The contribution examines the wall paintings in the church of Santa Croce in Gerusalemme in Rome, which were executed between 1123 and 1144 on commission from Cardinal Gerardo Caccianemici (later Pope Lucius II). What survives of this cycle was brought to light in 1913 by Giovanni Biasiotti and Santi Pesarini and remained in situ until 1967 when, due to progressive deterioration, superintendent Guglielmo Matthiae decided to charge the restorer Arnolfo Angelo Crucianelli to detach the paintings’ best preserved parts. These fragmentary pieces were displayed in the small adjacent museum until 1999, when they were transferred to the new Museo di Santa Croce in Gerusalemme. The cycle’s uncommon iconographic programme, focusing on the theme of the antediluvian and postdiluvian patriarchs, was arranged in two registers on the walls of the nave and counter-façade, continued in the transept to finally culminate in the apocalyptic theophany of the triumphal arch. Here, in the centre of the lower register, a precious new relic was walled in a niche: the Titulus Crucis, appeared in Rome at the very beginning of the 12th century. The relic’s presence in the basilica, as well as its architectural and pictorial renovation, seem to imply the desire to promote Santa Croce as a pilgrimage sanctuary, sort of equivalent of the Holy Sepulchre in Jerusalem. It is precisely in the light of the historical context of the Crusades that the cycle’s uncommon iconographic programme can find a point of reference: having no ties with the Roman tradition, it rather seems to relate to the Holy Land of that period, where in 1119, in Hebron, the bodies of the patriarchs Abraham, Joseph and Jacob were miraculously discovered in a cave.

Il contributo prende in esame le pitture murali della chiesa di S. Croce in Gerusalemme a Roma, realizzate tra il 1123 e il 1144 su committenza del cardinale Gerardo Caccianemici, poi papa Lucio II. Ciò che resta di questo ciclo venne alla luce nel 1913 ad opera di Giovanni Biasiotti e Santi Pesarini e fu conservato in situ fino al 1967, quando, a causa del progressivo degrado, il soprintendente Guglielmo Matthiae decise di affidare al restauratore Arnolfo Angelo Crucianelli lo stacco delle parti meglio conservate. Queste ultime furono esposte in un piccolo museo annesso alla basilica; nel 1999 furono trasferite nel nuovo Museo di S. Croce in Gerusalemme. Il programma iconografico originario, eccezionalmente incentrato sul tema dei Patriarchi anti-diluviani e post-diluviani, poteva svilupparsi in due registri sulle pareti della navata centrale e della controfacciata, continuare nel transetto e culminare nella teofania apocalittica dell’arco trionfale. Qui, al centro del registro inferiore era murata, all’interno di una nicchia, una nuova prestigiosa reliquia, quella del Titulus Crucis, comparsa a Roma proprio all’inizio del XII secolo. Il posizionamento del Titulus, la nuova veste architettonica della basilica e la sua nuova decorazione pittorica sembrano corrispondere a una volontà di promozione di S. Croce a santuario di pellegrinaggio, alter ego del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E proprio alla luce del contesto storico delle Crociate che si può forse spiegare l’originale programma iconografico della chiesa, che non ha legami con la tradizione romana, ma si rapporta piuttosto alla Terrasanta di quel periodo, dove nel 1119, a Hebron, erano stati miracolosamente scoperti in una grotta i corpi dei patriarchi Abramo, Giuseppe e Giacobbe.

Il ciclo di S. Croce in Gerusalemme a Roma. La scoperta, il restauro, il programma pittorico / Iacobini, Antonio; D'Achille, Anna Maria. - In: ARTE MEDIEVALE. - ISSN 0393-7267. - anno XV:serie IV(2025), pp. 291-318.

Il ciclo di S. Croce in Gerusalemme a Roma. La scoperta, il restauro, il programma pittorico

Iacobini, Antonio;D'Achille, Anna Maria
2025

Abstract

The contribution examines the wall paintings in the church of Santa Croce in Gerusalemme in Rome, which were executed between 1123 and 1144 on commission from Cardinal Gerardo Caccianemici (later Pope Lucius II). What survives of this cycle was brought to light in 1913 by Giovanni Biasiotti and Santi Pesarini and remained in situ until 1967 when, due to progressive deterioration, superintendent Guglielmo Matthiae decided to charge the restorer Arnolfo Angelo Crucianelli to detach the paintings’ best preserved parts. These fragmentary pieces were displayed in the small adjacent museum until 1999, when they were transferred to the new Museo di Santa Croce in Gerusalemme. The cycle’s uncommon iconographic programme, focusing on the theme of the antediluvian and postdiluvian patriarchs, was arranged in two registers on the walls of the nave and counter-façade, continued in the transept to finally culminate in the apocalyptic theophany of the triumphal arch. Here, in the centre of the lower register, a precious new relic was walled in a niche: the Titulus Crucis, appeared in Rome at the very beginning of the 12th century. The relic’s presence in the basilica, as well as its architectural and pictorial renovation, seem to imply the desire to promote Santa Croce as a pilgrimage sanctuary, sort of equivalent of the Holy Sepulchre in Jerusalem. It is precisely in the light of the historical context of the Crusades that the cycle’s uncommon iconographic programme can find a point of reference: having no ties with the Roman tradition, it rather seems to relate to the Holy Land of that period, where in 1119, in Hebron, the bodies of the patriarchs Abraham, Joseph and Jacob were miraculously discovered in a cave.
2025
Il contributo prende in esame le pitture murali della chiesa di S. Croce in Gerusalemme a Roma, realizzate tra il 1123 e il 1144 su committenza del cardinale Gerardo Caccianemici, poi papa Lucio II. Ciò che resta di questo ciclo venne alla luce nel 1913 ad opera di Giovanni Biasiotti e Santi Pesarini e fu conservato in situ fino al 1967, quando, a causa del progressivo degrado, il soprintendente Guglielmo Matthiae decise di affidare al restauratore Arnolfo Angelo Crucianelli lo stacco delle parti meglio conservate. Queste ultime furono esposte in un piccolo museo annesso alla basilica; nel 1999 furono trasferite nel nuovo Museo di S. Croce in Gerusalemme. Il programma iconografico originario, eccezionalmente incentrato sul tema dei Patriarchi anti-diluviani e post-diluviani, poteva svilupparsi in due registri sulle pareti della navata centrale e della controfacciata, continuare nel transetto e culminare nella teofania apocalittica dell’arco trionfale. Qui, al centro del registro inferiore era murata, all’interno di una nicchia, una nuova prestigiosa reliquia, quella del Titulus Crucis, comparsa a Roma proprio all’inizio del XII secolo. Il posizionamento del Titulus, la nuova veste architettonica della basilica e la sua nuova decorazione pittorica sembrano corrispondere a una volontà di promozione di S. Croce a santuario di pellegrinaggio, alter ego del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E proprio alla luce del contesto storico delle Crociate che si può forse spiegare l’originale programma iconografico della chiesa, che non ha legami con la tradizione romana, ma si rapporta piuttosto alla Terrasanta di quel periodo, dove nel 1119, a Hebron, erano stati miracolosamente scoperti in una grotta i corpi dei patriarchi Abramo, Giuseppe e Giacobbe.
Roma; S. Croce in Gerusalemme; Pittura XII secolo; Patriarchi; Gerardo Caccianemici; Lucio II; Crociate
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Il ciclo di S. Croce in Gerusalemme a Roma. La scoperta, il restauro, il programma pittorico / Iacobini, Antonio; D'Achille, Anna Maria. - In: ARTE MEDIEVALE. - ISSN 0393-7267. - anno XV:serie IV(2025), pp. 291-318.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1759162
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