Quando l’insieme di manoscritti che costituiscono l’Opus postumum di Kant venne pubblicato in edizione critica nei volumi XXI e XXII della Akademie Ausgabe, le difficoltà interpretative che si posero per i ricercatori dell’epoca erano tali e di tale portata, da spingere Heinz Heimsoeth a suggerire di limitare i lavori sul testo a brevi studi monografici dedicati a problemi specifici e ben definiti. Se è vero, come osserva Förster, che il suo consiglio non fu seguito e che la cosiddetta ultima opera di Kant rimase un’incognita per gli studi kantiani successivi, è anche vero che la letteratura più recente sulla materia ha quasi totalmente rinunciato alla possibilità di leggere il testo in maniera sistematica, ed è invece evidente la tendenza a considerare soltanto problematiche specifiche. Un’eccezione è costituita proprio dalla monografia di Förster (Kant’s Final Synthesis. An Essay on the Opus postumum, Harvard University Press, London, 2000), che, attraverso diversi saggi su tematiche precise, tenta infine di offrire un’interpretazione complessiva dell’Opus postumum. Il libro di Davide Puzzolo, pubblicato quasi 25 anni dopo quello di Förster, si pone su questa linea, avventurandosi nello sforzo – forse titanico, visto che siamo in tema di idealismo – di offrire un’interpretazione sistematica, sebbene non esaustiva, delle migliaia di pagine che compongono l’opera che Kant non ha mai scritto e che pure doveva giungere al «punto di vista più alto della filosofia trascendentale».
Davide Puzzolo, Kant e l'Opus postumum. Verso una nuova concezione del trascendentale, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2024 / Bucarelli, Anna Leonilde. - In: DIALETTICA E FILOSOFIA. - ISSN 1974-417X. - XIX:(2025), pp. 101-104.
Davide Puzzolo, Kant e l'Opus postumum. Verso una nuova concezione del trascendentale, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2024.
Anna Leonilde Bucarelli
2025
Abstract
Quando l’insieme di manoscritti che costituiscono l’Opus postumum di Kant venne pubblicato in edizione critica nei volumi XXI e XXII della Akademie Ausgabe, le difficoltà interpretative che si posero per i ricercatori dell’epoca erano tali e di tale portata, da spingere Heinz Heimsoeth a suggerire di limitare i lavori sul testo a brevi studi monografici dedicati a problemi specifici e ben definiti. Se è vero, come osserva Förster, che il suo consiglio non fu seguito e che la cosiddetta ultima opera di Kant rimase un’incognita per gli studi kantiani successivi, è anche vero che la letteratura più recente sulla materia ha quasi totalmente rinunciato alla possibilità di leggere il testo in maniera sistematica, ed è invece evidente la tendenza a considerare soltanto problematiche specifiche. Un’eccezione è costituita proprio dalla monografia di Förster (Kant’s Final Synthesis. An Essay on the Opus postumum, Harvard University Press, London, 2000), che, attraverso diversi saggi su tematiche precise, tenta infine di offrire un’interpretazione complessiva dell’Opus postumum. Il libro di Davide Puzzolo, pubblicato quasi 25 anni dopo quello di Förster, si pone su questa linea, avventurandosi nello sforzo – forse titanico, visto che siamo in tema di idealismo – di offrire un’interpretazione sistematica, sebbene non esaustiva, delle migliaia di pagine che compongono l’opera che Kant non ha mai scritto e che pure doveva giungere al «punto di vista più alto della filosofia trascendentale».I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


