Il presente contributo coniuga due campi d’indagine tra loro in parte assai distanti (tecniche dell’intaglio in culture pastorali calabresi vs conoscenze meteomarine nel Mediterraneo), ma accomunati dalla tensione a esplorare i modi in cui determinati saperi esperti, immateriali ed espressivi, vengono acquisti, agiti e trasmessi nell’intreccio fra peculiarità del gesto tecnico e centralità sociale dell’apprendimento situato. Questo insieme di capacità incorporate nell’individuo o nel gruppo sono apprese non solo oralmente, ma soprattutto attraverso l’osservazione, la memorizzazione, la sperimentazione e l’imitazione di chi è più anziano ed esperto: la memoria corporea e l’esecuzione esplicativa prevalgono sulla spiegazione. Per esplorare tale panorama, Antonello Ricci nella prima parte introduce un’essenziale griglia teorico-metodologica e propone un’etnografia filmica dell’apprendimento nella relazione tra un pastore di Rossano (CS) e suo figlio. L’interazione tra maestro e allievo fa emergere una peculiare inclinazione alla rivisitazione della memoria culturale familiare di un passato contadino e pastorale, lontana dai processi di patrimonializzazione e dalle rivisitazioni nostalgiche e contemplative. Nella seconda parte Matteo Aria riflette, invece, sulle articolate relazioni tra diversi orientamenti culturali della previsione del tempo, in uno scenario mediterraneo sempre più descritto come vulnerabile e dentro cui si rimodulano il saper fare e le tecniche dei più accorti uomini di mare contemporanei. Attraverso le esperienze del navigatore Alessandro Mosconi, abile nel mescolare teoria e pratica per dominare o convivere con l’imprevedibile, l’autore mette a fuoco una etnometeorologia nautica centrata sulla dimensione ermeneutica e idiografica dell’arte di interpretare i segni del cielo: una persistenza che si rinnova a fianco della tensione oggettivante e nomotetica della scienza metereologica.
Ricci di mare, aria di terra. Stili locali dell’esperienza e memorie situate dell’apprendimento fra nuvole e intagli / Aria, Matteo; Ricci, Antonio. - In: VOCI. - ISSN 1827-5095. - XXII:(2025), pp. 13-51.
Ricci di mare, aria di terra. Stili locali dell’esperienza e memorie situate dell’apprendimento fra nuvole e intagli
Matteo, Aria;Antonio, Ricci
2025
Abstract
Il presente contributo coniuga due campi d’indagine tra loro in parte assai distanti (tecniche dell’intaglio in culture pastorali calabresi vs conoscenze meteomarine nel Mediterraneo), ma accomunati dalla tensione a esplorare i modi in cui determinati saperi esperti, immateriali ed espressivi, vengono acquisti, agiti e trasmessi nell’intreccio fra peculiarità del gesto tecnico e centralità sociale dell’apprendimento situato. Questo insieme di capacità incorporate nell’individuo o nel gruppo sono apprese non solo oralmente, ma soprattutto attraverso l’osservazione, la memorizzazione, la sperimentazione e l’imitazione di chi è più anziano ed esperto: la memoria corporea e l’esecuzione esplicativa prevalgono sulla spiegazione. Per esplorare tale panorama, Antonello Ricci nella prima parte introduce un’essenziale griglia teorico-metodologica e propone un’etnografia filmica dell’apprendimento nella relazione tra un pastore di Rossano (CS) e suo figlio. L’interazione tra maestro e allievo fa emergere una peculiare inclinazione alla rivisitazione della memoria culturale familiare di un passato contadino e pastorale, lontana dai processi di patrimonializzazione e dalle rivisitazioni nostalgiche e contemplative. Nella seconda parte Matteo Aria riflette, invece, sulle articolate relazioni tra diversi orientamenti culturali della previsione del tempo, in uno scenario mediterraneo sempre più descritto come vulnerabile e dentro cui si rimodulano il saper fare e le tecniche dei più accorti uomini di mare contemporanei. Attraverso le esperienze del navigatore Alessandro Mosconi, abile nel mescolare teoria e pratica per dominare o convivere con l’imprevedibile, l’autore mette a fuoco una etnometeorologia nautica centrata sulla dimensione ermeneutica e idiografica dell’arte di interpretare i segni del cielo: una persistenza che si rinnova a fianco della tensione oggettivante e nomotetica della scienza metereologica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


