Le sfide ambientali contemporanee richiedono approcci non-lineari e collaborativi che coinvolgano prospettive diverse—umane e non-umane. Già nel 1972 Victor Papanek scriveva che “ci sono professioni più dannose del design industriale, ma solo poche di esse”, sottolineando la necessità di un design responsabile e inclusivo. Questa ricerca esplora come l'integrazione tra Service Design e metodologie data-driven possa generare una pratica plurale per progetti di sostenibilità ambientale nel settore pubblico. L’approccio combina analisi qualitative e quantitative attraverso collaborazioni multidisciplinari, permettendo soluzioni che rispondono ai bisogni degli stakeholder e riconoscono i fenomeni naturali—biotici e abiotici—come partecipanti attivi. Le tecnologie Digital Twin (DT), fondate su raccolta, analisi e visualizzazione di dati in tempo reale, sono oggi tra gli strumenti più promettenti per l’efficienza ambientale. Tuttavia, sebbene migliorino l’ottimizzazione tecnica, da sole non garantiscono l’inclusione delle prospettive ecologiche o sociali. Il Service Design, con il suo approccio centrato sull’umano, può contribuire a colmare questo vuoto, ampliando il raggio d’azione verso forme di progettazione plurale e interspecifica. La metodologia adottata si ispira ed estende il processo descritto in “Design Think Make Break Repeat” e si struttura in quattro fasi. Primo: l’identificazione degli stakeholder non-umani, attraverso modelli e dati forniti dal DT per rilevare i principali elementi naturali coinvolti (aria, acqua). Secondo: la creazione di personas non-umane, generate a partire da dati storici e osservazioni, per descrivere bisogni, vulnerabilità e comportamenti. Terzo: la formazione di coalizioni di rappresentanza che uniscono esperti tecnici e comunità locali, con il supporto di dashboard e simulazioni DT per discutere i bisogni ambientali. Quarto: l’uso delle personas per testare scenari e progettare iterativamente soluzioni che rispondano anche alle esigenze degli ecosistemi. Riposizionando la natura come co-creatrice, il DT può diventare un canale per trasformare dati ecologici in vere e proprie “voci” progettuali. Ad esempio, un Digital Twin fluviale può fornire dati su portata e qualità dell’acqua, informando in tempo reale decisioni di pianificazione urbana. Questo sposta l’attenzione da un design antropocentrico a un paradigma plurale, dove anche i sistemi naturali contribuiscono attivamente alla definizione dei problemi e delle soluzioni. L’approccio qui proposto mira a valorizzare la diversità culturale, sociale, ecologica ed estetica. Integrare Service Design e DT in questa direzione genera modelli di innovazione capaci di unire frugalità nelle risorse a radicalità nei processi. Il design diventa così mediatore interspecifico, capace di dare spazio a forme di conoscenza periferiche—comprese quelle insite nei sistemi naturali—per orientare l’innovazione sostenibile del futuro.
Design Plurale: Digital Twin. Integrare Service Design e metodologie data-driven per valorizzare diversità ecologiche e sociali / Ershova, Mariia. - (2025). ( SID 2025 Design Plurale: Casi e modelli alternativi per l’innovazione Naples ).
Design Plurale: Digital Twin. Integrare Service Design e metodologie data-driven per valorizzare diversità ecologiche e sociali
mariia ershova
Primo
2025
Abstract
Le sfide ambientali contemporanee richiedono approcci non-lineari e collaborativi che coinvolgano prospettive diverse—umane e non-umane. Già nel 1972 Victor Papanek scriveva che “ci sono professioni più dannose del design industriale, ma solo poche di esse”, sottolineando la necessità di un design responsabile e inclusivo. Questa ricerca esplora come l'integrazione tra Service Design e metodologie data-driven possa generare una pratica plurale per progetti di sostenibilità ambientale nel settore pubblico. L’approccio combina analisi qualitative e quantitative attraverso collaborazioni multidisciplinari, permettendo soluzioni che rispondono ai bisogni degli stakeholder e riconoscono i fenomeni naturali—biotici e abiotici—come partecipanti attivi. Le tecnologie Digital Twin (DT), fondate su raccolta, analisi e visualizzazione di dati in tempo reale, sono oggi tra gli strumenti più promettenti per l’efficienza ambientale. Tuttavia, sebbene migliorino l’ottimizzazione tecnica, da sole non garantiscono l’inclusione delle prospettive ecologiche o sociali. Il Service Design, con il suo approccio centrato sull’umano, può contribuire a colmare questo vuoto, ampliando il raggio d’azione verso forme di progettazione plurale e interspecifica. La metodologia adottata si ispira ed estende il processo descritto in “Design Think Make Break Repeat” e si struttura in quattro fasi. Primo: l’identificazione degli stakeholder non-umani, attraverso modelli e dati forniti dal DT per rilevare i principali elementi naturali coinvolti (aria, acqua). Secondo: la creazione di personas non-umane, generate a partire da dati storici e osservazioni, per descrivere bisogni, vulnerabilità e comportamenti. Terzo: la formazione di coalizioni di rappresentanza che uniscono esperti tecnici e comunità locali, con il supporto di dashboard e simulazioni DT per discutere i bisogni ambientali. Quarto: l’uso delle personas per testare scenari e progettare iterativamente soluzioni che rispondano anche alle esigenze degli ecosistemi. Riposizionando la natura come co-creatrice, il DT può diventare un canale per trasformare dati ecologici in vere e proprie “voci” progettuali. Ad esempio, un Digital Twin fluviale può fornire dati su portata e qualità dell’acqua, informando in tempo reale decisioni di pianificazione urbana. Questo sposta l’attenzione da un design antropocentrico a un paradigma plurale, dove anche i sistemi naturali contribuiscono attivamente alla definizione dei problemi e delle soluzioni. L’approccio qui proposto mira a valorizzare la diversità culturale, sociale, ecologica ed estetica. Integrare Service Design e DT in questa direzione genera modelli di innovazione capaci di unire frugalità nelle risorse a radicalità nei processi. Il design diventa così mediatore interspecifico, capace di dare spazio a forme di conoscenza periferiche—comprese quelle insite nei sistemi naturali—per orientare l’innovazione sostenibile del futuro.| File | Dimensione | Formato | |
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