Verso la fine del XVI secolo il madrigale raggiunse un apice della propria storia, assumendo alcune caratteristiche di stile che furono ampiamente condivise dai compositori. Roma e le sue corti, con i poeti e i musicisti che le frequentarono, furono allora uno dei centri più importanti di produzione madrigalistica. In questo contesto, Vincenzo Giustiniani, che visse in quegli anni, notò una specifica tendenza alla semplificazione dello stile del madrigale, proprio in ambiente romano; diversi studi musicologici hanno indagato alcune, possibili caratteristiche di tale tendenza. Questo studio si propone di rispondere a due domande; la prima è sui contenuti della semplificazione e sugli aspetti della tecnica compositiva sui quali si dovette intervenire per ottenerla; la seconda è se tale opzione stilistica fu generalmente condivisa dagli autori attivi a Roma negli ultimi decenni del '500, al punto da essere considerata un tratto distintivo della scuola romana. Per aggirare le difficoltà che comporterebbe un’analisi estesa e sistematica dell’oggetto, la ricerca concentra l'analisi su un gruppo specifico di musiche, caratterizzate dalla "neutralità" della condizione iniziale proposta ai compositori: le sei strofe del dialogo di Luigi Alamanni, Mentre ti fui sì grato, contenute nella raccolta romana dei Dolci Affetti (1582). Gli esiti dell'analisi sono confrontati, sebbene non sistematicamente, con il contesto più ampio delle opere degli autori coinvolti e di altri illustri maestri della scuola romana. La Parte I dello studio, dedicata ai contesti e allo stile, delinea le condizioni essenziali in cui si sviluppò la cultura del madrigale romano alla fine del Cinquecento. Propone poi una sintesi dei riferimenti, sia romani che non, che caratterizzarono la composizione madrigalistica. Si indicano quindi le peculiarità compositive di questi riferimenti che possono rendere più complessa la percezione delle opere. La Parte II analizza i sei madrigali composti sul dialogo di Luigi Alamanni contenuti nei Dolci Affetti. I risultati dell’analisi e uno sguardo più allargato alla produzione degli autori attivi a Roma a fine ‘500 mostrano che l’adozione di specifiche tecniche, tendenti a semplificare l’ascolto del madrigale, non riguardò genericamente l’ambiente romano, ma solo alcuni dei suoi musicisti. La tesi mira quindi a contribuire a una migliore ricostruzione della storia dello stile del madrigale in un periodo cruciale per l'evoluzione del gusto e del linguaggio musicale, mostrando come l'estro dei musicisti abbia potuto deviare e alimentare il percorso evolutivo delle forme e delle pratiche musicali.

La scuola romana, la semplificazione dello stile del madrigale sul finire del XVI secolo / Teodori, P.. - (2026 May 27).

La scuola romana, la semplificazione dello stile del madrigale sul finire del XVI secolo

TEODORI, PAOLO
27/05/2026

Abstract

Verso la fine del XVI secolo il madrigale raggiunse un apice della propria storia, assumendo alcune caratteristiche di stile che furono ampiamente condivise dai compositori. Roma e le sue corti, con i poeti e i musicisti che le frequentarono, furono allora uno dei centri più importanti di produzione madrigalistica. In questo contesto, Vincenzo Giustiniani, che visse in quegli anni, notò una specifica tendenza alla semplificazione dello stile del madrigale, proprio in ambiente romano; diversi studi musicologici hanno indagato alcune, possibili caratteristiche di tale tendenza. Questo studio si propone di rispondere a due domande; la prima è sui contenuti della semplificazione e sugli aspetti della tecnica compositiva sui quali si dovette intervenire per ottenerla; la seconda è se tale opzione stilistica fu generalmente condivisa dagli autori attivi a Roma negli ultimi decenni del '500, al punto da essere considerata un tratto distintivo della scuola romana. Per aggirare le difficoltà che comporterebbe un’analisi estesa e sistematica dell’oggetto, la ricerca concentra l'analisi su un gruppo specifico di musiche, caratterizzate dalla "neutralità" della condizione iniziale proposta ai compositori: le sei strofe del dialogo di Luigi Alamanni, Mentre ti fui sì grato, contenute nella raccolta romana dei Dolci Affetti (1582). Gli esiti dell'analisi sono confrontati, sebbene non sistematicamente, con il contesto più ampio delle opere degli autori coinvolti e di altri illustri maestri della scuola romana. La Parte I dello studio, dedicata ai contesti e allo stile, delinea le condizioni essenziali in cui si sviluppò la cultura del madrigale romano alla fine del Cinquecento. Propone poi una sintesi dei riferimenti, sia romani che non, che caratterizzarono la composizione madrigalistica. Si indicano quindi le peculiarità compositive di questi riferimenti che possono rendere più complessa la percezione delle opere. La Parte II analizza i sei madrigali composti sul dialogo di Luigi Alamanni contenuti nei Dolci Affetti. I risultati dell’analisi e uno sguardo più allargato alla produzione degli autori attivi a Roma a fine ‘500 mostrano che l’adozione di specifiche tecniche, tendenti a semplificare l’ascolto del madrigale, non riguardò genericamente l’ambiente romano, ma solo alcuni dei suoi musicisti. La tesi mira quindi a contribuire a una migliore ricostruzione della storia dello stile del madrigale in un periodo cruciale per l'evoluzione del gusto e del linguaggio musicale, mostrando come l'estro dei musicisti abbia potuto deviare e alimentare il percorso evolutivo delle forme e delle pratiche musicali.
27-mag-2026
Besutti, Paola
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Note: tesi completa
Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1768965
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