Nel quadro della recente riscoperta critica dell’opera di Laura Grisi, emerge con una certa evidenza l’importanza attribuita dall’artista al medium della scrittura sin dai primi anni Sessanta. Tradizionalmente considerata uno strumento complementare rispetto alla macchina fotografica, soprattutto nel caso dei reportage e dei volumi di viaggio realizzati in collaborazione con il regista, documentarista, fotografo e scrittore Folco Quilici, marito di Grisi per quindici anni dal 1958, la scrittura ha occupato un ruolo centrale nell’indagine di luoghi e culture extra-occidentali. È già stato evidenziato come a partire dai primi anni Settanta il ricorso alla parola abbia assunto in Grisi un’accezione prettamente concettuale, iscrivendosi nel più ampio contesto delle ricerche linguistiche dell’epoca, nazionali e internazionali. Tuttavia, una serie di opere realizzate tra il 1961 e il 1964, finora rimaste al margine del processo di rilettura storiografica dell’artista, testimonia un precoce e significativo uso del segno grafico anche all’interno della pratica pittorica. Si tratta di lavori che non solo sembrano risentire fortemente dell’esperienza in terre extra-occidentali, maggiormente in Polinesia e nel continente africano, ma che si configurano anche come primi tentativi di integrazione tra dimensione testuale e figurativa. Vi si evince primariamente una tensione costante alla commistione dei linguaggi, capace di anticipare modalità operative esplorate successivamente, quando, analogamente al medium fotografico, anche l’impiego della scrittura avrebbe assunto un inedito valore riflessivo, divenendo vero e proprio strumento di indagine percettiva, sensoriale e acustica. Muovendo da queste premesse, ci si interrogherà sulle ragioni che nell’arco di un decennio hanno determinato simile slittamento nell’uso della scrittura da parte di Laura Grisi e in quale misura esso riesca a riflettere oggi un’evoluzione nella sua personale elaborazione dell’esperienza di viaggio.

Segni dell'altrove: la scrittura come pratica conoscitiva e percettiva nell'opera di Laura Grisi (1961-1971) / De Pinto, Livia. - (2026), pp. 268-281. ( Straniere. Giornate internazionali dedicate alle arti e culture extraeuropee in Italia Siena ).

Segni dell'altrove: la scrittura come pratica conoscitiva e percettiva nell'opera di Laura Grisi (1961-1971)

Livia de Pinto
2026

Abstract

Nel quadro della recente riscoperta critica dell’opera di Laura Grisi, emerge con una certa evidenza l’importanza attribuita dall’artista al medium della scrittura sin dai primi anni Sessanta. Tradizionalmente considerata uno strumento complementare rispetto alla macchina fotografica, soprattutto nel caso dei reportage e dei volumi di viaggio realizzati in collaborazione con il regista, documentarista, fotografo e scrittore Folco Quilici, marito di Grisi per quindici anni dal 1958, la scrittura ha occupato un ruolo centrale nell’indagine di luoghi e culture extra-occidentali. È già stato evidenziato come a partire dai primi anni Settanta il ricorso alla parola abbia assunto in Grisi un’accezione prettamente concettuale, iscrivendosi nel più ampio contesto delle ricerche linguistiche dell’epoca, nazionali e internazionali. Tuttavia, una serie di opere realizzate tra il 1961 e il 1964, finora rimaste al margine del processo di rilettura storiografica dell’artista, testimonia un precoce e significativo uso del segno grafico anche all’interno della pratica pittorica. Si tratta di lavori che non solo sembrano risentire fortemente dell’esperienza in terre extra-occidentali, maggiormente in Polinesia e nel continente africano, ma che si configurano anche come primi tentativi di integrazione tra dimensione testuale e figurativa. Vi si evince primariamente una tensione costante alla commistione dei linguaggi, capace di anticipare modalità operative esplorate successivamente, quando, analogamente al medium fotografico, anche l’impiego della scrittura avrebbe assunto un inedito valore riflessivo, divenendo vero e proprio strumento di indagine percettiva, sensoriale e acustica. Muovendo da queste premesse, ci si interrogherà sulle ragioni che nell’arco di un decennio hanno determinato simile slittamento nell’uso della scrittura da parte di Laura Grisi e in quale misura esso riesca a riflettere oggi un’evoluzione nella sua personale elaborazione dell’esperienza di viaggio.
2026
Straniere. Giornate internazionali dedicate alle arti e culture extraeuropee in Italia
viaggio; fotografia; pittura; scrittura; suono; arti e culture extra-occidentali; ambiente
04 Pubblicazione in atti di convegno::04b Atto di convegno in volume
Segni dell'altrove: la scrittura come pratica conoscitiva e percettiva nell'opera di Laura Grisi (1961-1971) / De Pinto, Livia. - (2026), pp. 268-281. ( Straniere. Giornate internazionali dedicate alle arti e culture extraeuropee in Italia Siena ).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1763842
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