Nel romanzo Kan du säga Schibbolet? (2008) (Sai dire Shibboleth?), Marjaneh Bakhtiari pone al centro il tema del viaggio creando un ponte tra Svezia e Iran. Attraverso l’esperienza a Teheran delle sorelle Baran e Parisa, nate a Malmö da esiliati iraniani, l’autrice intreccia esperienze intergenerazionali e racconta il viaggio come metafora di dislocazione e scoperta identitaria, sia individuale che familiare e collettiva (Ciaravolo 2017, p. 51). Il viaggio delle due sorelle indica il superamento di una soglia narrativo-discorsiva predisposta dai genitori, che ricordano con terrore l’oppressione teocratica dell’Iran post-rivoluzionario. Scoprendo l’Iran odierno, le sorelle si inoltrano al di là dei pregiudizi e delle paure genitoriali verso una patria ormai persa e soltanto immaginata (Rushie 1991), tornando in Svezia con prospettive nuove e inaspettate sull’Iran. Questo studio si propone di evidenziare come Baran e Parisa, attraverso l’esperienza conoscitiva del viaggio, osservino la difficile convivenza e la silente opposizione culturale delle giovani generazioni al regime teocratico. Inoltre, si mostrerà come Bakhtiari, attraverso lo shift prospettico intergenerazionale, testimoniato da vecchie fotografie, permetta di esaminare e ricostruire il passato aprendo nuovi spazi di negoziazione identitaria, sia alle generazioni della diaspora che a quelle postmigranti. Metodologicamente, il contributo si avvale del concetto di postmemoria di Marianne Hirsch, cercando di rispondere alla domanda “does the distance open any other doors?” (Rushdie 1991, p. 13). Analizzando l’esperienza di ri-scoperta e ri-radicamento, sia nel sistema di riferimento svedese che in quello iraniano, si giungerà infine alla risposta che Baran, Parisa e i genitori siano autentiche soggettività destinerranti (Derrida 1997) che, nel passaggio dalla Svezia all’Iran e viceversa, confermano “the notion that something can also be gained” (Rushdie 1991, p. 17).
La metafora del viaggio come esperienza conoscitiva nella Svezia postmigrante. Il caso di "Kan du säga Schibbolet?" di Marjaneh Bakhtiari / Gendolavigna, L.. - In: ECHO. - ISSN 2704-8659. - 4:(2022), pp. 57-68.
La metafora del viaggio come esperienza conoscitiva nella Svezia postmigrante. Il caso di "Kan du säga Schibbolet?" di Marjaneh Bakhtiari
Luca Gendolavigna
2022
Abstract
Nel romanzo Kan du säga Schibbolet? (2008) (Sai dire Shibboleth?), Marjaneh Bakhtiari pone al centro il tema del viaggio creando un ponte tra Svezia e Iran. Attraverso l’esperienza a Teheran delle sorelle Baran e Parisa, nate a Malmö da esiliati iraniani, l’autrice intreccia esperienze intergenerazionali e racconta il viaggio come metafora di dislocazione e scoperta identitaria, sia individuale che familiare e collettiva (Ciaravolo 2017, p. 51). Il viaggio delle due sorelle indica il superamento di una soglia narrativo-discorsiva predisposta dai genitori, che ricordano con terrore l’oppressione teocratica dell’Iran post-rivoluzionario. Scoprendo l’Iran odierno, le sorelle si inoltrano al di là dei pregiudizi e delle paure genitoriali verso una patria ormai persa e soltanto immaginata (Rushie 1991), tornando in Svezia con prospettive nuove e inaspettate sull’Iran. Questo studio si propone di evidenziare come Baran e Parisa, attraverso l’esperienza conoscitiva del viaggio, osservino la difficile convivenza e la silente opposizione culturale delle giovani generazioni al regime teocratico. Inoltre, si mostrerà come Bakhtiari, attraverso lo shift prospettico intergenerazionale, testimoniato da vecchie fotografie, permetta di esaminare e ricostruire il passato aprendo nuovi spazi di negoziazione identitaria, sia alle generazioni della diaspora che a quelle postmigranti. Metodologicamente, il contributo si avvale del concetto di postmemoria di Marianne Hirsch, cercando di rispondere alla domanda “does the distance open any other doors?” (Rushdie 1991, p. 13). Analizzando l’esperienza di ri-scoperta e ri-radicamento, sia nel sistema di riferimento svedese che in quello iraniano, si giungerà infine alla risposta che Baran, Parisa e i genitori siano autentiche soggettività destinerranti (Derrida 1997) che, nel passaggio dalla Svezia all’Iran e viceversa, confermano “the notion that something can also be gained” (Rushdie 1991, p. 17).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


