"Le belle ragazze" (East 128, Milano 1965) è una pubblicazione a quattro mani che vede coinvolte due delle menti più brillanti del secolo scorso: Ettore Sottsass Jr. e Fernanda Pivano, all'epoca marito e moglie. Il libro è costruito dalle fotografie di corpi femminili, in carne ed ossa o in rappresentazioni pittoriche e scultoree, che Sottsass ha scattato in diversi luoghi del mondo, e dai testi di Pivano, un incrocio tra ekphrasis classica e narrazione. Pochi mesi dopo l'uscita del libro viene organizzata una mostra, durante la quale le fotografie sono accompagnate da ornamenti femminili con stile geometrico-minimalista e piatti di terracotta della serie dedicata a Shiva: oggetti che rafforzano la sensazione di una narrazione esotica, orientaleggiante, che affiora meno intensamente dalle pagine del libro, dove è la scrittura sciolta e diretta di Pivano a guidare il lettore intorno al mondo, alla ricerca dei contesti nei quali sono stati fotografati tutti quei corpi femminili. Si tratta di corpi molto diversi. Per fare solo due esempi, il primo che si incontra nel libro è quello di una statuetta antica ritratta da una vetrinetta del Louvre, l'ultimo quello di una giovane donna in bikini sulle spiagge di Antibes. «Un giorno mi disse, adagio e a voce bassa, con gli occhi tra sorpresi e melanconici: più passa il tempo più mi accorgo che mi piacciono le belle ragazze. Come ti piacciono le belle ragazze, risposi allarmata. Fu allora che mi fece vedere la fotografia di una vestale-puttana di Babilonia», inizia così il racconto di Pivano, che, insieme a Sottsass, viaggiano in luoghi dell'Asia e dell'Oceano Pacifico raramente visitati dai loro contemporanei, riportando questo atteggiamento di apertura e curiosità in tutto il loro lavoro. Nel volume Le belle ragazze ci offrono formalmente una doppia visione che tuttavia è squilibrata in diversi modi. Senza il testo alcune fotografie potrebbero essere interpretate molto diversamente, ma non va dimenticato che nascono sempre da uno sguardo maschile alla ricerca del corpo femminile, vissuto e mostrato nell'ambito di diversi contesti culturali, sociali e geografici, che oggi possiamo definire gender situated alla luce, dunque, delle nuove consapevolezze portate dagli studi post-colonialisti e di genere. Proprio per questo ritengo utile e importante rileggere Le belle ragazze considerando lo sguardo di un uomo da una parte e di una donna dall'altro, un marito e una moglie, nati nel 1917, che, con i propri limiti e talenti cercano di capirsi a vicenda, ma, soprattutto, interpretano l'esotico e lo restituiscono ad un pubblico occidentale di intellettuali milanesi.
Le belle ragazze: Ettore Sottsass Jr. e Fernanda Pivano guardano le donne del mondo / Caravita, Irene. - (2026), pp. 102-113. ( Straniere. Giornate internazionali dedicate alle arti e culture extraeuropee in Italia Siena ).
Le belle ragazze: Ettore Sottsass Jr. e Fernanda Pivano guardano le donne del mondo
Irene Caravita
2026
Abstract
"Le belle ragazze" (East 128, Milano 1965) è una pubblicazione a quattro mani che vede coinvolte due delle menti più brillanti del secolo scorso: Ettore Sottsass Jr. e Fernanda Pivano, all'epoca marito e moglie. Il libro è costruito dalle fotografie di corpi femminili, in carne ed ossa o in rappresentazioni pittoriche e scultoree, che Sottsass ha scattato in diversi luoghi del mondo, e dai testi di Pivano, un incrocio tra ekphrasis classica e narrazione. Pochi mesi dopo l'uscita del libro viene organizzata una mostra, durante la quale le fotografie sono accompagnate da ornamenti femminili con stile geometrico-minimalista e piatti di terracotta della serie dedicata a Shiva: oggetti che rafforzano la sensazione di una narrazione esotica, orientaleggiante, che affiora meno intensamente dalle pagine del libro, dove è la scrittura sciolta e diretta di Pivano a guidare il lettore intorno al mondo, alla ricerca dei contesti nei quali sono stati fotografati tutti quei corpi femminili. Si tratta di corpi molto diversi. Per fare solo due esempi, il primo che si incontra nel libro è quello di una statuetta antica ritratta da una vetrinetta del Louvre, l'ultimo quello di una giovane donna in bikini sulle spiagge di Antibes. «Un giorno mi disse, adagio e a voce bassa, con gli occhi tra sorpresi e melanconici: più passa il tempo più mi accorgo che mi piacciono le belle ragazze. Come ti piacciono le belle ragazze, risposi allarmata. Fu allora che mi fece vedere la fotografia di una vestale-puttana di Babilonia», inizia così il racconto di Pivano, che, insieme a Sottsass, viaggiano in luoghi dell'Asia e dell'Oceano Pacifico raramente visitati dai loro contemporanei, riportando questo atteggiamento di apertura e curiosità in tutto il loro lavoro. Nel volume Le belle ragazze ci offrono formalmente una doppia visione che tuttavia è squilibrata in diversi modi. Senza il testo alcune fotografie potrebbero essere interpretate molto diversamente, ma non va dimenticato che nascono sempre da uno sguardo maschile alla ricerca del corpo femminile, vissuto e mostrato nell'ambito di diversi contesti culturali, sociali e geografici, che oggi possiamo definire gender situated alla luce, dunque, delle nuove consapevolezze portate dagli studi post-colonialisti e di genere. Proprio per questo ritengo utile e importante rileggere Le belle ragazze considerando lo sguardo di un uomo da una parte e di una donna dall'altro, un marito e una moglie, nati nel 1917, che, con i propri limiti e talenti cercano di capirsi a vicenda, ma, soprattutto, interpretano l'esotico e lo restituiscono ad un pubblico occidentale di intellettuali milanesi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


