La tesi si sviluppa a partire dall’osservazione della problematica del progressivo distacco dall’esperienza dello spazio fisico, con i limiti e le conseguenze che comporta nel campo della progettazione. Si individua un circolo vizioso chiuso: più il disegno dello spazio contiene e scoraggia la fruizione dello spazio, più ne verrà minata la percezione e la capacità di utilizzarlo, più a sua volta il progetto dovrà attenersi a nuove prescrizioni che non espongano gli individui a esperienze a cui non sono più abituati e così via. Da questo loop trapelano due argomenti principali: da un lato emerge la concezione del corpo nel progetto – e quindi nella cultura – contemporaneo; dall’altro si ravvisa la coincidenza della crisi della dimensione materiale con l’affermarsi dello scenario della cultura digitale immateriale. Nella tesi si cerca di indagare se c’è un nesso tra l’intangibilità del virtuale e la crisi dello spazio fisico; questa è determinata anche dal ruolo che assume il corpo, nella maniera in cui interagisce con l’ambiente in cui si trova così come nella maniera in cui vi individua i pericoli o le situazioni che lo inibiscono. Lo studio sullo spazio virtuale, effettuato anche in qualità di visiting student presso il Digital City Science della HafenCity University di Amburgo, ha rivelato come la dimensione digitale tenda a prendere il sopravvento sullo spazio fisico – che oggi esiste piuttosto nella denominazione di spazio ibrido. Ricostruendo l’importanza del substrato fisico e biologico dell’esperienza umana, nella tesi si tenterà di riabilitare il fascino dello spazio fisico. Non avversando quello digitale, ma cercando una maniera per integrarlo efficacemente nelle dinamiche del tangibile reale. Uno degli obiettivi della tesi è di individuare approcci che invertano il paradigma contemporaneo per cui alla tecnologia si può ancora imputare la riduzione dell’esperienza sensibile dello spazio piuttosto che la sua estensione; amplificando il reale piuttosto che ricostruendolo in una riproduzione semplificata virtuale. Performing Spaces. Dalla progressiva deumanizzazione dell’architettura alla riattivazione dello spazio anestetico contemporaneo racchiude nel titolo le intenzioni del testo: l’osservazione e l’analisi del contesto problematico in cui si muove oggi l’architettura ha condotto a produrre delle ipotesi per riequilibrare lo scenario in cui lo spazio architettonico costituisce sempre meno un territorio di espressione, non è più il teatro che ospita e suscita gli eventi di cui si compone l’ordinaria quotidianità o l’esperienza puntuale straordinaria.

Performing Spaces. Dalla progressiva deumanizzazione dell'architettura alla riattivazione dello spazio anestetico contemporaneo / Di Egidio, A.. - (2026 Jun 10).

Performing Spaces. Dalla progressiva deumanizzazione dell'architettura alla riattivazione dello spazio anestetico contemporaneo

DI EGIDIO, ALESSANDRO
10/06/2026

Abstract

La tesi si sviluppa a partire dall’osservazione della problematica del progressivo distacco dall’esperienza dello spazio fisico, con i limiti e le conseguenze che comporta nel campo della progettazione. Si individua un circolo vizioso chiuso: più il disegno dello spazio contiene e scoraggia la fruizione dello spazio, più ne verrà minata la percezione e la capacità di utilizzarlo, più a sua volta il progetto dovrà attenersi a nuove prescrizioni che non espongano gli individui a esperienze a cui non sono più abituati e così via. Da questo loop trapelano due argomenti principali: da un lato emerge la concezione del corpo nel progetto – e quindi nella cultura – contemporaneo; dall’altro si ravvisa la coincidenza della crisi della dimensione materiale con l’affermarsi dello scenario della cultura digitale immateriale. Nella tesi si cerca di indagare se c’è un nesso tra l’intangibilità del virtuale e la crisi dello spazio fisico; questa è determinata anche dal ruolo che assume il corpo, nella maniera in cui interagisce con l’ambiente in cui si trova così come nella maniera in cui vi individua i pericoli o le situazioni che lo inibiscono. Lo studio sullo spazio virtuale, effettuato anche in qualità di visiting student presso il Digital City Science della HafenCity University di Amburgo, ha rivelato come la dimensione digitale tenda a prendere il sopravvento sullo spazio fisico – che oggi esiste piuttosto nella denominazione di spazio ibrido. Ricostruendo l’importanza del substrato fisico e biologico dell’esperienza umana, nella tesi si tenterà di riabilitare il fascino dello spazio fisico. Non avversando quello digitale, ma cercando una maniera per integrarlo efficacemente nelle dinamiche del tangibile reale. Uno degli obiettivi della tesi è di individuare approcci che invertano il paradigma contemporaneo per cui alla tecnologia si può ancora imputare la riduzione dell’esperienza sensibile dello spazio piuttosto che la sua estensione; amplificando il reale piuttosto che ricostruendolo in una riproduzione semplificata virtuale. Performing Spaces. Dalla progressiva deumanizzazione dell’architettura alla riattivazione dello spazio anestetico contemporaneo racchiude nel titolo le intenzioni del testo: l’osservazione e l’analisi del contesto problematico in cui si muove oggi l’architettura ha condotto a produrre delle ipotesi per riequilibrare lo scenario in cui lo spazio architettonico costituisce sempre meno un territorio di espressione, non è più il teatro che ospita e suscita gli eventi di cui si compone l’ordinaria quotidianità o l’esperienza puntuale straordinaria.
10-giu-2026
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