Nel villaggio di Vedanthangal (Tamil Nadu), Vaazh House (Vy Architecture Studio, 2024) propone un’idea di abitare definita più da consuetudini comunitarie che da recinzioni, mettendo al centro la soglia e la continuità tra interno ed esterno attraverso la reinterpretazione contemporanea della thinnai come ingresso sociale (luogo di incontro, attesa e conversazione), e organizzando la distribuzione attorno a una corte che ordina gli spazi e regola il microclima mitigando calore e umidità e favorendo luce e ventilazione naturale; una parete curva sul bordo occidentale del patio agisce insieme da schermo solare e da soglia continua, e tramite perforazioni calibrate trasforma i fenomeni naturali in eventi domestici (trame di ombre sul pavimento in ossido e pioggia che raggiunge la corte in modo controllato), mentre le scelte costruttive radicano l’opera nella cultura materiale locale con un calcestruzzo realizzato con inerti del luogo e additivi minerali, gettato in fasi successive in casseforme lignee semplici e riutilizzabili e lasciato volutamente grezzo per preservare una prossimità sensibile con la materia; impostata su principi passivi elementari e su un lessico circoscritto (corte, thinnai, parete curva, pavimento continuo), la casa riduce la dipendenza da dispositivi meccanici e costruisce un habitat inclusivo che estende la dimensione comunitaria anche ad altre specie, riaffermando la casa come ecosistema più che come recinto impermeabile, capace di coniugare memoria, innovazione e appartenenza.
Dove il villaggio entra in casa / Vannini, Carlo. - In: INDUSTRIA ITALIANA DEL CEMENTO. - ISSN 0019-7637. - 863, dicembre 2025(2025), pp. 108-111.
Dove il villaggio entra in casa
Carlo Vannini
2025
Abstract
Nel villaggio di Vedanthangal (Tamil Nadu), Vaazh House (Vy Architecture Studio, 2024) propone un’idea di abitare definita più da consuetudini comunitarie che da recinzioni, mettendo al centro la soglia e la continuità tra interno ed esterno attraverso la reinterpretazione contemporanea della thinnai come ingresso sociale (luogo di incontro, attesa e conversazione), e organizzando la distribuzione attorno a una corte che ordina gli spazi e regola il microclima mitigando calore e umidità e favorendo luce e ventilazione naturale; una parete curva sul bordo occidentale del patio agisce insieme da schermo solare e da soglia continua, e tramite perforazioni calibrate trasforma i fenomeni naturali in eventi domestici (trame di ombre sul pavimento in ossido e pioggia che raggiunge la corte in modo controllato), mentre le scelte costruttive radicano l’opera nella cultura materiale locale con un calcestruzzo realizzato con inerti del luogo e additivi minerali, gettato in fasi successive in casseforme lignee semplici e riutilizzabili e lasciato volutamente grezzo per preservare una prossimità sensibile con la materia; impostata su principi passivi elementari e su un lessico circoscritto (corte, thinnai, parete curva, pavimento continuo), la casa riduce la dipendenza da dispositivi meccanici e costruisce un habitat inclusivo che estende la dimensione comunitaria anche ad altre specie, riaffermando la casa come ecosistema più che come recinto impermeabile, capace di coniugare memoria, innovazione e appartenenza.| File | Dimensione | Formato | |
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