Il saggio analizza le problematiche e le scelte metodologiche adottate nella traduzione italiana dei Digesta di Giustiniano, un’opera che presenta difficoltà peculiari rispetto alla traduzione di testi giuridici ordinari. L’autore, coinvolto nel progetto di traduzione iniziato nel 1994 sotto la direzione di Sandro Schipani, illustra le complessità derivanti dalla natura compilatoria del Digesto, composto da frammenti di diversi giuristi romani. Particolare attenzione viene dedicata alle scelte traduttive: l’uso di calchi linguistici, il recupero di termini desueti, la gestione dei ‘falsi amici’, e la necessità di veicolare concetti, piuttosto che mere corrispondenze lessicali. Il saggio sottolinea come la traduzione giuridica richieda non solo competenza linguistica, ma anche comprensione storica, culturale e dogmatica, trasformando il traduttore in mediatore, interprete e creatore. Vengono discusse scelte specifiche come la traduzione di servus con ‘servo’ anziché ‘schiavo’, di sui iuris come ‘giuridicamente indipendente’, e il rifiuto consapevole di categorie dogmatiche moderne (come ‘soggetto di diritto’ o ‘negozio giuridico’), che rischiano di distorcere il pensiero giuridico romano.
Oltre le parole: tradurre i Digesta di Giustiniano tra attenzione filologica e dogmatica / Saccoccio, Antonio. - In: ROMA E AMERICA. DIRITTO ROMANO COMUNE. - ISSN 1125-7105. - 46:(2026), pp. 69-86.
Oltre le parole: tradurre i Digesta di Giustiniano tra attenzione filologica e dogmatica
antonio saccoccio
2026
Abstract
Il saggio analizza le problematiche e le scelte metodologiche adottate nella traduzione italiana dei Digesta di Giustiniano, un’opera che presenta difficoltà peculiari rispetto alla traduzione di testi giuridici ordinari. L’autore, coinvolto nel progetto di traduzione iniziato nel 1994 sotto la direzione di Sandro Schipani, illustra le complessità derivanti dalla natura compilatoria del Digesto, composto da frammenti di diversi giuristi romani. Particolare attenzione viene dedicata alle scelte traduttive: l’uso di calchi linguistici, il recupero di termini desueti, la gestione dei ‘falsi amici’, e la necessità di veicolare concetti, piuttosto che mere corrispondenze lessicali. Il saggio sottolinea come la traduzione giuridica richieda non solo competenza linguistica, ma anche comprensione storica, culturale e dogmatica, trasformando il traduttore in mediatore, interprete e creatore. Vengono discusse scelte specifiche come la traduzione di servus con ‘servo’ anziché ‘schiavo’, di sui iuris come ‘giuridicamente indipendente’, e il rifiuto consapevole di categorie dogmatiche moderne (come ‘soggetto di diritto’ o ‘negozio giuridico’), che rischiano di distorcere il pensiero giuridico romano.| File | Dimensione | Formato | |
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