Il bacino lacustre di Piediluco e i laghi reatini della conca velina ospitarono, a partire dalla fase avanzata del Bronzo antico, un sistema di abitati di tipo perilacustre la cui sussistenza era garantita dall’abbondante disponibilità di acqua e da un’economia mista, sia armentizia che agricola, determinata dallo sfruttamento delle peculiarità ambientali e geomorfologiche delle conche appenniniche. Le comunità locali ebbero il loro massimo sviluppo durante il Bronzo finale e decaddero gradualmente nel corso dell’età del Ferro fino a scomparire all’inizio della sua fase recente forse a causa della concomitanza di una crisi climatico-ambientale (innalzamento della linea di riva dei laghi) e di fattori sociali tesi a stravolgere i vecchi assetti, in parte egalitari. È possibile immaginare che un collaudato e coeso sistema tribale policentrico sia andato in crisi con l’emergere di nuove istanze e che, per dirla con Jared Diamond, il nuovo schema che si stava configurando si è dimostrato incapace di compiere quel salto politico di qualità adatto a riequilibrare il sistema sociale. La mutazione degli assetti comunitari vede l’emergere di forme di complessità sociale rappresentate da élites capaci di inserirsi, a partire dal Bronzo finale, in un network di traffici continentali e mediterranei (ambra baltica, materiali vetrosi polesani ed egei, avorio, ecc..) e di organizzare una grande produzione metallurgica con notevoli affinità tirreniche. Questi corpi sociali, tuttavia, non sono stati in grado, probabilmente, di gestire la pressione demografica che necessariamente richiedeva maggiori disponibilità di beni di produzione primaria anche in virtù della non illimitata disponibilità di areali seminatavi ed in generale di risorse naturali. Dopo aver raggiunto il loro apice le comunità protostoriche veline entrarono in una crisi, che secondo la nostra ricostruzione, in parte fu autoindotta da fattori sociali ed economici e in parte fu eteroindotta, da cambiamenti climatico-ambientali. Da ultimo, siamo anche convinti che tra le cause del tracollo del sistema ci siano anche ragioni storiche. Il “vento del cambiamento” spirava ormai in direzione dei processi di urbanizzazione, verso la costituzione di agglomerati e territori di pertinenza più ampi e complessi rispetto a quelli basati sui sistemi di scambio organizzato tra comunità di villaggio. Un mondo nuovo, fortemente attrattivo, che si stava configurando e che meglio si delineerà con precocità in area tirrenica tra il crepuscolo del II millennio e l’alba del I millennio a.C.
Paesaggi d’acqua velini. Il sito perilacustre di località Paduli / Virili, Carlo. - (2022), pp. 121-154.
Paesaggi d’acqua velini. Il sito perilacustre di località Paduli
Carlo Virili
2022
Abstract
Il bacino lacustre di Piediluco e i laghi reatini della conca velina ospitarono, a partire dalla fase avanzata del Bronzo antico, un sistema di abitati di tipo perilacustre la cui sussistenza era garantita dall’abbondante disponibilità di acqua e da un’economia mista, sia armentizia che agricola, determinata dallo sfruttamento delle peculiarità ambientali e geomorfologiche delle conche appenniniche. Le comunità locali ebbero il loro massimo sviluppo durante il Bronzo finale e decaddero gradualmente nel corso dell’età del Ferro fino a scomparire all’inizio della sua fase recente forse a causa della concomitanza di una crisi climatico-ambientale (innalzamento della linea di riva dei laghi) e di fattori sociali tesi a stravolgere i vecchi assetti, in parte egalitari. È possibile immaginare che un collaudato e coeso sistema tribale policentrico sia andato in crisi con l’emergere di nuove istanze e che, per dirla con Jared Diamond, il nuovo schema che si stava configurando si è dimostrato incapace di compiere quel salto politico di qualità adatto a riequilibrare il sistema sociale. La mutazione degli assetti comunitari vede l’emergere di forme di complessità sociale rappresentate da élites capaci di inserirsi, a partire dal Bronzo finale, in un network di traffici continentali e mediterranei (ambra baltica, materiali vetrosi polesani ed egei, avorio, ecc..) e di organizzare una grande produzione metallurgica con notevoli affinità tirreniche. Questi corpi sociali, tuttavia, non sono stati in grado, probabilmente, di gestire la pressione demografica che necessariamente richiedeva maggiori disponibilità di beni di produzione primaria anche in virtù della non illimitata disponibilità di areali seminatavi ed in generale di risorse naturali. Dopo aver raggiunto il loro apice le comunità protostoriche veline entrarono in una crisi, che secondo la nostra ricostruzione, in parte fu autoindotta da fattori sociali ed economici e in parte fu eteroindotta, da cambiamenti climatico-ambientali. Da ultimo, siamo anche convinti che tra le cause del tracollo del sistema ci siano anche ragioni storiche. Il “vento del cambiamento” spirava ormai in direzione dei processi di urbanizzazione, verso la costituzione di agglomerati e territori di pertinenza più ampi e complessi rispetto a quelli basati sui sistemi di scambio organizzato tra comunità di villaggio. Un mondo nuovo, fortemente attrattivo, che si stava configurando e che meglio si delineerà con precocità in area tirrenica tra il crepuscolo del II millennio e l’alba del I millennio a.C.| File | Dimensione | Formato | |
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