Tra le maggiori crisi europee, quella migratoria è tra le più salienti: essa ha innescato a sua volta una crisi d’identità che mette a repentaglio il progetto europeo, e al contempo una crisi delle politiche europee. Della seconda dimensione, afferente alla policy (alle politiche) e non alla politics (lotta del potere inteso in senso classico) si vuole qui, seppur sinteticamente trattare. In effetti, se la “crisi dei rifugiati” degli ultimi anni è spesso stata ridefinita quale “crisi delle politiche migratorie”, va anche detto che i temi connessi al fenomeno migratorio ancora troppo poco sono studiati in termini di politiche, e ciò, nonostante il graduale istituzionalizzarsi della disciplina dell’analisi delle politiche pubbliche. Va aggiunto che la crisi delle politiche ha amplificato l’ineffettività del diritto d’asilo, e con essa la marginalità (o il confinamento) dei non cittadini. In questo contesto lacunoso, emergono prepotentemente le recenti riflessioni sui corridoi umanitari. Esse tuttavia necessitano di un approccio maggiormente interdisciplinare. Se queste ultime sono spesso il prodotto di un pensiero giuridico (tra altri, Mandalari, Camplone, Ricci, Borgonovo Re, Marozzo della Rocca, Marinari), che ha orientato molto della disamina sul tema dei visti, poco è stato scritto sui temi del transito, della selezione e individuazione di beneficiari, come altresì della partecipazione attiva dei non-cittadini, ed ancora meno in ottica interdisciplinare. Il tema della selezione, in questo senso, è quello maggiormente preso in esame da questa discussione. Esso è studiato con l’approccio di policy change di Peter Hall, ricavato dalla letteratura dell’analisi delle politiche pubbliche: se il paradigma della crisi, radicandosi nelle politiche migratore, ha cioè funzionalizzato il diritto d’asilo (usando il linguaggio del migration management di Ghosh) rendendolo meno effettivo, le logiche d’azione insite nella coprogettazione possono avere delle implicazioni di ampio rilievo nel rendere l’asilo uno spazio di partecipazione anziché di confinamento. Si tratta dunque di riflettere in modo critico del rapporto tra partecipazione ed effettività del diritto d’asilo: un nesso causale che difficilmente può essere indagato dalla sola analisi giuridica, o manageriale o storica. Quale mutamento di policy innesca la coprogettazione nelle politiche migratorie, producendo vie d’accesso legali? In che modo ne spiana l’uscita dalla “crisi”? In altre parole, l’esercizio di democrazia partecipativa insito nella coprogettazione, costruendo nuovi canali d’accesso legale, rende maggiormente effettivo il diritto d’asilo? La riflessione segue una duplice direttrice d’analisi: incentrata da un lato sul significato del termine coprogettazione, e dall’altro sul referente empirico dei corridoi umanitari. Anzitutto, si intende verificare, partendo dalla riconcettualizzatone del termine “coprogettazione” – utilizzato sempre più da amministrazioni e privati ma che assume diversi significati in senso giuridico, manageriale e politologico – quale linguaggio renda maggiormente effettivo il diritto d’asilo. Poi, prendendo in esame i progetti-pilota di corridoi umanitari realizzati nei bienni 2016-2017 e 2017-2019, si intende riflettere in termini di policy change, ovvero se la coprogettazione insita in questi progetti sia un tentativo di adattarsi al paradigma della “crisi”, producendo cioè un mutamento solo incrementale teso a ri-funzionalizzare, (o ri-managerializzare) il diritto d’asilo rendendolo meno effettivo, o di superarlo con un mutamento paradigmatico che trovi fondamento in approcci diversi incentrati sulla partecipazione.
La coprogettazione, strumento-contenitore di decostruzione paradigmatica nella politica d'asilo / Vitiello, Alessandro. - (2025), pp. 60-67. ( Quarta edizione del Seminario nazionale delle dottorande e dei dottorandi in Scienze politiche dell'Università di Pisa dal titolo Alter – Riflessioni tra centri e margini Pisa ).
La coprogettazione, strumento-contenitore di decostruzione paradigmatica nella politica d'asilo
Alessandro Vitiello
2025
Abstract
Tra le maggiori crisi europee, quella migratoria è tra le più salienti: essa ha innescato a sua volta una crisi d’identità che mette a repentaglio il progetto europeo, e al contempo una crisi delle politiche europee. Della seconda dimensione, afferente alla policy (alle politiche) e non alla politics (lotta del potere inteso in senso classico) si vuole qui, seppur sinteticamente trattare. In effetti, se la “crisi dei rifugiati” degli ultimi anni è spesso stata ridefinita quale “crisi delle politiche migratorie”, va anche detto che i temi connessi al fenomeno migratorio ancora troppo poco sono studiati in termini di politiche, e ciò, nonostante il graduale istituzionalizzarsi della disciplina dell’analisi delle politiche pubbliche. Va aggiunto che la crisi delle politiche ha amplificato l’ineffettività del diritto d’asilo, e con essa la marginalità (o il confinamento) dei non cittadini. In questo contesto lacunoso, emergono prepotentemente le recenti riflessioni sui corridoi umanitari. Esse tuttavia necessitano di un approccio maggiormente interdisciplinare. Se queste ultime sono spesso il prodotto di un pensiero giuridico (tra altri, Mandalari, Camplone, Ricci, Borgonovo Re, Marozzo della Rocca, Marinari), che ha orientato molto della disamina sul tema dei visti, poco è stato scritto sui temi del transito, della selezione e individuazione di beneficiari, come altresì della partecipazione attiva dei non-cittadini, ed ancora meno in ottica interdisciplinare. Il tema della selezione, in questo senso, è quello maggiormente preso in esame da questa discussione. Esso è studiato con l’approccio di policy change di Peter Hall, ricavato dalla letteratura dell’analisi delle politiche pubbliche: se il paradigma della crisi, radicandosi nelle politiche migratore, ha cioè funzionalizzato il diritto d’asilo (usando il linguaggio del migration management di Ghosh) rendendolo meno effettivo, le logiche d’azione insite nella coprogettazione possono avere delle implicazioni di ampio rilievo nel rendere l’asilo uno spazio di partecipazione anziché di confinamento. Si tratta dunque di riflettere in modo critico del rapporto tra partecipazione ed effettività del diritto d’asilo: un nesso causale che difficilmente può essere indagato dalla sola analisi giuridica, o manageriale o storica. Quale mutamento di policy innesca la coprogettazione nelle politiche migratorie, producendo vie d’accesso legali? In che modo ne spiana l’uscita dalla “crisi”? In altre parole, l’esercizio di democrazia partecipativa insito nella coprogettazione, costruendo nuovi canali d’accesso legale, rende maggiormente effettivo il diritto d’asilo? La riflessione segue una duplice direttrice d’analisi: incentrata da un lato sul significato del termine coprogettazione, e dall’altro sul referente empirico dei corridoi umanitari. Anzitutto, si intende verificare, partendo dalla riconcettualizzatone del termine “coprogettazione” – utilizzato sempre più da amministrazioni e privati ma che assume diversi significati in senso giuridico, manageriale e politologico – quale linguaggio renda maggiormente effettivo il diritto d’asilo. Poi, prendendo in esame i progetti-pilota di corridoi umanitari realizzati nei bienni 2016-2017 e 2017-2019, si intende riflettere in termini di policy change, ovvero se la coprogettazione insita in questi progetti sia un tentativo di adattarsi al paradigma della “crisi”, producendo cioè un mutamento solo incrementale teso a ri-funzionalizzare, (o ri-managerializzare) il diritto d’asilo rendendolo meno effettivo, o di superarlo con un mutamento paradigmatico che trovi fondamento in approcci diversi incentrati sulla partecipazione.| File | Dimensione | Formato | |
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