Il contributo analizza la sentenza Mirin (C-4/23, Grande Sezione, 4 ottobre 2024) della Corte di giustizia dell’Unione europea, concernente il riconoscimento, da parte dello Stato membro d’origine, del cambio di nome e di genere legalmente acquisito in un altro Stato membro. L’indagine affronta la compatibilità delle normative nazionali che impongono un nuovo procedimento giudiziario con i diritti di cittadinanza e di libera circolazione sanciti dagli artt. 20 e 21 TFUE, nonché con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la CEDU. Il saggio evidenzia come la Corte ponga l’accento sulla tutela dell’identità personale e di genere quale presupposto per l’effettivo esercizio delle libertà di circolazione e soggiorno, anche nel contesto post-Brexit. La decisione è esaminata alla luce della giurisprudenza della Corte EDU e del diritto comparato, delineando una progressiva europeizzazione del concetto di identità personale. Nelle conclusioni, l’autrice individua nella sentenza Mirin un significativo passo verso la costruzione di una “patente identitaria europea”, capace di superare gli ostacoli derivanti dalle divergenze nazionali in materia di stato civile.
Identita` personale e libera circolazione nell’Unione europea / Caricato, Cristina. - In: GIURISPRUDENZA ITALIANA. - ISSN 2240-2411. - 10(2025), pp. 1997-2008.
Identita` personale e libera circolazione nell’Unione europea
Cristina Caricato
2025
Abstract
Il contributo analizza la sentenza Mirin (C-4/23, Grande Sezione, 4 ottobre 2024) della Corte di giustizia dell’Unione europea, concernente il riconoscimento, da parte dello Stato membro d’origine, del cambio di nome e di genere legalmente acquisito in un altro Stato membro. L’indagine affronta la compatibilità delle normative nazionali che impongono un nuovo procedimento giudiziario con i diritti di cittadinanza e di libera circolazione sanciti dagli artt. 20 e 21 TFUE, nonché con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la CEDU. Il saggio evidenzia come la Corte ponga l’accento sulla tutela dell’identità personale e di genere quale presupposto per l’effettivo esercizio delle libertà di circolazione e soggiorno, anche nel contesto post-Brexit. La decisione è esaminata alla luce della giurisprudenza della Corte EDU e del diritto comparato, delineando una progressiva europeizzazione del concetto di identità personale. Nelle conclusioni, l’autrice individua nella sentenza Mirin un significativo passo verso la costruzione di una “patente identitaria europea”, capace di superare gli ostacoli derivanti dalle divergenze nazionali in materia di stato civile.| File | Dimensione | Formato | |
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