Perché cerchiamo significati nelle stelle? Omero nell’Odissea parlando del popolo senza stelle dei Cimmeri li definì semi-umani perché orfani della loro visione1. Come l’architettura è stata – ed è ancora – uno strumento di contatto e di controllo sul cielo? L’architettura religiosa e monumentale ha tradotto più volte il tetto primordiale della volta celeste: dal planetario della Domus Aurea di Nerone, ai mosaici del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna fino alle stelle immaginate da Étienne-Louis Boullée per il cenotafio di Newton2. L’arrivo della luce elettrica — poco meno di centocinquant’anni fa — ha permesso alla modernità di “far scendere” le stelle a terra, dentro la città, in una nostalgia del giorno che ci avvolge in un diurnismo perpetuo3. L’attacco del buio da parte dell’urbano, mosso dal bisogno di controllo e produttività, è paradossalmente anche un assalto nella cecità: un attacco al buio che ignora le conseguenze della propria stessa luce. Lo scienziato Johan Eklöf attraversa l’impatto della luce artificiale sugli ecosistemi nel suo Elogio del Buio4 sottolineandone l’esponenziale crescita. Senza arcaismi primitivi, il contributo indaga l’aggressività5 che alcune architetture costruite intrattengono con il cielo notturno, in particolare nei loro tetti, veri e propri cappelli per fare “attacchi” al cielo. Questo sguardo si può verificare nella città delle luci per eccellenza: Las Vegas.

Un tetto per attaccare il cielo. Sky Beam, Luxor Hotel, Las Vegas / Anelli-Monti, Michele. - In: DROMOS. - ISSN 2239-6284. - 14(2025), pp. 28-29.

Un tetto per attaccare il cielo. Sky Beam, Luxor Hotel, Las Vegas

Anelli-Monti, Michele
2025

Abstract

Perché cerchiamo significati nelle stelle? Omero nell’Odissea parlando del popolo senza stelle dei Cimmeri li definì semi-umani perché orfani della loro visione1. Come l’architettura è stata – ed è ancora – uno strumento di contatto e di controllo sul cielo? L’architettura religiosa e monumentale ha tradotto più volte il tetto primordiale della volta celeste: dal planetario della Domus Aurea di Nerone, ai mosaici del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna fino alle stelle immaginate da Étienne-Louis Boullée per il cenotafio di Newton2. L’arrivo della luce elettrica — poco meno di centocinquant’anni fa — ha permesso alla modernità di “far scendere” le stelle a terra, dentro la città, in una nostalgia del giorno che ci avvolge in un diurnismo perpetuo3. L’attacco del buio da parte dell’urbano, mosso dal bisogno di controllo e produttività, è paradossalmente anche un assalto nella cecità: un attacco al buio che ignora le conseguenze della propria stessa luce. Lo scienziato Johan Eklöf attraversa l’impatto della luce artificiale sugli ecosistemi nel suo Elogio del Buio4 sottolineandone l’esponenziale crescita. Senza arcaismi primitivi, il contributo indaga l’aggressività5 che alcune architetture costruite intrattengono con il cielo notturno, in particolare nei loro tetti, veri e propri cappelli per fare “attacchi” al cielo. Questo sguardo si può verificare nella città delle luci per eccellenza: Las Vegas.
2025
architettura; cielo; stelle; luce-artificiale; aggressività
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Un tetto per attaccare il cielo. Sky Beam, Luxor Hotel, Las Vegas / Anelli-Monti, Michele. - In: DROMOS. - ISSN 2239-6284. - 14(2025), pp. 28-29.
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