La ricerca affronta la diffusione del celadon di origine cinese in contesti archeologici del Mediterraneo e dell’Europa orientale fino all’area russa, in un arco cronologico compreso tra IX e XV secolo. L’analisi, basata su dati stratigrafici e topografici già pubblicati, considera la distribuzione dei reperti, i contesti d’uso e il loro ruolo nelle reti di lungo raggio. Le evidenze di Valencia e Palermo suggeriscono un’introduzione in Europa più precoce di quanto ritenuto, già tra IX e XI secolo, anticipando quindi la consueta collocazione al XIII secolo. Si distinguono due fasi: una prima (IX-XII secolo) che evidenzia il peso del Mediterraneo islamico, e una seconda (XIII-XV secolo) caratterizzata dalle relazioni di centri mercantili italiani – soprattutto Genova e Firenze, con un ruolo minore di Venezia e Lucera – con le aree mongole e, in seguito, con l’Egitto mamelucco. L’arrivo dei manufatti appare legato non tanto a transazioni commerciali dirette, quanto a forme di dono o acquisizioni personali inserite in reti mercantili complesse. L’indagine archeologica, integrata con fonti scritte quali registri, lettere di cambio e ricordanze, consente di ricostruire traiettorie di scambio spesso trascurate dalla storiografia. Il contributo mette inoltre in luce la necessità di una maggiore attenzione al riconoscimento archeologico di tali oggetti, anche in contesti non immediatamente collegati alla circolazione del celadon.
Trame silenziose: archeologia del celadon tra Mediterraneo e crocevia euroasiatici (IX-XV secolo) / Maggiore, Giulia. - In: SPOLIA. - ISSN 1824-727X. - XXI, 2025, n. 11 n.s.:(2025).
Trame silenziose: archeologia del celadon tra Mediterraneo e crocevia euroasiatici (IX-XV secolo)
Maggiore Giulia
2025
Abstract
La ricerca affronta la diffusione del celadon di origine cinese in contesti archeologici del Mediterraneo e dell’Europa orientale fino all’area russa, in un arco cronologico compreso tra IX e XV secolo. L’analisi, basata su dati stratigrafici e topografici già pubblicati, considera la distribuzione dei reperti, i contesti d’uso e il loro ruolo nelle reti di lungo raggio. Le evidenze di Valencia e Palermo suggeriscono un’introduzione in Europa più precoce di quanto ritenuto, già tra IX e XI secolo, anticipando quindi la consueta collocazione al XIII secolo. Si distinguono due fasi: una prima (IX-XII secolo) che evidenzia il peso del Mediterraneo islamico, e una seconda (XIII-XV secolo) caratterizzata dalle relazioni di centri mercantili italiani – soprattutto Genova e Firenze, con un ruolo minore di Venezia e Lucera – con le aree mongole e, in seguito, con l’Egitto mamelucco. L’arrivo dei manufatti appare legato non tanto a transazioni commerciali dirette, quanto a forme di dono o acquisizioni personali inserite in reti mercantili complesse. L’indagine archeologica, integrata con fonti scritte quali registri, lettere di cambio e ricordanze, consente di ricostruire traiettorie di scambio spesso trascurate dalla storiografia. Il contributo mette inoltre in luce la necessità di una maggiore attenzione al riconoscimento archeologico di tali oggetti, anche in contesti non immediatamente collegati alla circolazione del celadon.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


