste difficoltà risultano particolarmente evidenti nel caso di strumenti poco studiati, spesso collocati ai margini degli interessi degli studiosi e delle classificazioni organologiche consolidate. Il lavoro prende avvio da un'esperienza di studio su un corpus di liuti a pizzico nordafricani raccolti tra Otto e Novecento e presenti nelle collezioni del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, del Museo delle Civiltà e del Museo delle Culture di Milano: tra questi, due liuti monossili con faccia in metallo, un gumbrī proveniente dal santuario di Sīdī Saʿad presso Tunisi e diversi ʿūd e kwītra maghrebini ed egiziani. A partire da questi casi, e in dialogo con la storia degli studi in organologia, la tesi propone una riflessione sui limiti e sulle possibilità dell’etno-organologia storica come pratica di ricerca fondata su inferenze necessariamente congetturali, ma non per questo arbitrarie. Vengono esaminate le potenzialità e i rischi di un approccio basato sull’integrazione di fonti eterogenee – esemplari musealizzati, iconografia, testimonianze letterarie, documentazione etnografica e nomenclature instabili – considerate come indizi per la formulazione di ipotesi storicamente plausibili. Il paradigma indiziario della microstoria di Carlo Ginzburg, con il suo procedimento per abduzioni controllate, consente di inquadrare tale metodo entro una cornice epistemologica attenta tanto alla forza euristica dei dettagli quanto ai limiti di verificabilità delle ricostruzioni proposte. Su queste basi, il lavoro mostra come una lettura critica e comparativa delle evidenze disponibili possa restituire spessore storico a strumenti scarsamente documentati e come, dove le fonti tacciono, l’esplicitazione dei limiti raggiunti possa valere più di una risoluzione azzardata.

Voci sospese: liuti nordafricani tra sradicamento culturale e memoria musicale. Un’indagine etno-organologica all’intersezione tra studi di cultura materiale, etnomusicologia storica e museografia decoloniale / Susca, A.. - (2026 May 27).

Voci sospese: liuti nordafricani tra sradicamento culturale e memoria musicale. Un’indagine etno-organologica all’intersezione tra studi di cultura materiale, etnomusicologia storica e museografia decoloniale

SUSCA, ALESSANDRO
27/05/2026

Abstract

La ricerca sugli strumenti musicali storici extraeuropei conservati nei musei italiani pone problemi metodologici specifici, legati alla scarsità della documentazione primaria, alla dispersione delle fonti e alla frequente incertezza su provenienza, datazione e contesto d’uso degli oggetti. Queste difficoltà risultano particolarmente evidenti nel caso di strumenti poco studiati, spesso collocati ai margini degli interessi degli studiosi e delle classificazioni organologiche consolidate. Il lavoro prende avvio da un'esperienza di studio su un corpus di liuti a pizzico nordafricani raccolti tra Otto e Novecento e presenti nelle collezioni del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, del Museo delle Civiltà e del Museo delle Culture di Milano: tra questi, due liuti monossili con faccia in metallo, un gumbrī proveniente dal santuario di Sīdī Saʿad presso Tunisi e diversi ʿūd e kwītra maghrebini ed egiziani. A partire da questi casi, e in dialogo con la storia degli studi in organologia, la tesi propone una riflessione sui limiti e sulle possibilità dell’etno-organologia storica come pratica di ricerca fondata su inferenze necessariamente congetturali, ma non per questo arbitrarie. Vengono esaminate le potenzialità e i rischi di un approccio basato sull’integrazione di fonti eterogenee – esemplari musealizzati, iconografia, testimonianze letterarie, documentazione etnografica e nomenclature instabili – considerate come indizi per la formulazione di ipotesi storicamente plausibili. Il paradigma indiziario della microstoria di Carlo Ginzburg, con il suo procedimento per abduzioni controllate, consente di inquadrare tale metodo entro una cornice epistemologica attenta tanto alla forza euristica dei dettagli quanto ai limiti di verificabilità delle ricostruzioni proposte. Su queste basi, il lavoro mostra come una lettura critica e comparativa delle evidenze disponibili possa restituire spessore storico a strumenti scarsamente documentati e come, dove le fonti tacciono, l’esplicitazione dei limiti raggiunti possa valere più di una risoluzione azzardata.
27-mag-2026
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Note: Voci Sospese - Tesi di dottorato Alessandro Susca
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