In età barocca furono affrescate infinite cupole, tanto in Italia quanto Oltralpe. Si trattava sempre di lavori straordinariamente impegnativi, alcuni dei quali resero immortali i loro autori: secondo Bernini «si poteva quasi dire che un pittore che non avesse dipinto una cupola non fosse un pittore». Eppure proprio Bernini – così come gli altri maggiori architetti del Sei e Settecento, da Pietro da Cortona a Francesco Borromini, da Guarino Guarini fino a Bernardo Vittone e Filippo Juvarra – non sembra fosse mai ben disposto verso quel tipo di decorazioni, preferendo ornare le proprie cupole solo con stucchi e partimenti architettonici. Questo libro, partendo dai pochi brani della letteratura artistica del passato utili in questo senso, prova a ripercorrere quella che fu una lunga disputa tra architetti e pittori, sempre pronti a rubarsi la scena. Spesso troppo alti e a sesto acuto, gli intradossi delle cupole non erano le superfici ideali su cui dipingere scene complesse che, allora come oggi, non sarebbe stato facile ammirare dal basso. Una soluzione erano le cupole a doppia calotta, e attraverso quella strada, in Francia meglio che altrove, si trovarono le soluzioni più convincenti ai problemi sollevati dalla recezione delle cupole romane affrescate. Ma la migliore cartina di tornasole per ricostruire il «gran contrasto sulla forma delle cupole» sono le lanterne, amate dagli architetti, detestate dai pittori, che non volevano ritrovarsi di fronte a quel «quel buco pernicioso» al centro delle calotte: Giovanni Lanfranco, per emulare il celebrato modello della cupola di Correggio nel duomo di Parma, priva di oculo, riuscì per la prima volta nel 1641 a convincere la committenza a farne tamponare uno, quello della cupola della Cappella di San Gennaro a Napoli, e il suo esempio sarebbe stato in seguito imitato, tra gli altri, da Luca Giordano, Carlo Cignani e Corrado Giaquinto. Ma a Roma, dove quello specifico genere della pittura decorativa barocca conobbe i fasti maggiori, il partito a favore delle lanterne sarebbe stato sempre quello vincente.
"Ci fu gran contrasto sulla forma delle cupole": una disputa tra pittori e architetti nell'età barocca / Pierguidi, Stefano. - (2026), pp. 1-318.
"Ci fu gran contrasto sulla forma delle cupole": una disputa tra pittori e architetti nell'età barocca
stefano Pierguidi
2026
Abstract
In età barocca furono affrescate infinite cupole, tanto in Italia quanto Oltralpe. Si trattava sempre di lavori straordinariamente impegnativi, alcuni dei quali resero immortali i loro autori: secondo Bernini «si poteva quasi dire che un pittore che non avesse dipinto una cupola non fosse un pittore». Eppure proprio Bernini – così come gli altri maggiori architetti del Sei e Settecento, da Pietro da Cortona a Francesco Borromini, da Guarino Guarini fino a Bernardo Vittone e Filippo Juvarra – non sembra fosse mai ben disposto verso quel tipo di decorazioni, preferendo ornare le proprie cupole solo con stucchi e partimenti architettonici. Questo libro, partendo dai pochi brani della letteratura artistica del passato utili in questo senso, prova a ripercorrere quella che fu una lunga disputa tra architetti e pittori, sempre pronti a rubarsi la scena. Spesso troppo alti e a sesto acuto, gli intradossi delle cupole non erano le superfici ideali su cui dipingere scene complesse che, allora come oggi, non sarebbe stato facile ammirare dal basso. Una soluzione erano le cupole a doppia calotta, e attraverso quella strada, in Francia meglio che altrove, si trovarono le soluzioni più convincenti ai problemi sollevati dalla recezione delle cupole romane affrescate. Ma la migliore cartina di tornasole per ricostruire il «gran contrasto sulla forma delle cupole» sono le lanterne, amate dagli architetti, detestate dai pittori, che non volevano ritrovarsi di fronte a quel «quel buco pernicioso» al centro delle calotte: Giovanni Lanfranco, per emulare il celebrato modello della cupola di Correggio nel duomo di Parma, priva di oculo, riuscì per la prima volta nel 1641 a convincere la committenza a farne tamponare uno, quello della cupola della Cappella di San Gennaro a Napoli, e il suo esempio sarebbe stato in seguito imitato, tra gli altri, da Luca Giordano, Carlo Cignani e Corrado Giaquinto. Ma a Roma, dove quello specifico genere della pittura decorativa barocca conobbe i fasti maggiori, il partito a favore delle lanterne sarebbe stato sempre quello vincente.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


