La presente ricerca indaga la possibilità di superare la dicotomia tra natura e cultura, e più specificamente tra natura e città, a partire dall’osservazione di alcuni contesti urbani in cui l’emersione non pianificata del vivente ha prodotto configurazioni ecologiche, sociali e spaziali inattese. Muovendo da una riflessione sulla crisi della città moderna e sui dispositivi che ne hanno storicamente organizzato lo sviluppo (produttivi, infrastrutturali e simbolici), la tesi si concentra su quelle fratture, lacune e rovine che emergono come esito di fallimenti pianificatori, dismissioni industriali e processi di trasformazione incompiuti. In tali contesti, la natura non riappare come elemento residuale o decorativo, ma come agente attivo capace di ridefinire relazioni, pratiche e immaginari urbani. Attraverso un approccio teorico ispirato ai contributi di autori quali Gilles Clément, Donna Haraway e Anna Lowenhaupt Tsing, e mediante un lavoro di campo condotto a Roma, la ricerca analizza due casi studio - il Lago Bullicante dell’ex SNIA Viscosa e il Pratone di Torre Spaccata - intesi come spazi in cui si osservano e si sperimentano forme di coesistenza tra umano e non umano, pratiche collettive di cura e processi di apprendimento situato. L’indagine non mira a definire modelli replicabili, ma a proporre una chiave interpretativa capace di leggere tali esperienze come Laboratori di natura imprevista: una locuzione originale introdotta in questa tesi per indicare contesti urbani in cui l’interruzione dei dispositivi ordinari di controllo e funzionalizzazione rende possibile lo sviluppo di pratiche ecologiche, sociali e conoscitive aperte, non pienamente prevedibili e profondamente radicate nei luoghi. In questo senso, la ricerca intende contribuire al dibattito sugli immaginari e sulle pratiche di trasformazione urbana, suggerendo ipotesi di cambiamento che emergono dal basso, dall’esperienza e dalla relazione con il vivente in tutte le sue forme. Lo sguardo che orienta la ricerca è inoltre attraversato da una formazione di matrice umanistica, che conduce a leggere la città anche nelle sue dimensioni simboliche, narrative e rappresentazionali. I Laboratori di natura imprevista, come emerge dal lavoro di campo, si configurano come luoghi di quiete e al contempo di turbolenza: spazi in cui si producono forme di sovversione anche minute ma incisive, in grado di mettere in questione gli assetti consolidati. Sono luoghi di condivisione, mescolanza e scambio, in cui si danno forme di sperimentazione e di apprendimento comune, attraverso pratiche quotidiane e relazioni situate. Sono contesti in cui si provano ad esercitare forme di collaborazione tra specie diverse - umani, animali e vegetali - che consolidano un senso condiviso di appartenenza ecologica, aprendo a nuove combinazioni e modalità di convivenza. Con l’intento di prefigurare un’idea di città non come sistema chiuso e pienamente governabile, ma come campo aperto, attraversato da processi in divenire.

Roma. Laboratori di natura imprevista / Giorgi, E.. - (2026 May 28).

Roma. Laboratori di natura imprevista

GIORGI, EMILIA
28/05/2026

Abstract

La presente ricerca indaga la possibilità di superare la dicotomia tra natura e cultura, e più specificamente tra natura e città, a partire dall’osservazione di alcuni contesti urbani in cui l’emersione non pianificata del vivente ha prodotto configurazioni ecologiche, sociali e spaziali inattese. Muovendo da una riflessione sulla crisi della città moderna e sui dispositivi che ne hanno storicamente organizzato lo sviluppo (produttivi, infrastrutturali e simbolici), la tesi si concentra su quelle fratture, lacune e rovine che emergono come esito di fallimenti pianificatori, dismissioni industriali e processi di trasformazione incompiuti. In tali contesti, la natura non riappare come elemento residuale o decorativo, ma come agente attivo capace di ridefinire relazioni, pratiche e immaginari urbani. Attraverso un approccio teorico ispirato ai contributi di autori quali Gilles Clément, Donna Haraway e Anna Lowenhaupt Tsing, e mediante un lavoro di campo condotto a Roma, la ricerca analizza due casi studio - il Lago Bullicante dell’ex SNIA Viscosa e il Pratone di Torre Spaccata - intesi come spazi in cui si osservano e si sperimentano forme di coesistenza tra umano e non umano, pratiche collettive di cura e processi di apprendimento situato. L’indagine non mira a definire modelli replicabili, ma a proporre una chiave interpretativa capace di leggere tali esperienze come Laboratori di natura imprevista: una locuzione originale introdotta in questa tesi per indicare contesti urbani in cui l’interruzione dei dispositivi ordinari di controllo e funzionalizzazione rende possibile lo sviluppo di pratiche ecologiche, sociali e conoscitive aperte, non pienamente prevedibili e profondamente radicate nei luoghi. In questo senso, la ricerca intende contribuire al dibattito sugli immaginari e sulle pratiche di trasformazione urbana, suggerendo ipotesi di cambiamento che emergono dal basso, dall’esperienza e dalla relazione con il vivente in tutte le sue forme. Lo sguardo che orienta la ricerca è inoltre attraversato da una formazione di matrice umanistica, che conduce a leggere la città anche nelle sue dimensioni simboliche, narrative e rappresentazionali. I Laboratori di natura imprevista, come emerge dal lavoro di campo, si configurano come luoghi di quiete e al contempo di turbolenza: spazi in cui si producono forme di sovversione anche minute ma incisive, in grado di mettere in questione gli assetti consolidati. Sono luoghi di condivisione, mescolanza e scambio, in cui si danno forme di sperimentazione e di apprendimento comune, attraverso pratiche quotidiane e relazioni situate. Sono contesti in cui si provano ad esercitare forme di collaborazione tra specie diverse - umani, animali e vegetali - che consolidano un senso condiviso di appartenenza ecologica, aprendo a nuove combinazioni e modalità di convivenza. Con l’intento di prefigurare un’idea di città non come sistema chiuso e pienamente governabile, ma come campo aperto, attraversato da processi in divenire.
28-mag-2026
Decandia, Lidia
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Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1769307
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