La ricerca che presento oggi nasce da una tensione che attraversa in modo sempre più evidente il dibattito scientifico e politico contemporaneo sulla transizione energetica. Da un lato, assistiamo a una crescente convergenza discorsiva sull’urgenza climatica e sulla necessità di decarbonizzare i sistemi energetici; dall’altro, osserviamo una persistente difficoltà nel tradurre questa urgenza in trasformazioni territoriali effettive, soprattutto nei contesti marginali. È proprio questo scarto tra ambizione e implementazione che costituisce il punto di partenza della tesi. La transizione energetica viene spesso rappresentata come un processo tecnico, lineare, guidato dall’innovazione e sostenuto da strumenti economici e normativi. Tuttavia, una lettura più attenta mostra come questa narrazione sia parziale. La transizione non si dispiega su un terreno neutro, ma incontra territori già strutturati da rapporti di potere, modelli di sviluppo, infrastrutture e istituzioni sedimentate. In questo senso, la transizione energetica non è semplicemente un cambiamento di fonti, ma un processo profondamente politico e territoriale, che interroga il modo stesso in cui spazio, risorse e decisioni sono organizzati. È all’interno di questa prospettiva che la tesi propone di ricondurre la cosiddetta “Questione Energetica” al suo significato strutturale. Le isole non sono spazi vuoti su cui innestare soluzioni tecniche, ma sistemi socio-territoriali densi, segnati da dipendenze energetiche, economiche e decisionali. I casi studio di Ventotene e Lampedusa permettono di osservare due traiettorie differenti, ma complementari. Ventotene rappresenta un contesto in cui la nicchia prova a emergere. Esiste una visione locale della transizione come opportunità di sviluppo, una coesione sociale relativamente elevata e un tentativo di costruzione di una Comunità Energetica. Tuttavia, il processo si arresta di fronte a barriere amministrative, finanziarie e istituzionali. La complessità procedurale, l’incertezza sui tempi di finanziamento e la discontinuità politica minano la stabilità delle aspettative, impedendo alla nicchia di consolidarsi. Il regime non viene superato, ma solo parzialmente messo in discussione. Lampedusa, al contrario, mostra una situazione in cui la nicchia fatica persino a formarsi. Nonostante la presenza di ingenti risorse finanziarie e progettualità europee, l’energia resta percepita come un servizio esterno, non come un oggetto di governo locale. I dati empirici, in particolare i questionari, mostrano un paradosso significativo: alta consapevolezza ambientale e alta disponibilità alla partecipazione, ma bassissima conoscenza delle Comunità Energetiche e assenza di spazi istituzionali di attivazione. Qui il problema non è la resistenza sociale, ma la mancanza di una governance capace di trasformare la consapevolezza individuale in azione collettiva. La tesi sostiene quindi la necessità di sviluppare una metodologia territoriale della transizione energetica, capace di integrare analisi socio-tecnica, lettura istituzionale e dimensione spaziale. Solo riconoscendo il territorio come matrice di senso e di azione è possibile restituire alla transizione il suo potenziale trasformativo. In assenza di questo spostamento di sguardo, la transizione rischia di restare un processo selettivo, che innova le tecnologie ma lascia intatte le strutture che hanno prodotto la crisi

Energia e Territorio: la Transizione Energetica nei sistemi insulari minori / Manzo, Eros. - (2026 Feb 09).

Energia e Territorio: la Transizione Energetica nei sistemi insulari minori

MANZO, EROS
09/02/2026

Abstract

La ricerca che presento oggi nasce da una tensione che attraversa in modo sempre più evidente il dibattito scientifico e politico contemporaneo sulla transizione energetica. Da un lato, assistiamo a una crescente convergenza discorsiva sull’urgenza climatica e sulla necessità di decarbonizzare i sistemi energetici; dall’altro, osserviamo una persistente difficoltà nel tradurre questa urgenza in trasformazioni territoriali effettive, soprattutto nei contesti marginali. È proprio questo scarto tra ambizione e implementazione che costituisce il punto di partenza della tesi. La transizione energetica viene spesso rappresentata come un processo tecnico, lineare, guidato dall’innovazione e sostenuto da strumenti economici e normativi. Tuttavia, una lettura più attenta mostra come questa narrazione sia parziale. La transizione non si dispiega su un terreno neutro, ma incontra territori già strutturati da rapporti di potere, modelli di sviluppo, infrastrutture e istituzioni sedimentate. In questo senso, la transizione energetica non è semplicemente un cambiamento di fonti, ma un processo profondamente politico e territoriale, che interroga il modo stesso in cui spazio, risorse e decisioni sono organizzati. È all’interno di questa prospettiva che la tesi propone di ricondurre la cosiddetta “Questione Energetica” al suo significato strutturale. Le isole non sono spazi vuoti su cui innestare soluzioni tecniche, ma sistemi socio-territoriali densi, segnati da dipendenze energetiche, economiche e decisionali. I casi studio di Ventotene e Lampedusa permettono di osservare due traiettorie differenti, ma complementari. Ventotene rappresenta un contesto in cui la nicchia prova a emergere. Esiste una visione locale della transizione come opportunità di sviluppo, una coesione sociale relativamente elevata e un tentativo di costruzione di una Comunità Energetica. Tuttavia, il processo si arresta di fronte a barriere amministrative, finanziarie e istituzionali. La complessità procedurale, l’incertezza sui tempi di finanziamento e la discontinuità politica minano la stabilità delle aspettative, impedendo alla nicchia di consolidarsi. Il regime non viene superato, ma solo parzialmente messo in discussione. Lampedusa, al contrario, mostra una situazione in cui la nicchia fatica persino a formarsi. Nonostante la presenza di ingenti risorse finanziarie e progettualità europee, l’energia resta percepita come un servizio esterno, non come un oggetto di governo locale. I dati empirici, in particolare i questionari, mostrano un paradosso significativo: alta consapevolezza ambientale e alta disponibilità alla partecipazione, ma bassissima conoscenza delle Comunità Energetiche e assenza di spazi istituzionali di attivazione. Qui il problema non è la resistenza sociale, ma la mancanza di una governance capace di trasformare la consapevolezza individuale in azione collettiva. La tesi sostiene quindi la necessità di sviluppare una metodologia territoriale della transizione energetica, capace di integrare analisi socio-tecnica, lettura istituzionale e dimensione spaziale. Solo riconoscendo il territorio come matrice di senso e di azione è possibile restituire alla transizione il suo potenziale trasformativo. In assenza di questo spostamento di sguardo, la transizione rischia di restare un processo selettivo, che innova le tecnologie ma lascia intatte le strutture che hanno prodotto la crisi
9-feb-2026
File allegati a questo prodotto
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1760581
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact