L’articolo propone una lettura critica della Biennale Architettura 2025, Intelligens. Natural. Artificial. Collective, interpretata come un dispositivo corale che riflette le ambiguità dell’attuale discorso architettonico sull’intelligenza, la partecipazione e la sostenibilità. Attraverso l’analisi degli allestimenti alle Corderie dell’Arsenale, dei padiglioni ai Giardini e dei progetti diffusi in città, il testo mette in evidenza la tensione tra apertura democratica e frammentazione curatoriale, tra accumulo di dati e carenza di immaginari. In particolare, la partecipazione del Qatar offre l’occasione per rileggere il tema dell’abitare come gesto relazionale e responsabile, fondato su pratiche di legatura, tessitura e cura, in dialogo con le riflessioni teoriche di Gottfried Semper, Kenneth Frampton e Gevork Hartoonian. Il nodo – inteso come atto originario che precede la forma – diventa metafora e strumento operativo per un’architettura capace di ricucire saperi, materiali e comunità. In conclusione, l’articolo auspica un ritorno all’arte del discernimento come condizione necessaria per restituire all’architettura un ruolo etico e progettuale in un contesto segnato da sovraccarico informativo e perdita di senso.
Intelligenze in cerca di architettura. Intelligences in search of architecture / Ghia, Maria Clara. - In: ABITARE LA TERRA. - ISSN 1592-8608. - Anno XXIII:66(2024), pp. 36-41.
Intelligenze in cerca di architettura. Intelligences in search of architecture
Maria Clara Ghia
2024
Abstract
L’articolo propone una lettura critica della Biennale Architettura 2025, Intelligens. Natural. Artificial. Collective, interpretata come un dispositivo corale che riflette le ambiguità dell’attuale discorso architettonico sull’intelligenza, la partecipazione e la sostenibilità. Attraverso l’analisi degli allestimenti alle Corderie dell’Arsenale, dei padiglioni ai Giardini e dei progetti diffusi in città, il testo mette in evidenza la tensione tra apertura democratica e frammentazione curatoriale, tra accumulo di dati e carenza di immaginari. In particolare, la partecipazione del Qatar offre l’occasione per rileggere il tema dell’abitare come gesto relazionale e responsabile, fondato su pratiche di legatura, tessitura e cura, in dialogo con le riflessioni teoriche di Gottfried Semper, Kenneth Frampton e Gevork Hartoonian. Il nodo – inteso come atto originario che precede la forma – diventa metafora e strumento operativo per un’architettura capace di ricucire saperi, materiali e comunità. In conclusione, l’articolo auspica un ritorno all’arte del discernimento come condizione necessaria per restituire all’architettura un ruolo etico e progettuale in un contesto segnato da sovraccarico informativo e perdita di senso.| File | Dimensione | Formato | |
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