In uno scenario caratterizzato da crisi multiple e crescenti disparità territoriali, l’Unione Europea utilizza spesso le politiche di welfare per promuovere la coesione sociale e territoriali. Internamente all’Unione, queste ultime contribuiscono alla stabilizzazione delle regioni periferiche e alla mitigazione delle tensioni tra gruppi sociali caratterizzati da livelli eterogenei di benessere. Nell’ambito della global governance, invece, il modello sociale europeo si configura come una forma di soft power, che offre un’alternativa normativa alla leadership neoliberista statunitense e al capitalismo di Stato cinese. Ciononostante, nel quadro della vasta letteratura che tratta le disparità regionali e le strategie di investimento sociale dell’UE, non sempre la dimensione geopolitica del welfare riceve adeguate attenzioni. La ricerca illustrata in questo contributo cerca di colmare tale lacuna proponendo alcune riflessioni su come le politiche di welfare possano essere utilizzate come strumento di soft power. Lo studio adotta un approccio qualitativo e riflessivo: integra l’analisi di narrazioni politiche e quadri normativi con l’identificazione di casi di studio (ad esempio, il confronto tra Stati “frugali” e “periferici”) per rappresentare l’evoluzione spazio-temporale delle strategie di welfare europee, proponendo una riflessione che pone le politiche di coesione e gli investimenti sociali all’interno di relazioni di potere più ampie. Lo studio porta ad elaborare le seguenti conclusioni: i) Europa Sociale possiede il potenziale geopolitico per porsi come alternativa normativa e culturale agli stili dominanti di global governance; ii) è necessario elaborare un principio minimo condiviso di solidarietà e reciprocità affinchè il modello sociale europeo sia effettivamente sostenibile e integrato; iii) contrariamente alle aspettative, gli attuali accordi di welfare producono distinzioni nette tra insider e outsider, mettendo a rischio il concetto di cittadinanza UE e la stabilità stessa dell’Unione.

Il welfare europeo come strumento di soft power / Salustri, Andrea. - (2026), pp. 1-18.

Il welfare europeo come strumento di soft power

Andrea Salustri
2026

Abstract

In uno scenario caratterizzato da crisi multiple e crescenti disparità territoriali, l’Unione Europea utilizza spesso le politiche di welfare per promuovere la coesione sociale e territoriali. Internamente all’Unione, queste ultime contribuiscono alla stabilizzazione delle regioni periferiche e alla mitigazione delle tensioni tra gruppi sociali caratterizzati da livelli eterogenei di benessere. Nell’ambito della global governance, invece, il modello sociale europeo si configura come una forma di soft power, che offre un’alternativa normativa alla leadership neoliberista statunitense e al capitalismo di Stato cinese. Ciononostante, nel quadro della vasta letteratura che tratta le disparità regionali e le strategie di investimento sociale dell’UE, non sempre la dimensione geopolitica del welfare riceve adeguate attenzioni. La ricerca illustrata in questo contributo cerca di colmare tale lacuna proponendo alcune riflessioni su come le politiche di welfare possano essere utilizzate come strumento di soft power. Lo studio adotta un approccio qualitativo e riflessivo: integra l’analisi di narrazioni politiche e quadri normativi con l’identificazione di casi di studio (ad esempio, il confronto tra Stati “frugali” e “periferici”) per rappresentare l’evoluzione spazio-temporale delle strategie di welfare europee, proponendo una riflessione che pone le politiche di coesione e gli investimenti sociali all’interno di relazioni di potere più ampie. Lo studio porta ad elaborare le seguenti conclusioni: i) Europa Sociale possiede il potenziale geopolitico per porsi come alternativa normativa e culturale agli stili dominanti di global governance; ii) è necessario elaborare un principio minimo condiviso di solidarietà e reciprocità affinchè il modello sociale europeo sia effettivamente sostenibile e integrato; iii) contrariamente alle aspettative, gli attuali accordi di welfare producono distinzioni nette tra insider e outsider, mettendo a rischio il concetto di cittadinanza UE e la stabilità stessa dell’Unione.
2026
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