L’articolo propone una lettura critica del documentario Stardust. A Story of Love and Architecture di Jim Venturi e Anita Naughton, presentato al Festival del Cinema di Roma 2025, interpretandolo come un racconto dell’“irrequietezza” intellettuale e progettuale di Robert Venturi e Denise Scott Brown. Attraverso l’analisi della struttura narrativa del film e della rappresentazione della quotidianità della coppia, il testo individua nell’irrequietezza una condizione non comportamentale ma interiore, capace di alimentare una postura critica nei confronti dei codici consolidati dell’architettura moderna e del contesto culturale statunitense del secondo Novecento. Il documentario restituisce infatti la dimensione indipendente e anti-gregaria dei due architetti, evidenziando il ruolo della marginalità geografica e culturale, Filadelfia contrapposta alla scena newyorkese, nella costruzione del loro pensiero teorico e progettuale. L’articolo interpreta opere fondamentali come Complexity and Contradiction in Architecture e Learning from Las Vegas come esiti di una tensione continua verso l’osservazione critica del reale e verso la ridefinizione dei paradigmi disciplinari. La pellicola viene così letta non soltanto come dichiarazione affettiva di un figlio verso i propri genitori, ma anche come riflessione sul valore dell’autenticità, dell’autonomia critica e della “gioia dell’essere irrequieti” nella produzione del pensiero architettonico contemporaneo.
Stardust. Una storia d’amore e architettura, o anche la gioia dell’irrequietezza / Manfolini, Giovanni. - In: GIZMO. - ISSN 2385-1430. - (2026).
Stardust. Una storia d’amore e architettura, o anche la gioia dell’irrequietezza
Giovanni ManfoliniPrimo
2026
Abstract
L’articolo propone una lettura critica del documentario Stardust. A Story of Love and Architecture di Jim Venturi e Anita Naughton, presentato al Festival del Cinema di Roma 2025, interpretandolo come un racconto dell’“irrequietezza” intellettuale e progettuale di Robert Venturi e Denise Scott Brown. Attraverso l’analisi della struttura narrativa del film e della rappresentazione della quotidianità della coppia, il testo individua nell’irrequietezza una condizione non comportamentale ma interiore, capace di alimentare una postura critica nei confronti dei codici consolidati dell’architettura moderna e del contesto culturale statunitense del secondo Novecento. Il documentario restituisce infatti la dimensione indipendente e anti-gregaria dei due architetti, evidenziando il ruolo della marginalità geografica e culturale, Filadelfia contrapposta alla scena newyorkese, nella costruzione del loro pensiero teorico e progettuale. L’articolo interpreta opere fondamentali come Complexity and Contradiction in Architecture e Learning from Las Vegas come esiti di una tensione continua verso l’osservazione critica del reale e verso la ridefinizione dei paradigmi disciplinari. La pellicola viene così letta non soltanto come dichiarazione affettiva di un figlio verso i propri genitori, ma anche come riflessione sul valore dell’autenticità, dell’autonomia critica e della “gioia dell’essere irrequieti” nella produzione del pensiero architettonico contemporaneo.| File | Dimensione | Formato | |
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