In the Sant’Angelo district of Rome, the fragmentary remains of an ancient structure on Via di Santa Maria de’ Calderari have been identified—since the fifteenth century and without certainty—as the “Portico of Pompeo.” This long-standing but incorrect attribution captured the interest of several Renaissance architects. Among the most significant graphic records are two drawings: one by Antonio da Sangallo the Younger (GDSU 1138 Ar–v) and one by Baldassarre Peruzzi (GDSU 484 Ar). Sangallo conducts a complex survey in a densely layered urban setting. Through direct observation, measurement, and geometric reasoning, he attempts to determine the structure’s extent. He identifies a façade with fourteen bays and documents various architectural details. Yet, confronted with limited visibility and structural ambiguity, he stops short of a full reconstruction, producing instead analytical and partial sketches. Peruzzi, instead, presents a symmetrical plan of five aisles and thirteen bays, based on a modular scheme. While his measurements partly align with Sangallo’s, his drawing reflects a speculative and compositional approach rather than empirical survey. He fills in the missing parts with formal coherence, offering an idealized yet plausible reconstruction. The comparison between the two drawings reveals contrasting attitudes toward antiquity: Sangallo adopts an empirical, philological method grounded in physical evidence; Peruzzi offers a synthetic interpretation shaped by proportion and architectural logic. This case exemplifies two complementary Renaissance approaches to the ancient: on one hand, drawing as a tool of investigation and documentation; on the other, as a means of reconstructing the lost through critical design.

Nel rione Sant’Angelo a Roma, alcuni resti di difficile identificazione in via di Santa Maria de’ Calderari vengono riconosciuti sin dal Quattrocento come il “portico di Pompeo”. Tale denominazione impropria alimenta l’interesse di architetti e disegnatori del primo Cinquecento. Tra le rappresentazioni più significative si collocano i disegni di Antonio da Sangallo il Giovane (GDSU 1138 Ar-v) e Baldassarre Peruzzi (GDSU 484 Ar). Sangallo effettua un rilievo complesso in un contesto urbano stratificato, cercando di ricostruire l’estensione del rudere tramite osservazioni dirette, misurazioni e calcoli. L’architetto individua un fronte di quattordici campate e ne analizza in dettaglio le caratteristiche architettoniche, ma si arresta davanti all’impossibilità di verificare con certezza l’impianto originario, limitandosi a schizzi analitici e parziali. Peruzzi, invece, propone una pianta simmetrica a cinque navate e tredici campate, ricostruendo idealmente l’edificio su base modulare. Pur utilizzando misure analoghe a quelle di Sangallo, Peruzzi interpreta i dati in chiave progettuale, integrando lacune e proponendo una visione compositiva coerente ma ipotetica. Il confronto tra i due fogli rivela approcci profondamente diversi: Sangallo adotta un metodo empirico e filologico, fondato sull’aderenza al dato materiale; Peruzzi, al contrario, privilegia un’elaborazione ricostruttiva ispirata a criteri di simmetria e verosimiglianza formale. Il caso del cosiddetto “portico di Pompeo” diventa così emblematico delle differenti modalità con cui gli architetti del primo Cinquecento si confrontano con l’antico: da un lato il rilievo come strumento di conoscenza; dall’altro il disegno come mezzo per colmare l’assenza del reale attraverso l’invenzione progettuale.

Il cosiddetto "portico di Pompeo" nei disegni di Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi / Faraone, Greta. - In: ANNALI DI ARCHITETTURA. - ISSN 1124-7169. - 36/2024(2024), pp. 49-64.

Il cosiddetto "portico di Pompeo" nei disegni di Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi

Greta Faraone
2024

Abstract

In the Sant’Angelo district of Rome, the fragmentary remains of an ancient structure on Via di Santa Maria de’ Calderari have been identified—since the fifteenth century and without certainty—as the “Portico of Pompeo.” This long-standing but incorrect attribution captured the interest of several Renaissance architects. Among the most significant graphic records are two drawings: one by Antonio da Sangallo the Younger (GDSU 1138 Ar–v) and one by Baldassarre Peruzzi (GDSU 484 Ar). Sangallo conducts a complex survey in a densely layered urban setting. Through direct observation, measurement, and geometric reasoning, he attempts to determine the structure’s extent. He identifies a façade with fourteen bays and documents various architectural details. Yet, confronted with limited visibility and structural ambiguity, he stops short of a full reconstruction, producing instead analytical and partial sketches. Peruzzi, instead, presents a symmetrical plan of five aisles and thirteen bays, based on a modular scheme. While his measurements partly align with Sangallo’s, his drawing reflects a speculative and compositional approach rather than empirical survey. He fills in the missing parts with formal coherence, offering an idealized yet plausible reconstruction. The comparison between the two drawings reveals contrasting attitudes toward antiquity: Sangallo adopts an empirical, philological method grounded in physical evidence; Peruzzi offers a synthetic interpretation shaped by proportion and architectural logic. This case exemplifies two complementary Renaissance approaches to the ancient: on one hand, drawing as a tool of investigation and documentation; on the other, as a means of reconstructing the lost through critical design.
2024
Nel rione Sant’Angelo a Roma, alcuni resti di difficile identificazione in via di Santa Maria de’ Calderari vengono riconosciuti sin dal Quattrocento come il “portico di Pompeo”. Tale denominazione impropria alimenta l’interesse di architetti e disegnatori del primo Cinquecento. Tra le rappresentazioni più significative si collocano i disegni di Antonio da Sangallo il Giovane (GDSU 1138 Ar-v) e Baldassarre Peruzzi (GDSU 484 Ar). Sangallo effettua un rilievo complesso in un contesto urbano stratificato, cercando di ricostruire l’estensione del rudere tramite osservazioni dirette, misurazioni e calcoli. L’architetto individua un fronte di quattordici campate e ne analizza in dettaglio le caratteristiche architettoniche, ma si arresta davanti all’impossibilità di verificare con certezza l’impianto originario, limitandosi a schizzi analitici e parziali. Peruzzi, invece, propone una pianta simmetrica a cinque navate e tredici campate, ricostruendo idealmente l’edificio su base modulare. Pur utilizzando misure analoghe a quelle di Sangallo, Peruzzi interpreta i dati in chiave progettuale, integrando lacune e proponendo una visione compositiva coerente ma ipotetica. Il confronto tra i due fogli rivela approcci profondamente diversi: Sangallo adotta un metodo empirico e filologico, fondato sull’aderenza al dato materiale; Peruzzi, al contrario, privilegia un’elaborazione ricostruttiva ispirata a criteri di simmetria e verosimiglianza formale. Il caso del cosiddetto “portico di Pompeo” diventa così emblematico delle differenti modalità con cui gli architetti del primo Cinquecento si confrontano con l’antico: da un lato il rilievo come strumento di conoscenza; dall’altro il disegno come mezzo per colmare l’assenza del reale attraverso l’invenzione progettuale.
Antonio da Sangallo il Giovane; Baldassarre Peruzzi; Cinquecento
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Il cosiddetto "portico di Pompeo" nei disegni di Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi / Faraone, Greta. - In: ANNALI DI ARCHITETTURA. - ISSN 1124-7169. - 36/2024(2024), pp. 49-64.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1757827
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