Questo intervento si propone di indagare la Resistenza attraverso i Trauma Studies, per esplorare modalità narrative che evidenzino la necessità di riconsiderare il passato in funzione delle esigenze del nostro presente, in cui il concetto stesso di trauma assume pervasività culturale. Di fronte all’indifferenza quasi palpabile nelle nuove generazioni verso i grandi traumi del Novecento, in cui avanza la crisi dell’antifascismo, narrare la Resistenza emerge come un potentissimo catalizzatore capace di mobilitare le energie sociali contro il pericolo di una regressione socio-politica. Attraverso gli Studi sul Trauma si intende riconoscere il fenomeno resistenziale come trauma transgenerazionale e culturale, cercando una strategia narrativa nell’atto del ricordare, correlata alla (ri)scoperta del profondo rapporto che, da sempre, rende l’arte luogo privilegiato della rappresentazione di un evento traumatico. Ciò implica il processo di costruzione di una memoria condivisa, intrinseco al processo di costruzione sociale e connesso alla definizione dell’identità, per arrivare all’appropriazione di quello che Patrizia Violi ha definito «patrimonio traumatico di una collettività». Questa sinergia vuole mettere a fuoco la costruzione del significato cognitivo-sociale della Resistenza nel Ventunesimo Secolo, comprendendo cosa ha significato e comportato prendere parte ad una guerra civile per la difesa degli ideali, della libertà e dell’identità delle società occidentali, e come tale trauma si inscriva nel DNA delle generazioni passate, delle presenti e delle future.
Resistenza e Trauma Studies: una prospettiva integrata per la costruzione di una memoria condivisa / Lorenzotti, Beatrice. - (2025), pp. 255-268. (Intervento presentato al convegno Raccontare la Resistenza oggi. Prospettive critiche tra il Ventesimo e il Ventunesimo secolo tenutosi a Strasburgo).
Resistenza e Trauma Studies: una prospettiva integrata per la costruzione di una memoria condivisa
Beatrice Lorenzotti
2025
Abstract
Questo intervento si propone di indagare la Resistenza attraverso i Trauma Studies, per esplorare modalità narrative che evidenzino la necessità di riconsiderare il passato in funzione delle esigenze del nostro presente, in cui il concetto stesso di trauma assume pervasività culturale. Di fronte all’indifferenza quasi palpabile nelle nuove generazioni verso i grandi traumi del Novecento, in cui avanza la crisi dell’antifascismo, narrare la Resistenza emerge come un potentissimo catalizzatore capace di mobilitare le energie sociali contro il pericolo di una regressione socio-politica. Attraverso gli Studi sul Trauma si intende riconoscere il fenomeno resistenziale come trauma transgenerazionale e culturale, cercando una strategia narrativa nell’atto del ricordare, correlata alla (ri)scoperta del profondo rapporto che, da sempre, rende l’arte luogo privilegiato della rappresentazione di un evento traumatico. Ciò implica il processo di costruzione di una memoria condivisa, intrinseco al processo di costruzione sociale e connesso alla definizione dell’identità, per arrivare all’appropriazione di quello che Patrizia Violi ha definito «patrimonio traumatico di una collettività». Questa sinergia vuole mettere a fuoco la costruzione del significato cognitivo-sociale della Resistenza nel Ventunesimo Secolo, comprendendo cosa ha significato e comportato prendere parte ad una guerra civile per la difesa degli ideali, della libertà e dell’identità delle società occidentali, e come tale trauma si inscriva nel DNA delle generazioni passate, delle presenti e delle future.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


