La ricerca dottorale, intitolata Architetture dissidenti. Interpretazione e strumenti per il riuso degli spazi eterotopici nella città consolidata, si colloca nel campo del Restauro dell’Architettura e affronta il tema del riuso delle grandi fabbriche urbane dismesse - collegi, conventi, carceri, ospedali, manicomi, caserme - intese come eterotopie, ovvero spazi “altri” capaci di riflettere e sovvertire l’ordine della città. Obiettivo centrale è la costruzione di un modello metodologico e operativo per la loro reinterpretazione e rifunzionalizzazione, fondato sui principi di compatibilità, reversibilità, distinguibilità e minimo intervento, in coerenza con i moderni orientamenti europei in materia di tutela e rigenerazione del patrimonio. La tesi propone una lettura multidisciplinare e transcalare che integra restauro, composizione architettonica, storia urbana, sociologia, filosofia e neuroscienze. L’approccio abduttivo consente di passare dal dato empirico all’ipotesi interpretativa, facendo del progetto uno strumento di conoscenza critica. Le grandi fabbriche urbane sono indagate come dispositivi (Foucault, Agamben) in cui si intrecciano regole, funzioni e memorie collettive. A partire da una tassonomia di invarianti spaziali - muro, corte, corridoio, cella, soglia - la ricerca ne ricostruisce genealogie, valori tangibili e intangibili e processi di trasformazione, ponendo le basi per strategie di riuso attente tanto alla materia storica quanto all’esperienza percettiva e sociale. Il percorso si articola in cinque parti: 1. Ricerca, che definisce il posizionamento disciplinare, gli obiettivi e gli strumenti metodologici; 2. Esplorazioni, in cui si ricostruiscono la storia, i processi di dismissione e i fondamenti teorici dell’eterotopia; 3. Confronti, che analizza comparativamente i sistemi eterotopici in Italia e in Francia, con focus su Tolosa e Cagliari; 4. Sperimentazioni, dedicata al caso studio del Collegio di Santa Croce a Cagliari, sede gesuitica cinquecentesca, attraverso cui si verifica la trasferibilità del metodo; 5. Prospettive, che sintetizza gli esiti in un insieme di linee guida per il progetto e in un atlante digitale open source per la diffusione dei dati e delle pratiche. Il confronto con la Francia, in particolare con Tolosa, consente di misurare come differenti culture della governance — centralizzata e programmata in Francia, frammentata e episodica in Italia — incidano sulla qualità e sostenibilità dei processi di riuso. Ne emerge la necessità di una governance integrata e di un progetto capace di unire conoscenza, tutela e innovazione sociale, superando la dicotomia tra conservazione e trasformazione. Il caso di Santa Croce è utilizzato per illustrare il metodo con la definizione di criteri, soglie e matrici tipologiche in grado di graduare l’intensità degli interventi e orientare azioni progressive, temporanee e permanenti. Le invarianti architettoniche - corte, spina distributiva, soglie e ipogei - diventano strumenti di progetto per restituire porosità, continuità e valore pubblico a un complesso emblematico del rapporto fra memoria e uso. I risultati della ricerca si traducono in orientamenti operativi per il progetto di restauro e valorizzazione dei complessi storici, fondati su una concezione del patrimonio come risorsa viva e condivisa. La tesi propone così una “conservazione generativa”, intesa come pratica di riuso lento, reversibile e partecipato, in grado di produrre nuovi significati e usi senza cancellare le stratificazioni del passato. Le grandi fabbriche urbane, da spazi marginali o stigmatizzati, vengono reinterpretate come infrastrutture civiche e culturali per la città contemporanea, luoghi di memoria attiva e di nuova cittadinanza.
Architetture Dissidenti. Interpretazione e strumenti per il riuso degli spazi eterotopici nella città consolidata / Porcu, Martina. - (2026 Feb).
Architetture Dissidenti. Interpretazione e strumenti per il riuso degli spazi eterotopici nella città consolidata
PORCU, MARTINA
01/02/2026
Abstract
La ricerca dottorale, intitolata Architetture dissidenti. Interpretazione e strumenti per il riuso degli spazi eterotopici nella città consolidata, si colloca nel campo del Restauro dell’Architettura e affronta il tema del riuso delle grandi fabbriche urbane dismesse - collegi, conventi, carceri, ospedali, manicomi, caserme - intese come eterotopie, ovvero spazi “altri” capaci di riflettere e sovvertire l’ordine della città. Obiettivo centrale è la costruzione di un modello metodologico e operativo per la loro reinterpretazione e rifunzionalizzazione, fondato sui principi di compatibilità, reversibilità, distinguibilità e minimo intervento, in coerenza con i moderni orientamenti europei in materia di tutela e rigenerazione del patrimonio. La tesi propone una lettura multidisciplinare e transcalare che integra restauro, composizione architettonica, storia urbana, sociologia, filosofia e neuroscienze. L’approccio abduttivo consente di passare dal dato empirico all’ipotesi interpretativa, facendo del progetto uno strumento di conoscenza critica. Le grandi fabbriche urbane sono indagate come dispositivi (Foucault, Agamben) in cui si intrecciano regole, funzioni e memorie collettive. A partire da una tassonomia di invarianti spaziali - muro, corte, corridoio, cella, soglia - la ricerca ne ricostruisce genealogie, valori tangibili e intangibili e processi di trasformazione, ponendo le basi per strategie di riuso attente tanto alla materia storica quanto all’esperienza percettiva e sociale. Il percorso si articola in cinque parti: 1. Ricerca, che definisce il posizionamento disciplinare, gli obiettivi e gli strumenti metodologici; 2. Esplorazioni, in cui si ricostruiscono la storia, i processi di dismissione e i fondamenti teorici dell’eterotopia; 3. Confronti, che analizza comparativamente i sistemi eterotopici in Italia e in Francia, con focus su Tolosa e Cagliari; 4. Sperimentazioni, dedicata al caso studio del Collegio di Santa Croce a Cagliari, sede gesuitica cinquecentesca, attraverso cui si verifica la trasferibilità del metodo; 5. Prospettive, che sintetizza gli esiti in un insieme di linee guida per il progetto e in un atlante digitale open source per la diffusione dei dati e delle pratiche. Il confronto con la Francia, in particolare con Tolosa, consente di misurare come differenti culture della governance — centralizzata e programmata in Francia, frammentata e episodica in Italia — incidano sulla qualità e sostenibilità dei processi di riuso. Ne emerge la necessità di una governance integrata e di un progetto capace di unire conoscenza, tutela e innovazione sociale, superando la dicotomia tra conservazione e trasformazione. Il caso di Santa Croce è utilizzato per illustrare il metodo con la definizione di criteri, soglie e matrici tipologiche in grado di graduare l’intensità degli interventi e orientare azioni progressive, temporanee e permanenti. Le invarianti architettoniche - corte, spina distributiva, soglie e ipogei - diventano strumenti di progetto per restituire porosità, continuità e valore pubblico a un complesso emblematico del rapporto fra memoria e uso. I risultati della ricerca si traducono in orientamenti operativi per il progetto di restauro e valorizzazione dei complessi storici, fondati su una concezione del patrimonio come risorsa viva e condivisa. La tesi propone così una “conservazione generativa”, intesa come pratica di riuso lento, reversibile e partecipato, in grado di produrre nuovi significati e usi senza cancellare le stratificazioni del passato. Le grandi fabbriche urbane, da spazi marginali o stigmatizzati, vengono reinterpretate come infrastrutture civiche e culturali per la città contemporanea, luoghi di memoria attiva e di nuova cittadinanza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


