Il saggio intende offrire una panoramica su Pietro Campollonio, interprete poco noto della scena poetica napoletana di pieno Cinquecento, pressoché assente dai principali appuntamenti editoriali del tempo. Eppure, Campollonio deve aver goduto di una qualche notorietà letteraria, dal momento che i suoi due volumi di Stanze (Napoli 1580) hanno destato l’attenzione di poeti come Angelo di Costanzo e Ferrante Carafa. In più, la sua scrittura offre uno squarcio, pur marginale, su alcuni momenti cruciali della cultura meridionale di epoca moderna, a partire dalla ineludibile vicinanza con la corte spagnola. Lo studio si conclude con un affondo sulla raccolta Silva de varias poesias (Milano 1623), in lode di Juan Fernández de Velasco, governatore di Milano: oltre ad ospitare una prova lirica di Campollonio, la silloge raccoglie versi di Muzio Sforza, Muzio Manfredi e, soprattutto, Tommaso Stigliani, autore di un sonetto degno di nota per riflettere sulle sue abitudini compositive, fatte di ripescaggi e ricicli dei propri stessi materiali.
Pietro Campollonio: un interprete (poco noto) della scena napoletana di pieno Cinquecento / Dal Cengio, Martina. - In: RINASCIMENTO MERIDIONALE. - ISSN 2038-6680. - (2025), pp. 105-127.
Pietro Campollonio: un interprete (poco noto) della scena napoletana di pieno Cinquecento
Martina Dal Cengio
2025
Abstract
Il saggio intende offrire una panoramica su Pietro Campollonio, interprete poco noto della scena poetica napoletana di pieno Cinquecento, pressoché assente dai principali appuntamenti editoriali del tempo. Eppure, Campollonio deve aver goduto di una qualche notorietà letteraria, dal momento che i suoi due volumi di Stanze (Napoli 1580) hanno destato l’attenzione di poeti come Angelo di Costanzo e Ferrante Carafa. In più, la sua scrittura offre uno squarcio, pur marginale, su alcuni momenti cruciali della cultura meridionale di epoca moderna, a partire dalla ineludibile vicinanza con la corte spagnola. Lo studio si conclude con un affondo sulla raccolta Silva de varias poesias (Milano 1623), in lode di Juan Fernández de Velasco, governatore di Milano: oltre ad ospitare una prova lirica di Campollonio, la silloge raccoglie versi di Muzio Sforza, Muzio Manfredi e, soprattutto, Tommaso Stigliani, autore di un sonetto degno di nota per riflettere sulle sue abitudini compositive, fatte di ripescaggi e ricicli dei propri stessi materiali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


