Introduzione:
La degenerazione maculare legata all’età neovascolare (nAMD) rappresenta la principale causa di perdita visiva irreversibile nei paesi industrializzati. Sebbene le terapie anti‑VEGF abbiano rivoluzionato la prognosi funzionale, un sottogruppo di pazienti mostra risposta incompleta e richiede frequenti iniezioni, con impatto clinico e gestionale. L’identificazione di biomarcatori OCT predittivi potrebbe consentire un approccio terapeutico più mirato.

Metodi:
Studio osservazionale ibrido monocentrico su 101 occhi naïve trattati con schema treat‑and‑extend: 50 bevacizumab, 25 aflibercept, 26 faricimab e 6 brolucizumab (coorte esplorativa). Raccolti dati funzionali (BCVA ETDRS) e OCT (CMT, PED altezza/volume, IRF/SRF, SHRM, integrità EZ) a baseline, 4, 9 e 12 mesi. Analisi statistiche con Welch t‑test, modelli misti, ANCOVA e test interazione trattamento.

Risultati:
A 12 mesi, faricimab ha mostrato miglioramento visivo superiore (+8,8 lettere) rispetto ad aflibercept (+6,0) e bevacizumab (+4,8), con significatività vs bevacizumab (p=0,020). Riduzione del CMT più marcata (−84 µm vs −76 e −64 µm). Riduzione del PED più significativa (−82% vs −65% e −48%; p<0,001). Più alta proporzione di macule dry (84,6% vs 72% e 58%). Minor burden iniettivo (6,3 vs 7,2 e 8,4; p<0,001). L’analisi interattiva ha evidenziato un vantaggio crescente per faricimab nei pazienti con PED basali più elevati. Brolucizumab ha mostrato risultati anatomici comparabili ma eventi infiammatori isolati.

Conclusioni:
Faricimab dimostra un profilo favorevole con superiore efficacia anatomico‑funzionale e minore burden terapeutico, specialmente nei casi con PED voluminosi. I risultati supportano un modello di medicina personalizzata basato sui biomarcatori OCT per ottimizzare la scelta anti‑VEGF.



Biomarcatori fenotipo-specifici per la selezione personalizzata di anti-VEGF di ultima generazione nella DMS essudativa / Casillo, Lorenzo. - (2026 Jan 15).

Biomarcatori fenotipo-specifici per la selezione personalizzata di anti-VEGF di ultima generazione nella DMS essudativa

CASILLO, LORENZO
15/01/2026

Abstract

Introduzione:
La degenerazione maculare legata all’età neovascolare (nAMD) rappresenta la principale causa di perdita visiva irreversibile nei paesi industrializzati. Sebbene le terapie anti‑VEGF abbiano rivoluzionato la prognosi funzionale, un sottogruppo di pazienti mostra risposta incompleta e richiede frequenti iniezioni, con impatto clinico e gestionale. L’identificazione di biomarcatori OCT predittivi potrebbe consentire un approccio terapeutico più mirato.

Metodi:
Studio osservazionale ibrido monocentrico su 101 occhi naïve trattati con schema treat‑and‑extend: 50 bevacizumab, 25 aflibercept, 26 faricimab e 6 brolucizumab (coorte esplorativa). Raccolti dati funzionali (BCVA ETDRS) e OCT (CMT, PED altezza/volume, IRF/SRF, SHRM, integrità EZ) a baseline, 4, 9 e 12 mesi. Analisi statistiche con Welch t‑test, modelli misti, ANCOVA e test interazione trattamento.

Risultati:
A 12 mesi, faricimab ha mostrato miglioramento visivo superiore (+8,8 lettere) rispetto ad aflibercept (+6,0) e bevacizumab (+4,8), con significatività vs bevacizumab (p=0,020). Riduzione del CMT più marcata (−84 µm vs −76 e −64 µm). Riduzione del PED più significativa (−82% vs −65% e −48%; p<0,001). Più alta proporzione di macule dry (84,6% vs 72% e 58%). Minor burden iniettivo (6,3 vs 7,2 e 8,4; p<0,001). L’analisi interattiva ha evidenziato un vantaggio crescente per faricimab nei pazienti con PED basali più elevati. Brolucizumab ha mostrato risultati anatomici comparabili ma eventi infiammatori isolati.

Conclusioni:
Faricimab dimostra un profilo favorevole con superiore efficacia anatomico‑funzionale e minore burden terapeutico, specialmente nei casi con PED voluminosi. I risultati supportano un modello di medicina personalizzata basato sui biomarcatori OCT per ottimizzare la scelta anti‑VEGF.


15-gen-2026
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1759397
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