Legato alla cultura figurativa della Sicilia del XVI secolo, Francesco Grassia si dimostra scarsamente aggiornato rispetto alle novità stilistiche del suo tempo, nonostante la sua presenza a Roma per oltre trent’anni, almeno dal 1632. Pur non avendo ottenuto commissioni di altissimo livello, riuscì tuttavia a costruirsi una propria clientela, anche grazie ai legami con personalità connesse ad alcune delle famiglie più eminenti dell’epoca. Le sue sculture, al contempo intelligibili e complesse, caratterizzate da una forte componente simbolica e allegorica, sono con ogni probabilità il prodotto di una solida cultura letteraria, attestata dalla presenza di circa sessanta volumi nella sua casa-bottega. I titoli di tali testi restano purtroppo ignoti; è tuttavia documentato che cinquanta di essi furono donati dallo stesso artista ai Padri Francescani di Sant’Isidoro a Capo le Case, importante centro culturale della Roma del tempo, gravitante attorno alla figura di padre Luke Wadding. A sostegno di tale tesi, il presente contributo presenta una descrizione dotta e inedita di un’opera di Grassia, da lui firmata e datata 25 dicembre 1649, che costituisce così la prima opera nota dello scultore, sebbene in absentia. Si propone qui l’ipotesi che tale testo si riferisca alla medesima Allegoria della Vita Umana menzionata in alcuni documenti dell’archivio Cardelli, da identificarsi non più in via ipotetica, bensì nel gruppo scultoreo oggi conservato nella collezione della Maymont Foundation di Richmond.
Franciscus Grassia Panormitanus: un’opera sconosciuta descritta da lui medesimo / Gambino, Giuseppe. - In: FRANCISCANA. - ISSN 1129-230X. - XXVII:(2026), pp. 217-232.
Franciscus Grassia Panormitanus: un’opera sconosciuta descritta da lui medesimo
Gambino, Giuseppe
2026
Abstract
Legato alla cultura figurativa della Sicilia del XVI secolo, Francesco Grassia si dimostra scarsamente aggiornato rispetto alle novità stilistiche del suo tempo, nonostante la sua presenza a Roma per oltre trent’anni, almeno dal 1632. Pur non avendo ottenuto commissioni di altissimo livello, riuscì tuttavia a costruirsi una propria clientela, anche grazie ai legami con personalità connesse ad alcune delle famiglie più eminenti dell’epoca. Le sue sculture, al contempo intelligibili e complesse, caratterizzate da una forte componente simbolica e allegorica, sono con ogni probabilità il prodotto di una solida cultura letteraria, attestata dalla presenza di circa sessanta volumi nella sua casa-bottega. I titoli di tali testi restano purtroppo ignoti; è tuttavia documentato che cinquanta di essi furono donati dallo stesso artista ai Padri Francescani di Sant’Isidoro a Capo le Case, importante centro culturale della Roma del tempo, gravitante attorno alla figura di padre Luke Wadding. A sostegno di tale tesi, il presente contributo presenta una descrizione dotta e inedita di un’opera di Grassia, da lui firmata e datata 25 dicembre 1649, che costituisce così la prima opera nota dello scultore, sebbene in absentia. Si propone qui l’ipotesi che tale testo si riferisca alla medesima Allegoria della Vita Umana menzionata in alcuni documenti dell’archivio Cardelli, da identificarsi non più in via ipotetica, bensì nel gruppo scultoreo oggi conservato nella collezione della Maymont Foundation di Richmond.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


