L’articolo sostiene che la città non sia mai neutrale, ma rifletta e produca disuguaglianze sociali attraverso la distribuzione dello spazio, delle risorse e delle opportunità. L’architettura ha quindi una responsabilità diretta: ogni progetto può rafforzare o ridurre tali squilibri, incidendo sulle forme della convivenza. Viene evidenziata la crisi dello spazio pubblico, sempre più segnato da privatizzazione, esclusione e perdita della sua funzione civile e inclusiva. In questo contesto, l’autore sottolinea l’importanza degli “spazi intermedi” (come balconi, cortili e terrazze), che favoriscono relazioni quotidiane e possono contribuire a una maggiore equità urbana. Un tema centrale è anche l’“analfabetismo spaziale”, cioè la difficoltà diffusa nel comprendere e valutare la qualità degli ambienti costruiti, che limita la partecipazione e indebolisce la dimensione collettiva della città. L’architettura è quindi chiamata a promuovere una nuova consapevolezza e a coinvolgere attivamente gli abitanti. Infine, l’articolo propone una visione etica e politica del progetto architettonico: progettare significa contrastare le disuguaglianze, valorizzare la partecipazione e costruire spazi più inclusivi, in cui la città diventi espressione di una società più giusta.
The city is never neutral. Architecture, responsability and imperfect form of cohabitation / Carpenzano, Orazio. - In: AREA. - ISSN 0394-0055. - 205(2026), pp. 4-9.
The city is never neutral. Architecture, responsability and imperfect form of cohabitation
Orazio Carpenzano
2026
Abstract
L’articolo sostiene che la città non sia mai neutrale, ma rifletta e produca disuguaglianze sociali attraverso la distribuzione dello spazio, delle risorse e delle opportunità. L’architettura ha quindi una responsabilità diretta: ogni progetto può rafforzare o ridurre tali squilibri, incidendo sulle forme della convivenza. Viene evidenziata la crisi dello spazio pubblico, sempre più segnato da privatizzazione, esclusione e perdita della sua funzione civile e inclusiva. In questo contesto, l’autore sottolinea l’importanza degli “spazi intermedi” (come balconi, cortili e terrazze), che favoriscono relazioni quotidiane e possono contribuire a una maggiore equità urbana. Un tema centrale è anche l’“analfabetismo spaziale”, cioè la difficoltà diffusa nel comprendere e valutare la qualità degli ambienti costruiti, che limita la partecipazione e indebolisce la dimensione collettiva della città. L’architettura è quindi chiamata a promuovere una nuova consapevolezza e a coinvolgere attivamente gli abitanti. Infine, l’articolo propone una visione etica e politica del progetto architettonico: progettare significa contrastare le disuguaglianze, valorizzare la partecipazione e costruire spazi più inclusivi, in cui la città diventi espressione di una società più giusta.| File | Dimensione | Formato | |
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