Giovanni Grasso, che fu notaio imperiale, βασιλικὸς γραμματικός e μαΐστωρ ἐπὶ τῶν δεήσων al servizio di Federico II, e Giorgio di Gallipoli, archivista (χαρτοφύλαξ) della chiesa di Gallipoli, sono noti soprattutto per essere stati poeti. Dai loro versi deriva la maggior parte di ciò che della loro biografia conosciamo: i loro titoli; la presenza a corte – emblematici i celebri versi che entrambi composero per l’assedio di Parma, che nel 1247 si era ribellata all’imperatore; la loro formazione retorica e poetica classica, tardoantica e bizantina. Provengono entrambi da una terra, il Salento, che, già a partire dalla metà del XII e poi nel XIII secolo, si era affermata come l’ultima “frontiera” culturale ellenofona di tradizione imperiale bizantina nel Mezzogiorno. In quella tradizione, recepita alla corte del Regno di Sicilia già in epoca normanna, l’intreccio di saperi e pratiche legati alla sua funzione conduce spesso il notarios a occupare un ruolo eminente in seno all’élite palatina. Illustrare, per parte “greca”, il nesso tra poesia e funzione notarile, che è tratto saliente alla corte federiciana, sarà uno degli aspetti di questo intervento.
I notai poeti salentini. Giovanni Grasso e Giorgio di Gallipoli / Rognoni, C; Potenza, F. - 1:(2024), pp. 223-244. ( Congresso Internazionale di Studi “Sapienza, scienza e culture alla corte di Federico II di Svevia: gli uomini” Palermo; Siracusa ).
I notai poeti salentini. Giovanni Grasso e Giorgio di Gallipoli
Potenza F
2024
Abstract
Giovanni Grasso, che fu notaio imperiale, βασιλικὸς γραμματικός e μαΐστωρ ἐπὶ τῶν δεήσων al servizio di Federico II, e Giorgio di Gallipoli, archivista (χαρτοφύλαξ) della chiesa di Gallipoli, sono noti soprattutto per essere stati poeti. Dai loro versi deriva la maggior parte di ciò che della loro biografia conosciamo: i loro titoli; la presenza a corte – emblematici i celebri versi che entrambi composero per l’assedio di Parma, che nel 1247 si era ribellata all’imperatore; la loro formazione retorica e poetica classica, tardoantica e bizantina. Provengono entrambi da una terra, il Salento, che, già a partire dalla metà del XII e poi nel XIII secolo, si era affermata come l’ultima “frontiera” culturale ellenofona di tradizione imperiale bizantina nel Mezzogiorno. In quella tradizione, recepita alla corte del Regno di Sicilia già in epoca normanna, l’intreccio di saperi e pratiche legati alla sua funzione conduce spesso il notarios a occupare un ruolo eminente in seno all’élite palatina. Illustrare, per parte “greca”, il nesso tra poesia e funzione notarile, che è tratto saliente alla corte federiciana, sarà uno degli aspetti di questo intervento.| File | Dimensione | Formato | |
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