In recent decades, design disciplines have redefined their relationship with cultural heritage, embracing practices that are increasingly inclusive, reversible, and experimental. Within this framework, temporary architecture emerges as a strategic design tool for fostering new forms of interaction between communities and historical, urban, archaeological, and landscape contexts. Starting from the early experiences of Laboratori di quartiere promoted by Gianfranco Dioguardi and Renzo Piano in Otranto (1979) and Bari (1980)—which employed ephemeral objects as instruments for dialogue, education, and participation—an approach to design emerges that goes beyond mere conservation to activate processes of social and cultural revitalization of the built heritage. The recent experience in Matera (2024), focused on the regeneration of the modern legacy of the displaced neighborhoods of the Sassi districts (Lanera, Serra Venerdì and Spine Bianche), reaffirms the transformative value of the temporary, using lightweight installations as devices for listening, storytelling and community engagement. These practices, at the intersection of architecture, design, and communication, propose a dynamic vision of the built landscape, understood as a space of relationships that foster awareness and the transmission of social and cultural values, where the temporary is not merely an ephemeral or aesthetic support but a critical device for exploring new forms of heritage use, accessibility and interpretation of both established and emerging heritage.

Negli ultimi decenni, le discipline progettuali hanno ridefinito il proprio rapporto con il patrimonio culturale, aprendosi a pratiche maggiormente inclusive, reversibili e sperimentali. In questo quadro, l’architettura temporanea si configura come uno strumento progettuale strategico per attivare nuove forme di interazione tra comunità e contesti storico-urbani, archeologici e paesaggistici. A partire dalle prime esperienze dei Laboratori di Quartiere promossi da Gianfranco Dioguardi e Renzo Piano a Otranto (1979) e Bari (1980) – che utilizzano oggetti effimeri come presidi di dialogo, didattica e partecipazione – emerge un’idea di progetto capace di superare la mera conservazione per innescare processi di riattivazione sociale e culturale del patrimonio costruito. La recente esperienza di Matera (2024), incentrata sulla rigenerazione dell’eredità moderna dei quartieri dello sfollamento dei rioni Sassi (Lanera, Serra Venerdì e Spine Bianche), riafferma il valore trasformativo del temporaneo, impiegando installazioni leggere come dispositivi di ascolto, narrazione dei luoghi e coinvolgimento delle comunità. Tali pratiche, al crocevia tra architettura, design e comunicazione, propongono una visione dinamica del paesaggio costruito, inteso come spazio di relazioni che favoriscono la consapevolezza e la trasmissione dei valori sociali e culturali, dove il temporaneo non è solo un supporto effimero o estetico, ma un dispositivo critico per esplorare nuove forme di fruizione, accessibilità e interpretazione del patrimonio tanto consolidato quanto nascente.

Temporaneo e patrimonio. Dispositivi effimeri per nuovi usi, narrazioni e relazioni con la città contemporanea / Picerno, Carlo. - In: 4A JOURNAL. - ISSN 3035-2827. - 04:(2025), pp. 80-90.

Temporaneo e patrimonio. Dispositivi effimeri per nuovi usi, narrazioni e relazioni con la città contemporanea

Carlo Picerno
2025

Abstract

In recent decades, design disciplines have redefined their relationship with cultural heritage, embracing practices that are increasingly inclusive, reversible, and experimental. Within this framework, temporary architecture emerges as a strategic design tool for fostering new forms of interaction between communities and historical, urban, archaeological, and landscape contexts. Starting from the early experiences of Laboratori di quartiere promoted by Gianfranco Dioguardi and Renzo Piano in Otranto (1979) and Bari (1980)—which employed ephemeral objects as instruments for dialogue, education, and participation—an approach to design emerges that goes beyond mere conservation to activate processes of social and cultural revitalization of the built heritage. The recent experience in Matera (2024), focused on the regeneration of the modern legacy of the displaced neighborhoods of the Sassi districts (Lanera, Serra Venerdì and Spine Bianche), reaffirms the transformative value of the temporary, using lightweight installations as devices for listening, storytelling and community engagement. These practices, at the intersection of architecture, design, and communication, propose a dynamic vision of the built landscape, understood as a space of relationships that foster awareness and the transmission of social and cultural values, where the temporary is not merely an ephemeral or aesthetic support but a critical device for exploring new forms of heritage use, accessibility and interpretation of both established and emerging heritage.
2025
Negli ultimi decenni, le discipline progettuali hanno ridefinito il proprio rapporto con il patrimonio culturale, aprendosi a pratiche maggiormente inclusive, reversibili e sperimentali. In questo quadro, l’architettura temporanea si configura come uno strumento progettuale strategico per attivare nuove forme di interazione tra comunità e contesti storico-urbani, archeologici e paesaggistici. A partire dalle prime esperienze dei Laboratori di Quartiere promossi da Gianfranco Dioguardi e Renzo Piano a Otranto (1979) e Bari (1980) – che utilizzano oggetti effimeri come presidi di dialogo, didattica e partecipazione – emerge un’idea di progetto capace di superare la mera conservazione per innescare processi di riattivazione sociale e culturale del patrimonio costruito. La recente esperienza di Matera (2024), incentrata sulla rigenerazione dell’eredità moderna dei quartieri dello sfollamento dei rioni Sassi (Lanera, Serra Venerdì e Spine Bianche), riafferma il valore trasformativo del temporaneo, impiegando installazioni leggere come dispositivi di ascolto, narrazione dei luoghi e coinvolgimento delle comunità. Tali pratiche, al crocevia tra architettura, design e comunicazione, propongono una visione dinamica del paesaggio costruito, inteso come spazio di relazioni che favoriscono la consapevolezza e la trasmissione dei valori sociali e culturali, dove il temporaneo non è solo un supporto effimero o estetico, ma un dispositivo critico per esplorare nuove forme di fruizione, accessibilità e interpretazione del patrimonio tanto consolidato quanto nascente.
dispositivi urbani; progetto temporaneo; partecipazione
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Temporaneo e patrimonio. Dispositivi effimeri per nuovi usi, narrazioni e relazioni con la città contemporanea / Picerno, Carlo. - In: 4A JOURNAL. - ISSN 3035-2827. - 04:(2025), pp. 80-90.
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