Le complessità operative legate alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico diffuso sul territorio nazionale italiano hanno per lungo tempo posto in secondo piano le riflessioni sulla mitigazione del rischio sismico. I beni archeologici si presentano come strutture frammentarie, talvolta ridotte in lacerti murari, prive della compiutezza delle fabbriche d’origine. I graduali processi di consunzione che interessano i materiali e le componenti costruttive, unitamente alle trasformazioni antropiche che si registrano nel tempo, segnano permanentemente il sistema resistente delle rovine, rendendole di per sé particolarmente fragili al punto da determinare scenari di rischio preoccupanti anche in territori con bassa pericolosità sismica. La quantificazione della vulnerabilità strutturale, in questo caso, chiama in causa la comprensione del rapporto che intercorre fra le stratificazioni e le trasformazioni assunte nel tempo, i caratteri materici e conservativi e l’attuale funzionamento strutturale degli elevati. In questo contributo si propone un metodo di valutazione quali-quantitativo – sviluppato nell’ambito di una ricerca di dottorato in Storia Disegno e Restauro dell’Architettura dell’Università Sapienza di Roma – che mira a superare i limiti insiti in un’analisi speditiva che prescinde, talvolta, dalla comprensione del comportamento meccanico e della vicenda storico-costruttiva della preesistenza. Si propone un sistema di lettura per ‘morfo-tipologie’ strutturali che tiene conto delle caratteristiche della rovina come struttura (ovvero come sistema resistente) e come morfologia costruttiva (intesa come organismo definito dall’assemblaggio puntuale di materiali in una forma specifica). L’osservazione diretta di alcuni monumenti e componenti di fabbrica del Foro Romano, ha facilitato l’identificazione dei principali parametri geometrici, costruttivi e morfologici che ne condizionano la vulnerabilità strutturale, e dei possibili meccanismi di collasso attivabili. Rispetto a quanto si è potuto osservare, la vulnerabilità dei lacerti archeologici è altresì condizionata da alcuni fattori difficilmente qualificabili a vista, seppure determinanti per la loro stabilità, riconducibili alle vicende storico-costruttive e conservative, come i repentini rifacimenti dei monumenti antichi, le modalità di lavorazione degli elementi in origine, le operazioni di scavo e sistemazione dei fronti di terra adottate durante le campagne di ricerca e le tecniche e i materiali prescelti per il restauro e la ricomposizione dei rinvenimenti. Il modello proposto, pertanto, si arricchisce di specifici indicatori di vulnerabilità capaci di registrare aspetti quali la validità degli interventi di restauro pregressi, l’efficacia delle connessioni reciproche fra le parti, l’omogeneità costruttiva degli elementi strutturali, ‘quantificabili’ soltanto attraverso un ‘qualificato’ e paziente processo di conoscenza.

The seismic vulnerability of the archeological heritage: proposal of a qualitative-quantitative speditive assessment model / Montenegro, Elisabetta; Donatelli, Adalgisa. - 2:(2026), pp. 1220-1232. ( 14th International Conference on Structural Analysis of Historical Constructions (SAHC 2025) Lausanne ) [10.1007/978-3-032-16767-5].

The seismic vulnerability of the archeological heritage: proposal of a qualitative-quantitative speditive assessment model

Elisabetta Montenegro
;
Adalgisa Donatelli
2026

Abstract

Le complessità operative legate alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico diffuso sul territorio nazionale italiano hanno per lungo tempo posto in secondo piano le riflessioni sulla mitigazione del rischio sismico. I beni archeologici si presentano come strutture frammentarie, talvolta ridotte in lacerti murari, prive della compiutezza delle fabbriche d’origine. I graduali processi di consunzione che interessano i materiali e le componenti costruttive, unitamente alle trasformazioni antropiche che si registrano nel tempo, segnano permanentemente il sistema resistente delle rovine, rendendole di per sé particolarmente fragili al punto da determinare scenari di rischio preoccupanti anche in territori con bassa pericolosità sismica. La quantificazione della vulnerabilità strutturale, in questo caso, chiama in causa la comprensione del rapporto che intercorre fra le stratificazioni e le trasformazioni assunte nel tempo, i caratteri materici e conservativi e l’attuale funzionamento strutturale degli elevati. In questo contributo si propone un metodo di valutazione quali-quantitativo – sviluppato nell’ambito di una ricerca di dottorato in Storia Disegno e Restauro dell’Architettura dell’Università Sapienza di Roma – che mira a superare i limiti insiti in un’analisi speditiva che prescinde, talvolta, dalla comprensione del comportamento meccanico e della vicenda storico-costruttiva della preesistenza. Si propone un sistema di lettura per ‘morfo-tipologie’ strutturali che tiene conto delle caratteristiche della rovina come struttura (ovvero come sistema resistente) e come morfologia costruttiva (intesa come organismo definito dall’assemblaggio puntuale di materiali in una forma specifica). L’osservazione diretta di alcuni monumenti e componenti di fabbrica del Foro Romano, ha facilitato l’identificazione dei principali parametri geometrici, costruttivi e morfologici che ne condizionano la vulnerabilità strutturale, e dei possibili meccanismi di collasso attivabili. Rispetto a quanto si è potuto osservare, la vulnerabilità dei lacerti archeologici è altresì condizionata da alcuni fattori difficilmente qualificabili a vista, seppure determinanti per la loro stabilità, riconducibili alle vicende storico-costruttive e conservative, come i repentini rifacimenti dei monumenti antichi, le modalità di lavorazione degli elementi in origine, le operazioni di scavo e sistemazione dei fronti di terra adottate durante le campagne di ricerca e le tecniche e i materiali prescelti per il restauro e la ricomposizione dei rinvenimenti. Il modello proposto, pertanto, si arricchisce di specifici indicatori di vulnerabilità capaci di registrare aspetti quali la validità degli interventi di restauro pregressi, l’efficacia delle connessioni reciproche fra le parti, l’omogeneità costruttiva degli elementi strutturali, ‘quantificabili’ soltanto attraverso un ‘qualificato’ e paziente processo di conoscenza.
2026
14th International Conference on Structural Analysis of Historical Constructions (SAHC 2025)
Seismic risk; Vulnerability; Archeological; Qualitative-quantitative model
04 Pubblicazione in atti di convegno::04b Atto di convegno in volume
The seismic vulnerability of the archeological heritage: proposal of a qualitative-quantitative speditive assessment model / Montenegro, Elisabetta; Donatelli, Adalgisa. - 2:(2026), pp. 1220-1232. ( 14th International Conference on Structural Analysis of Historical Constructions (SAHC 2025) Lausanne ) [10.1007/978-3-032-16767-5].
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1763912
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