Con il presente contributo si intende affrontare una spinosa questione che, da un po' di anni a questa parte ormai, attanaglia quella città dalle “contraddizioni sospese” che è Napoli: il rapporto con la sua costa. Se, da una lettura distratta e superficiale della città, il rapporto tra questa e il mare può sembrare diretto e scontato, la realtà invece, come testimoniato dal romanzo di Anna Maria Ortese “Il mare non bagna Napoli” e dal volume di Antonio Piero Toma “Storia del Porto di Napoli”, ci racconta di un legame che, soprattutto negli ultimi 150 anni, è andato via via incrinandosi fino ad una definitiva rottura dovuta alla realizzazione della grande infrastruttura portuale: una e vera e propria barriera che, estesa per circa 5 km, dal Molo San Vincenzo a San Giovanni a Teduccio impedisce a tutta la città consolidata (centro antico e centro storico) di poter usufruire del waterfront. Questa proposta cerca di ripristinare l’antica continuità spaziale tra città e mare facendo ricorso all’unico strumento capace di definire una possibile, o ancora meglio auspicabile, trasformazione della città: il progetto urbano. Partendo dagli esiti dell’esperienze didattico-sperimentali di “Progetti per Napoli” e dei Seminari Internazionali di Progettazione “Napoli. Architettura e Città” che, in due occasioni, hanno trattato la grande area studio del porto, si cerca quindi di individuare una serie di soluzioni architettoniche e urbane che, dal punto di vista formale e in più punti, dal Molo San Vincenzo all’estremità orientale, passando per le definizioni di continuità con via Duomo (nodo trapezoidale) e Corso Garibaldi (nodo del Carmine), la spiaggetta del Borgo di Loreto e il Ponte della Maddalena, descrivano la possibilità di riconfigurare il confine meridionale di Napoli, risanando quell’esistente frattura con la costa e ricordando, o forse dovremmo dire “rivelando”, alla città consolidata dell’esistenza di quel bene ormai dimenticato che le appartiene: il mare.
Reveal the sea / Lombardi, Salvatore Daniele. - (2025), pp. 80-80. (Intervento presentato al convegno RIVELAZIONI. Research Tools and Methods for Exploring the Denied and Invisible Spaces of Contemporary Society tenutosi a Naples; Italy).
Reveal the sea
Salvatore Daniele LombardiPrimo
2025
Abstract
Con il presente contributo si intende affrontare una spinosa questione che, da un po' di anni a questa parte ormai, attanaglia quella città dalle “contraddizioni sospese” che è Napoli: il rapporto con la sua costa. Se, da una lettura distratta e superficiale della città, il rapporto tra questa e il mare può sembrare diretto e scontato, la realtà invece, come testimoniato dal romanzo di Anna Maria Ortese “Il mare non bagna Napoli” e dal volume di Antonio Piero Toma “Storia del Porto di Napoli”, ci racconta di un legame che, soprattutto negli ultimi 150 anni, è andato via via incrinandosi fino ad una definitiva rottura dovuta alla realizzazione della grande infrastruttura portuale: una e vera e propria barriera che, estesa per circa 5 km, dal Molo San Vincenzo a San Giovanni a Teduccio impedisce a tutta la città consolidata (centro antico e centro storico) di poter usufruire del waterfront. Questa proposta cerca di ripristinare l’antica continuità spaziale tra città e mare facendo ricorso all’unico strumento capace di definire una possibile, o ancora meglio auspicabile, trasformazione della città: il progetto urbano. Partendo dagli esiti dell’esperienze didattico-sperimentali di “Progetti per Napoli” e dei Seminari Internazionali di Progettazione “Napoli. Architettura e Città” che, in due occasioni, hanno trattato la grande area studio del porto, si cerca quindi di individuare una serie di soluzioni architettoniche e urbane che, dal punto di vista formale e in più punti, dal Molo San Vincenzo all’estremità orientale, passando per le definizioni di continuità con via Duomo (nodo trapezoidale) e Corso Garibaldi (nodo del Carmine), la spiaggetta del Borgo di Loreto e il Ponte della Maddalena, descrivano la possibilità di riconfigurare il confine meridionale di Napoli, risanando quell’esistente frattura con la costa e ricordando, o forse dovremmo dire “rivelando”, alla città consolidata dell’esistenza di quel bene ormai dimenticato che le appartiene: il mare.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


