L’articolo affronta il tema dei borghi fortificati italiani, un patrimonio spesso marginalizzato nonostante l’elevata densità storica e paesaggistica. Castelli, mura e strutture difensive, oggi prive della funzione militare originaria, continuano a rappresentare elementi identitari nei paesaggi urbani e territoriali. Il caso studio del Castello di Ceglie del Campo, insediamento storico inglobato nella città di Bari, costituisce un esempio di architettura fortificata non vincolata, segnata da frammentazione proprietaria e da usi parziali che ne compromettono la piena valorizzazione. L’assenza di tutela formale non coincide tuttavia con la mancanza di valore: il castello conserva una forte rilevanza storica e culturale che necessita di essere riconosciuta. Gli obiettivi dello studio si articolano lungo due direttrici principali: la conoscenza critica del manufatto e la definizione di strategie progettuali capaci di tradurre tale conoscenza in sviluppo locale. L’adozione di un approccio al restauro basato sull’integrazione tra conoscenza indiretta e diretta ha consentito di ricostruire l’evoluzione storica del castello, di restituirne la complessità materica e stratigrafica e di valutarne lo stato di conservazione. Le indagini cartografiche, storiche, materiche e stratigrafiche, hanno portato poi all’individuazione di cinque trasformazioni, fornendo una base importante per il progetto. Il castello, inserito in un contesto privo di vincoli e caratterizzato da pluralità gestionale, diventa così un caso emblematico delle criticità di molte architetture fortificate italiane. Il progetto “Kαλή Kαιλὶα” propone la valorizzazione del castello come polo culturale e sociale, articolato in spazi museali, laboratori didattici, aree espositive e un giardino pensile destinato ad attività educative. Il restauro è orientato ai principi di minimo intervento, reversibilità e leggibilità delle stratificazioni, valorizzando le patine del tempo come elementi narrativi. Il castello diviene così dispositivo di partecipazione e laboratorio di comunità, dimostrando come le architetture difensive possano assumere nuovi ruoli contemporanei. In particolare si evidenzia come il patrimonio fortificato, se adeguatamente interpretato e attivato, possa configurarsi come motore di sviluppo locale e nodo di reti culturali più ampie.

Borghi fortificati: da presìdi difensivi a destinazioni turistiche - Restauro e Riuso dei siti fortificati: il Progetto Kαλή Kαιλὶα per la valorizzazione culturale e turistica del Castello di Ceglie del Campo, Bari / Fiore, Giandamiano. - (2026), pp. 110-119. ( Borghi fortificati: da presìdi difensivi a destinazioni turistiche Vico Equense, Italia ).

Borghi fortificati: da presìdi difensivi a destinazioni turistiche - Restauro e Riuso dei siti fortificati: il Progetto Kαλή Kαιλὶα per la valorizzazione culturale e turistica del Castello di Ceglie del Campo, Bari

Giandamiano Fiore
Primo
2026

Abstract

L’articolo affronta il tema dei borghi fortificati italiani, un patrimonio spesso marginalizzato nonostante l’elevata densità storica e paesaggistica. Castelli, mura e strutture difensive, oggi prive della funzione militare originaria, continuano a rappresentare elementi identitari nei paesaggi urbani e territoriali. Il caso studio del Castello di Ceglie del Campo, insediamento storico inglobato nella città di Bari, costituisce un esempio di architettura fortificata non vincolata, segnata da frammentazione proprietaria e da usi parziali che ne compromettono la piena valorizzazione. L’assenza di tutela formale non coincide tuttavia con la mancanza di valore: il castello conserva una forte rilevanza storica e culturale che necessita di essere riconosciuta. Gli obiettivi dello studio si articolano lungo due direttrici principali: la conoscenza critica del manufatto e la definizione di strategie progettuali capaci di tradurre tale conoscenza in sviluppo locale. L’adozione di un approccio al restauro basato sull’integrazione tra conoscenza indiretta e diretta ha consentito di ricostruire l’evoluzione storica del castello, di restituirne la complessità materica e stratigrafica e di valutarne lo stato di conservazione. Le indagini cartografiche, storiche, materiche e stratigrafiche, hanno portato poi all’individuazione di cinque trasformazioni, fornendo una base importante per il progetto. Il castello, inserito in un contesto privo di vincoli e caratterizzato da pluralità gestionale, diventa così un caso emblematico delle criticità di molte architetture fortificate italiane. Il progetto “Kαλή Kαιλὶα” propone la valorizzazione del castello come polo culturale e sociale, articolato in spazi museali, laboratori didattici, aree espositive e un giardino pensile destinato ad attività educative. Il restauro è orientato ai principi di minimo intervento, reversibilità e leggibilità delle stratificazioni, valorizzando le patine del tempo come elementi narrativi. Il castello diviene così dispositivo di partecipazione e laboratorio di comunità, dimostrando come le architetture difensive possano assumere nuovi ruoli contemporanei. In particolare si evidenzia come il patrimonio fortificato, se adeguatamente interpretato e attivato, possa configurarsi come motore di sviluppo locale e nodo di reti culturali più ampie.
2026
Borghi fortificati: da presìdi difensivi a destinazioni turistiche
Architettura fortificata, Restauro, Riuso, Borghi fortificati
04 Pubblicazione in atti di convegno::04b Atto di convegno in volume
Borghi fortificati: da presìdi difensivi a destinazioni turistiche - Restauro e Riuso dei siti fortificati: il Progetto Kαλή Kαιλὶα per la valorizzazione culturale e turistica del Castello di Ceglie del Campo, Bari / Fiore, Giandamiano. - (2026), pp. 110-119. ( Borghi fortificati: da presìdi difensivi a destinazioni turistiche Vico Equense, Italia ).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1768730
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