La mia ricerca si basa sull’analisi del codice culturale giapponese nell’opera dello scrittore russo contemporaneo Boris Akunin. Pseudonimo e alter ego dello yamatologo Grigorij Čhartišvili (1956-), Akunin è uno degli scrittori più prolifici del nostro tempo, nonché un commediografo, critico letterario e figura di spicco del panorama politico e culturale odierno. È a lui che si deve la nascita nella letteratura russa, a partire dagli anni ’90 del Novecento, di una letteratura “di mezzo” che comprende opere di intrattenimento, ma dall’innegabile valore letterario. Ad Akunin si devono, inoltre, importanti sviluppi e innovazioni in seno al genere del detektiv grazie alla sua serie di romanzi più famosa, ovvero Le avventure di Erast Fandorin. La tesi analizza l’intera produzione dell’Autore in cui emerge un sovratesto articolato e sincretico di riferimenti, allusioni, e citazioni a motivi giapponesi. Tale ricerca non ha precedenti, poiché i riferimenti al Giappone sono stati analizzati solo in alcune delle opere più famose del ciclo di Fandorin, mentre manca un loro studio complessivo, anche in relazione ai procedimenti letterari usati da Akunin. Pertanto, dopo aver ripercorso i tratti salienti della vicenda personale, della carriera, dello stile e della produzione di Čhartišvili/Akunin per mettere in luce quelle caratteristiche necessarie a comprendere l’uso e la funzione dei riferimenti e dei motivi giapponesi, la tesi si immerge in un dedalo di richiami e rinvii al Giappone. La tassonomia del codice culturale giapponese, ottenuta rintracciando nella sua poliedrica e vastissima produzione le tematiche più ricorrenti, non solo non è mai stata condotta finora, ma permette, oltretutto, di chiarire quali componenti del “mito giapponese” permeano la sua opera e le funzioni che queste assolvono nella costruzione dell’ambientazione, dei personaggi, della lingua, delle opere, e dell’intertesto giapponese. Ciò che emerge nell’opera di Akunin è un’immagine duale del Giappone e dei giapponesi, poiché l’uso di stereotipi storici e culturali veicola una critica a modelli ricorrenti di interazioni culturali tra l’“Io” e l’“Altro”. La contrapposizione tra le due immagini, da cui si evincono procedimenti come l’esotismo e il doppio codice, crea uno spazio ideologico in cui traspare evidente la visione del mondo di Akunin. D’altronde, il codice culturale giapponese è immerso così in profondità nel testo russo da creare un vero e proprio codice linguistico ibrido attraverso interpolazioni in lingua giapponese variegate e che servono diversi obiettivi strutturali e narrativi, nonché veicolo per metatestualità, metanarrativa e gioco con il lettore, tali da influenzare persino la sintassi della lingua russa. Questo codice è infatti soggetto e non passivo oggetto della narrazione, esso si inscrive come parte integrante del tessuto narrativo e dell’organizzazione stilistico-formale delle opere, dove comunica e, spesso, si scontra con il codice culturale russo. La negoziazione dei significati, tuttavia, non decreta alcun vincitore, ma invita a cogliere nella diversità e nei fraintendimenti che emergono sorprendenti affinità. Il testo di Akunin, immerso nell’anima letteraria russa, è infuso, attraverso i realia culturali, dello spirito e dell’atmosfera del Giappone; ciò permette la nascita di uno spazio metanarrativo in cui il “confine” non separa, ma favorisce la compresenza osmotica di due culture e letterature. L’interpretazione giapponese della morte e del suicidio, in particolare, permeano l’opera di Akunin non solo come un tema ricorrente, ma soprattutto come la sua versione e personale interpretazione di uno dei motivi più emblematici e catalizzanti della cultura e della letteratura giapponese. E se la letteratura e la filosofia sono la più elevata e brillante manifestazione dell’anima e dell’identità di un popolo, la presenza di un intertesto letterario infuso della filosofia orientale e dei dettami che organizzano il pensiero, il modo di vivere e la società giapponese rappresenta il manifesto artistico di Akunin. Proprio l’intertesto giapponese traspare nella costruzione dei personaggi, nell’organizzazione stilistico-formale delle opere, in una fitta e intricata rete di citazioni, allusioni e riferimenti che agiscono come metatesto e metanarrativa, nella costruzione della trama e come ambientazione storica. La fusione tra generi letterari russi e giapponesi è innegabile manifestazione della sublime e brillante capacità dell’Autore a sperimentare con la letteratura, con le sue categorie immanenti, con i sancta sanctorum della letteratura russa e mondiale, allo scopo di fornirci nuove interpretazioni della letteratura stessa, nonché della storia e del nostro presente. Infine, il credo e la morale dei suoi eroi, da cui traspare il manifesto ideologico e spirituale di Akunin, fornisce un’alternativa al pensiero occidentale, implicitamente suggerendo che per interpretare le complicate relazioni ed eventi che regolano il nostro tempo, i vecchi valori sono ormai vetusti e non in grado di cogliere e carpire le forze che determinano la nostra epoca. Il credo di Akunin e dei suoi eroi, la loro morale e il loro modo di interpetrare il mondo e la vita suggeriscono la necessità per l’uomo contemporaneo di assimilare il pensiero giapponese per aspirare ad uno stadio “androgino” dell’esistenza, alla perfetta fusione di Oriente e Occidente. La ricerca si conclude con un’intervista esclusiva a Boris Akunin, che è stato felice di rispondere ad alcune domande sulla sua produzione. La sua disponibilità ha di fatto avvalorato il valore e la necessità di questa ricerca.

Tutto inizia e tutto finisce nel Paese del Sol Levante: cultura, letteratura e immaginario giapponese nell’opera di B. Akunin / Gallo, S.. - (2026 Jun 12).

Tutto inizia e tutto finisce nel Paese del Sol Levante: cultura, letteratura e immaginario giapponese nell’opera di B. Akunin

GALLO, SABRINA
12/06/2026

Abstract

La mia ricerca si basa sull’analisi del codice culturale giapponese nell’opera dello scrittore russo contemporaneo Boris Akunin. Pseudonimo e alter ego dello yamatologo Grigorij Čhartišvili (1956-), Akunin è uno degli scrittori più prolifici del nostro tempo, nonché un commediografo, critico letterario e figura di spicco del panorama politico e culturale odierno. È a lui che si deve la nascita nella letteratura russa, a partire dagli anni ’90 del Novecento, di una letteratura “di mezzo” che comprende opere di intrattenimento, ma dall’innegabile valore letterario. Ad Akunin si devono, inoltre, importanti sviluppi e innovazioni in seno al genere del detektiv grazie alla sua serie di romanzi più famosa, ovvero Le avventure di Erast Fandorin. La tesi analizza l’intera produzione dell’Autore in cui emerge un sovratesto articolato e sincretico di riferimenti, allusioni, e citazioni a motivi giapponesi. Tale ricerca non ha precedenti, poiché i riferimenti al Giappone sono stati analizzati solo in alcune delle opere più famose del ciclo di Fandorin, mentre manca un loro studio complessivo, anche in relazione ai procedimenti letterari usati da Akunin. Pertanto, dopo aver ripercorso i tratti salienti della vicenda personale, della carriera, dello stile e della produzione di Čhartišvili/Akunin per mettere in luce quelle caratteristiche necessarie a comprendere l’uso e la funzione dei riferimenti e dei motivi giapponesi, la tesi si immerge in un dedalo di richiami e rinvii al Giappone. La tassonomia del codice culturale giapponese, ottenuta rintracciando nella sua poliedrica e vastissima produzione le tematiche più ricorrenti, non solo non è mai stata condotta finora, ma permette, oltretutto, di chiarire quali componenti del “mito giapponese” permeano la sua opera e le funzioni che queste assolvono nella costruzione dell’ambientazione, dei personaggi, della lingua, delle opere, e dell’intertesto giapponese. Ciò che emerge nell’opera di Akunin è un’immagine duale del Giappone e dei giapponesi, poiché l’uso di stereotipi storici e culturali veicola una critica a modelli ricorrenti di interazioni culturali tra l’“Io” e l’“Altro”. La contrapposizione tra le due immagini, da cui si evincono procedimenti come l’esotismo e il doppio codice, crea uno spazio ideologico in cui traspare evidente la visione del mondo di Akunin. D’altronde, il codice culturale giapponese è immerso così in profondità nel testo russo da creare un vero e proprio codice linguistico ibrido attraverso interpolazioni in lingua giapponese variegate e che servono diversi obiettivi strutturali e narrativi, nonché veicolo per metatestualità, metanarrativa e gioco con il lettore, tali da influenzare persino la sintassi della lingua russa. Questo codice è infatti soggetto e non passivo oggetto della narrazione, esso si inscrive come parte integrante del tessuto narrativo e dell’organizzazione stilistico-formale delle opere, dove comunica e, spesso, si scontra con il codice culturale russo. La negoziazione dei significati, tuttavia, non decreta alcun vincitore, ma invita a cogliere nella diversità e nei fraintendimenti che emergono sorprendenti affinità. Il testo di Akunin, immerso nell’anima letteraria russa, è infuso, attraverso i realia culturali, dello spirito e dell’atmosfera del Giappone; ciò permette la nascita di uno spazio metanarrativo in cui il “confine” non separa, ma favorisce la compresenza osmotica di due culture e letterature. L’interpretazione giapponese della morte e del suicidio, in particolare, permeano l’opera di Akunin non solo come un tema ricorrente, ma soprattutto come la sua versione e personale interpretazione di uno dei motivi più emblematici e catalizzanti della cultura e della letteratura giapponese. E se la letteratura e la filosofia sono la più elevata e brillante manifestazione dell’anima e dell’identità di un popolo, la presenza di un intertesto letterario infuso della filosofia orientale e dei dettami che organizzano il pensiero, il modo di vivere e la società giapponese rappresenta il manifesto artistico di Akunin. Proprio l’intertesto giapponese traspare nella costruzione dei personaggi, nell’organizzazione stilistico-formale delle opere, in una fitta e intricata rete di citazioni, allusioni e riferimenti che agiscono come metatesto e metanarrativa, nella costruzione della trama e come ambientazione storica. La fusione tra generi letterari russi e giapponesi è innegabile manifestazione della sublime e brillante capacità dell’Autore a sperimentare con la letteratura, con le sue categorie immanenti, con i sancta sanctorum della letteratura russa e mondiale, allo scopo di fornirci nuove interpretazioni della letteratura stessa, nonché della storia e del nostro presente. Infine, il credo e la morale dei suoi eroi, da cui traspare il manifesto ideologico e spirituale di Akunin, fornisce un’alternativa al pensiero occidentale, implicitamente suggerendo che per interpretare le complicate relazioni ed eventi che regolano il nostro tempo, i vecchi valori sono ormai vetusti e non in grado di cogliere e carpire le forze che determinano la nostra epoca. Il credo di Akunin e dei suoi eroi, la loro morale e il loro modo di interpetrare il mondo e la vita suggeriscono la necessità per l’uomo contemporaneo di assimilare il pensiero giapponese per aspirare ad uno stadio “androgino” dell’esistenza, alla perfetta fusione di Oriente e Occidente. La ricerca si conclude con un’intervista esclusiva a Boris Akunin, che è stato felice di rispondere ad alcune domande sulla sua produzione. La sua disponibilità ha di fatto avvalorato il valore e la necessità di questa ricerca.
12-giu-2026
Murata, Shin'ichi
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Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1770064
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