L’emicrania refrattaria costituisce una condizione neurologica di estrema complessità clinico-gestionale, associata a elevati livelli di disabilità funzionale, compromissione psicosociale e significativa coesistenza di comorbidità internistiche e psichiatriche. In tale contesto, il presente studio osservazionale, prospettico, monocentrico e open-label ha indagato l’efficacia e il profilo di tollerabilità di Eptinezumab, anticorpo monoclonale anti-CGRP somministrato per via endovenosa, in una coorte real-life di pazienti affetti da emicrania refrattaria, non responsivi alle principale linee terapeutiche preventive comprendenti farmaci orali di prima linea, tossina botulinica di tipo A e anticorpi monoclonali di precedente generazione (erenumab, galcanezumab, fremanezumab). Sono stati reclutati 15 pazienti consecutivi, afferenti al Centro Cefalee dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’Ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, trattati tra febbraio 2024 e giugno 2025. Il 73,3% del campione soddisfaceva i criteri ICHD-3 per emicrania cronica, mentre il restante 26,7% presentava forme episodiche ad alta frequenza con elevato burden intercritico. Tutti i pazienti hanno ricevuto quattro infusioni trimestrali di Eptinezumab con dosaggio incrementale (100–300 mg) e con follow-up esteso a 16 mesi. La valutazione clinica longitudinale ha incluso una batteria multidimensionale di strumenti validati: frequenza mensile degli attacchi (MMDs), disabilità (MIDAS, HIT-6), burden interictale (MIBS-4), qualità del sonno (PSQI), affettività (BDI-II, STAI-X), allodinia (ASC-12), sintomi dopaminergici, qualità della vita percepita (EQ-5D-5L) e impressione globale di cambiamento (PGIC). L’analisi dei dati ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa dei MMDs già al terzo mese, con mantenimento della risposta fino al dodicesimo mese e successivo parziale decadimento post-sospensione. Il 13% dei pazienti ha raggiunto criteri di super-risposta (≥75% riduzione MMDs). Miglioramenti rilevanti sono stati osservati anche nei domini psicologici e intercritici, suggerendo un impatto neuroregolativo sull’asse CGRP-corteccia limbica. Il trattamento ha mostrato un’elevata tollerabilità, senza eventi avversi gravi o sospensioni premature, anche in pazienti con polimorbilità e polifarmacoterapia. I dati supportano il razionale per l’impiego di Eptinezumab in contesti real-world ad alta complessità clinica, sottolineando il valore di un approccio terapeutico biologico ad azione sistemica, rapido e sostenibile nel tempo, in una popolazione refrattaria e vulnerabile.

Studio osservazionale prospettico real-life sull’efficacia dell’ Eptinezumab in pazienti affetti da emicrania refrattaria e con fenotipi clinici complessi / Scatena, Paola. - (2025 Sep 29).

Studio osservazionale prospettico real-life sull’efficacia dell’ Eptinezumab in pazienti affetti da emicrania refrattaria e con fenotipi clinici complessi

SCATENA, PAOLA
29/09/2025

Abstract

L’emicrania refrattaria costituisce una condizione neurologica di estrema complessità clinico-gestionale, associata a elevati livelli di disabilità funzionale, compromissione psicosociale e significativa coesistenza di comorbidità internistiche e psichiatriche. In tale contesto, il presente studio osservazionale, prospettico, monocentrico e open-label ha indagato l’efficacia e il profilo di tollerabilità di Eptinezumab, anticorpo monoclonale anti-CGRP somministrato per via endovenosa, in una coorte real-life di pazienti affetti da emicrania refrattaria, non responsivi alle principale linee terapeutiche preventive comprendenti farmaci orali di prima linea, tossina botulinica di tipo A e anticorpi monoclonali di precedente generazione (erenumab, galcanezumab, fremanezumab). Sono stati reclutati 15 pazienti consecutivi, afferenti al Centro Cefalee dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’Ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, trattati tra febbraio 2024 e giugno 2025. Il 73,3% del campione soddisfaceva i criteri ICHD-3 per emicrania cronica, mentre il restante 26,7% presentava forme episodiche ad alta frequenza con elevato burden intercritico. Tutti i pazienti hanno ricevuto quattro infusioni trimestrali di Eptinezumab con dosaggio incrementale (100–300 mg) e con follow-up esteso a 16 mesi. La valutazione clinica longitudinale ha incluso una batteria multidimensionale di strumenti validati: frequenza mensile degli attacchi (MMDs), disabilità (MIDAS, HIT-6), burden interictale (MIBS-4), qualità del sonno (PSQI), affettività (BDI-II, STAI-X), allodinia (ASC-12), sintomi dopaminergici, qualità della vita percepita (EQ-5D-5L) e impressione globale di cambiamento (PGIC). L’analisi dei dati ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa dei MMDs già al terzo mese, con mantenimento della risposta fino al dodicesimo mese e successivo parziale decadimento post-sospensione. Il 13% dei pazienti ha raggiunto criteri di super-risposta (≥75% riduzione MMDs). Miglioramenti rilevanti sono stati osservati anche nei domini psicologici e intercritici, suggerendo un impatto neuroregolativo sull’asse CGRP-corteccia limbica. Il trattamento ha mostrato un’elevata tollerabilità, senza eventi avversi gravi o sospensioni premature, anche in pazienti con polimorbilità e polifarmacoterapia. I dati supportano il razionale per l’impiego di Eptinezumab in contesti real-world ad alta complessità clinica, sottolineando il valore di un approccio terapeutico biologico ad azione sistemica, rapido e sostenibile nel tempo, in una popolazione refrattaria e vulnerabile.
29-set-2025
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