La presente ricerca esplora il progetto del paesaggio agrario in condizioni di limite, focalizzandosi sul ruolo dell’acqua come forza morfogenetica capace di modellare, trasformare e riscrivere lo spazio fisico. L’indagine prende avvio dall’idea di “paesaggio anfibio”, concetto che richiama la doppia natura dell’acqua – presenza e assenza – e la sua capacità di abitare simultaneamente i regni della terra e dell’acqua. Il lavoro si colloca nel contesto della borsa di dottorato Nuovi modelli interdisciplinari per i paesaggi dell’adattamento climatico e si concretizza attraverso studi sul campo condotti a Capo Verde (2023-2024), in Colombia (2025) e in Italia, nella pianura della Maremma Grossetana (2023-2025). La ricerca si fonda sull’osservazione dei paesaggi agrari come sistemi dinamici e ibridi, in continua oscillazione tra terra e acqua, produzione agricola e infrastruttura idrica. L’acqua è interpretata come dispositivo metaprogettuale: layer fluido, adattivo e transitorio, capace di interagire con le griglie agricole storiche e di generare nuove forme di elasticità territoriale. Il lavoro affronta la tensione tra tempi ordinari, scanditi dai cicli colturali, e tempi straordinari, imposti dalle emergenze climatiche, proponendo un doppio tempo del paesaggio agrario capace di assorbire simultaneamente siccità e inondazioni; di segnare in una forma reversibile l’iscrizione della sincope tra le estremità di questi fenomeni. Lo studio si inserisce nell’iato riscontrabile all’interno del dibattito contemporaneo sul paesaggio tentando di accendere un focus specifico sul valore potenziale che gli ambiti agrari di pianura dimostrano nei confronti delle altre categorie di paesaggio. I termini dell’equazione terra, acqua ed agricoltura diventano in questa lettura funzionali alla interpretazione progettuale dello spazio. Il percorso metodologico sviluppato si articola in quattro fasi: emergenza, competenza, verificazione e narrazione. Si sostiene la necessità di superare la rigidezza ontologica del paesaggio agricolo, bidimensionale, reinterpretandolo come sistema performativo tridimensionale, flessibile e adattivo, in grado muoversi come punctum progettuale si rivolge alle sfide della crisi idrica e del cambiamento climatico. Terracqueo propone così nuovi strumenti teorico-concettuali, ma anche operativi per il progetto del paesaggio contemporaneo, valorizzando la coesistenza tra elementi naturali, pratiche produttive e memorie collettive, e indagando la condizione anfibia della terra e delle sue colture come dispositivi per la resilienza e la trasformazione dei territori.
Terracqueo, il paesaggio agrario anfibio nell'emergenza idrica / Donati, Itzel Inti Maria. - (2026 Feb 27).
Terracqueo, il paesaggio agrario anfibio nell'emergenza idrica
DONATI, ITZEL INTI MARIA
27/02/2026
Abstract
La presente ricerca esplora il progetto del paesaggio agrario in condizioni di limite, focalizzandosi sul ruolo dell’acqua come forza morfogenetica capace di modellare, trasformare e riscrivere lo spazio fisico. L’indagine prende avvio dall’idea di “paesaggio anfibio”, concetto che richiama la doppia natura dell’acqua – presenza e assenza – e la sua capacità di abitare simultaneamente i regni della terra e dell’acqua. Il lavoro si colloca nel contesto della borsa di dottorato Nuovi modelli interdisciplinari per i paesaggi dell’adattamento climatico e si concretizza attraverso studi sul campo condotti a Capo Verde (2023-2024), in Colombia (2025) e in Italia, nella pianura della Maremma Grossetana (2023-2025). La ricerca si fonda sull’osservazione dei paesaggi agrari come sistemi dinamici e ibridi, in continua oscillazione tra terra e acqua, produzione agricola e infrastruttura idrica. L’acqua è interpretata come dispositivo metaprogettuale: layer fluido, adattivo e transitorio, capace di interagire con le griglie agricole storiche e di generare nuove forme di elasticità territoriale. Il lavoro affronta la tensione tra tempi ordinari, scanditi dai cicli colturali, e tempi straordinari, imposti dalle emergenze climatiche, proponendo un doppio tempo del paesaggio agrario capace di assorbire simultaneamente siccità e inondazioni; di segnare in una forma reversibile l’iscrizione della sincope tra le estremità di questi fenomeni. Lo studio si inserisce nell’iato riscontrabile all’interno del dibattito contemporaneo sul paesaggio tentando di accendere un focus specifico sul valore potenziale che gli ambiti agrari di pianura dimostrano nei confronti delle altre categorie di paesaggio. I termini dell’equazione terra, acqua ed agricoltura diventano in questa lettura funzionali alla interpretazione progettuale dello spazio. Il percorso metodologico sviluppato si articola in quattro fasi: emergenza, competenza, verificazione e narrazione. Si sostiene la necessità di superare la rigidezza ontologica del paesaggio agricolo, bidimensionale, reinterpretandolo come sistema performativo tridimensionale, flessibile e adattivo, in grado muoversi come punctum progettuale si rivolge alle sfide della crisi idrica e del cambiamento climatico. Terracqueo propone così nuovi strumenti teorico-concettuali, ma anche operativi per il progetto del paesaggio contemporaneo, valorizzando la coesistenza tra elementi naturali, pratiche produttive e memorie collettive, e indagando la condizione anfibia della terra e delle sue colture come dispositivi per la resilienza e la trasformazione dei territori.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


