La ricerca analizza il dispositivo assembleare come forma politica, performativa e curatoriale. Il punto di partenza è l’emergere di pratiche artistiche contemporanee, a cavallo tra arti visive e performative, che interrogano lo spazio dell’incontro, del gathering e della co-presenza come materiali di lavoro. L’assemblea viene osservata come infrastruttura capace di produrre condizioni di ascolto, esposizione, conflitto, immaginazione e organizzazione del sensibile. Attraverso l’analisi di opere, progetti e formati sviluppati da Anna Rispoli, Jonas Staal, Ahmet Öğüt, Sarah Vanhee, Philippe Quesne, Bruno Latour e Frédérique Aït-Touati, la tesi indaga il modo in cui l’assemblea costruisce relazioni tra corpi, temporalità, architetture, pratiche discorsive e forme di vita. In questo quadro, il curatorial emerge come pratica di costruzione delle condizioni dell’incontro e come dispositivo di articolazione tra soggetti, conflitti e immaginari. La ricerca si colloca all’intersezione tra performance studies, teoria politica e studi curatoriali. Il quadro teorico intreccia il pensiero di Chantal Mouffe sul pluralismo agonistico, le riflessioni di Judith Butler sull’assemblea dei corpi e sulla performatività, le elaborazioni di Irit Rogoff sulla criticality e le prospettive sul curatorial sviluppate da Maria Lind e Paul O’Neill. L’assemblea viene quindi definita come una tecnologia situata che organizza regimi di accesso, presenza, partecipazione e visibilità. La tesi dedica particolare attenzione alle forme temporanee, processuali e incompiute di istituzionalità che attraversano molte pratiche artistiche contemporanee. Festival, scuole temporanee, parlamenti artistici, piattaforme pedagogiche e dispositivi performativi vengono letti come spazi di sperimentazione politica e curatoriale. In questa prospettiva, la performance assume la forma di una pratica capace di attivare configurazioni provvisorie di convivenza, costruzione collettiva e immaginazione del possibile.
Il dispositivo assembleare tra politiche, ecologie e performance. Pratiche artistiche e attitudini curatoriali nella costruzione del possibile / Lazzari, E.. - (2026 May 27).
Il dispositivo assembleare tra politiche, ecologie e performance. Pratiche artistiche e attitudini curatoriali nella costruzione del possibile
LAZZARI, EDOARDO
27/05/2026
Abstract
La ricerca analizza il dispositivo assembleare come forma politica, performativa e curatoriale. Il punto di partenza è l’emergere di pratiche artistiche contemporanee, a cavallo tra arti visive e performative, che interrogano lo spazio dell’incontro, del gathering e della co-presenza come materiali di lavoro. L’assemblea viene osservata come infrastruttura capace di produrre condizioni di ascolto, esposizione, conflitto, immaginazione e organizzazione del sensibile. Attraverso l’analisi di opere, progetti e formati sviluppati da Anna Rispoli, Jonas Staal, Ahmet Öğüt, Sarah Vanhee, Philippe Quesne, Bruno Latour e Frédérique Aït-Touati, la tesi indaga il modo in cui l’assemblea costruisce relazioni tra corpi, temporalità, architetture, pratiche discorsive e forme di vita. In questo quadro, il curatorial emerge come pratica di costruzione delle condizioni dell’incontro e come dispositivo di articolazione tra soggetti, conflitti e immaginari. La ricerca si colloca all’intersezione tra performance studies, teoria politica e studi curatoriali. Il quadro teorico intreccia il pensiero di Chantal Mouffe sul pluralismo agonistico, le riflessioni di Judith Butler sull’assemblea dei corpi e sulla performatività, le elaborazioni di Irit Rogoff sulla criticality e le prospettive sul curatorial sviluppate da Maria Lind e Paul O’Neill. L’assemblea viene quindi definita come una tecnologia situata che organizza regimi di accesso, presenza, partecipazione e visibilità. La tesi dedica particolare attenzione alle forme temporanee, processuali e incompiute di istituzionalità che attraversano molte pratiche artistiche contemporanee. Festival, scuole temporanee, parlamenti artistici, piattaforme pedagogiche e dispositivi performativi vengono letti come spazi di sperimentazione politica e curatoriale. In questa prospettiva, la performance assume la forma di una pratica capace di attivare configurazioni provvisorie di convivenza, costruzione collettiva e immaginazione del possibile.| File | Dimensione | Formato | |
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