L’obiettivo del presente lavoro è esaminare l’influenza del naturalismo epicureo-lucreziano nei dibattiti moderni sull’origine del linguaggio. In seguito alla riscoperta dell’Epistola a Erodoto e del De rerum natura agli inizi del XV secolo, la filosofia epicurea ha conosciuto una rapida diffusione, influenzando significativamente la riflessione filosofica e scientifica dei secoli successivi. Sebbene questi aspetti siano stati ampiamente indagati da numerosi studi, manca una analisi approfondita dell’impatto di questa tradizione sullo sviluppo del dibattito linguistico. L'indagine è articolata in quattro capitoli. I primi due intendono offrire un quadro dei riferimenti teorici e dei testi materiali a disposizione degli autori moderni impegnati nella riflessione sull’origine del linguaggio. Nello specifico, il primo capitolo indaga le varie forme di naturalismo linguistico antico: dopo una prospettiva generale, l’attenzione si focalizza sulla dottrina epicureo-lucreziana, indagata tramite i parr. 37-38; 75-76 dell’Epistola a Erodoto e il De rerum natura V 1028-1090, e sul naturalismo “essenzialista” del Cratilo platonico, con particolare riferimento alla figura del nomoteta e alla sua ripresa nella filosofia stoica. Proseguendo in questo percorso, il secondo capitolo affronta il paradigma Biblico-Cristiano, modello di riferimento ineludibile per il dibattito moderno, di cui abbiamo cercato di evidenziare gli elementi di continuità con la tradizione platonica. La sezione conclusiva del secondo capitolo esamina i principali veicoli di diffusione del naturalismo linguistico in età moderna, prestando attenzione sia alle fonti dirette, sia a quelle indirette. Con il terzo e il quarto capitolo entriamo nello specifico dei dibattiti linguistici moderni. Nel terzo capitolo analizzeremo le riflessioni linguistiche di due figure chiave per la ricezione moderna dell’epicureismo: Pierre Gassendi e Richard Simon. Di Gassendi si approfondiscono il tema dell’origine del linguaggio e la questione della voce animale, un tratto distintivo del naturalismo lucreziano, tramite l’Abrégé di François Bernier. Di Simon, oltre all'analisi dei capitoli dell’Histoire Critique dedicati al tema, esaminiamo il rapporto con la sua fonte, il Contro Eunomio di Gregorio di Nissa, per valutarne la peculiare interpretazione. L’ultimo capitolo è dedicato alla riflessione settecentesca, della quale sono stati selezionati gli autori in cui l’eredità del naturalismo appare più evidente. L’analisi intende ricostruire le trasformazioni e le modalità di ricezione di tale paradigma, evidenziandone gli adattamenti a un contesto culturale e filosofico ancora profondamente segnato dalla dottrina cristiana. Il primo paragrafo analizza la teoria dello sviluppo correlato tra scrittura, linguaggio e civiltà di William Warburton e la sua ricezione nel contesto francese, in particolare in Condillac e Rousseau. Il secondo paragrafo è incentrato su Charles de Brosses e sulla sua teoria della formazione meccanica delle lingue, influenzata dal naturalismo leibniziano. L'indagine si conclude con l'analisi dell’Abhandlung di Herder, opera che conclude il lungo dibattito presso l'Accademia di Berlino. In particolare, ci concentreremo sulle critiche del filosofo tedesco al naturalismo epicureo-lucreziano, individuato nella teoria glottogonica di Condillac nell’Essai sur l’origine des connaissances humaines.

L’eredità del naturalismo epicureo-lucreziano nei dibattiti moderni sull’origine del linguaggio / Amendolara, R.. - (2026 May 13).

L’eredità del naturalismo epicureo-lucreziano nei dibattiti moderni sull’origine del linguaggio

AMENDOLARA, ROSSELLA
13/05/2026

Abstract

L’obiettivo del presente lavoro è esaminare l’influenza del naturalismo epicureo-lucreziano nei dibattiti moderni sull’origine del linguaggio. In seguito alla riscoperta dell’Epistola a Erodoto e del De rerum natura agli inizi del XV secolo, la filosofia epicurea ha conosciuto una rapida diffusione, influenzando significativamente la riflessione filosofica e scientifica dei secoli successivi. Sebbene questi aspetti siano stati ampiamente indagati da numerosi studi, manca una analisi approfondita dell’impatto di questa tradizione sullo sviluppo del dibattito linguistico. L'indagine è articolata in quattro capitoli. I primi due intendono offrire un quadro dei riferimenti teorici e dei testi materiali a disposizione degli autori moderni impegnati nella riflessione sull’origine del linguaggio. Nello specifico, il primo capitolo indaga le varie forme di naturalismo linguistico antico: dopo una prospettiva generale, l’attenzione si focalizza sulla dottrina epicureo-lucreziana, indagata tramite i parr. 37-38; 75-76 dell’Epistola a Erodoto e il De rerum natura V 1028-1090, e sul naturalismo “essenzialista” del Cratilo platonico, con particolare riferimento alla figura del nomoteta e alla sua ripresa nella filosofia stoica. Proseguendo in questo percorso, il secondo capitolo affronta il paradigma Biblico-Cristiano, modello di riferimento ineludibile per il dibattito moderno, di cui abbiamo cercato di evidenziare gli elementi di continuità con la tradizione platonica. La sezione conclusiva del secondo capitolo esamina i principali veicoli di diffusione del naturalismo linguistico in età moderna, prestando attenzione sia alle fonti dirette, sia a quelle indirette. Con il terzo e il quarto capitolo entriamo nello specifico dei dibattiti linguistici moderni. Nel terzo capitolo analizzeremo le riflessioni linguistiche di due figure chiave per la ricezione moderna dell’epicureismo: Pierre Gassendi e Richard Simon. Di Gassendi si approfondiscono il tema dell’origine del linguaggio e la questione della voce animale, un tratto distintivo del naturalismo lucreziano, tramite l’Abrégé di François Bernier. Di Simon, oltre all'analisi dei capitoli dell’Histoire Critique dedicati al tema, esaminiamo il rapporto con la sua fonte, il Contro Eunomio di Gregorio di Nissa, per valutarne la peculiare interpretazione. L’ultimo capitolo è dedicato alla riflessione settecentesca, della quale sono stati selezionati gli autori in cui l’eredità del naturalismo appare più evidente. L’analisi intende ricostruire le trasformazioni e le modalità di ricezione di tale paradigma, evidenziandone gli adattamenti a un contesto culturale e filosofico ancora profondamente segnato dalla dottrina cristiana. Il primo paragrafo analizza la teoria dello sviluppo correlato tra scrittura, linguaggio e civiltà di William Warburton e la sua ricezione nel contesto francese, in particolare in Condillac e Rousseau. Il secondo paragrafo è incentrato su Charles de Brosses e sulla sua teoria della formazione meccanica delle lingue, influenzata dal naturalismo leibniziano. L'indagine si conclude con l'analisi dell’Abhandlung di Herder, opera che conclude il lungo dibattito presso l'Accademia di Berlino. In particolare, ci concentreremo sulle critiche del filosofo tedesco al naturalismo epicureo-lucreziano, individuato nella teoria glottogonica di Condillac nell’Essai sur l’origine des connaissances humaines.
13-mag-2026
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1768620
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