La sera del 31 ottobre 1917, all’indomani della disfatta di Caporetto, si consumò ai danni del medico igienista Achille Ballori, da pochi giorni designato alla carica di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il delitto di Palazzo Giustiniani, sede della massoneria italiana. La comunicazione sarà incentrata sull’approfondimento del contesto scientifico all’interno del quale si inserisce la pe-rizia psichiatrica dell'imputato affidata dal giudice istruttore a Giovanni Mingazzini e Sante De Sanctis, eminenti scienziati nell’ambito delle malattie mentali. La perizia stabilì che Lorenzo D’Ambrosio, un farmacista di Avellino di 47 anni, al momento del reato fosse incapace di intende-re e di volere e, il 29 aprile 1918, fu prosciolto dall’accusa di omicidio volontario con premedita-zione perché ritenuto un alienato criminale e rinchiuso in manicomio per la sua accertata pericolo-sità sociale. Parimenti sarà analizzato il contesto politico che fece da cornice al delitto compiuto dall'omicida, ossessionato dalla massoneria e schedato nell’anagrafe crispina degli oppositori poli-tici (oggi Casellario Politico Centrale) come anarchico sin dal 1905. Fu davvero solo il gesto di un folle? E quanto il clima antimassonico che si respirava in quel preciso momento storico nutrì le pa-ranoie del D’Ambrosio? Questi sono gli interrogativi ai quali tenterò di fornire una risposta, anco-rata ai fatti e ai documenti d’archivio.
Scienza e pregiudizio intorno al delitto di Palazzo Giustiniani / Cicciola, E. - (2024). ( Convegno Nazionale della Società Italiana di Storia della Scienza – SISS Università di Bari ).
Scienza e pregiudizio intorno al delitto di Palazzo Giustiniani
Cicciola E
2024
Abstract
La sera del 31 ottobre 1917, all’indomani della disfatta di Caporetto, si consumò ai danni del medico igienista Achille Ballori, da pochi giorni designato alla carica di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il delitto di Palazzo Giustiniani, sede della massoneria italiana. La comunicazione sarà incentrata sull’approfondimento del contesto scientifico all’interno del quale si inserisce la pe-rizia psichiatrica dell'imputato affidata dal giudice istruttore a Giovanni Mingazzini e Sante De Sanctis, eminenti scienziati nell’ambito delle malattie mentali. La perizia stabilì che Lorenzo D’Ambrosio, un farmacista di Avellino di 47 anni, al momento del reato fosse incapace di intende-re e di volere e, il 29 aprile 1918, fu prosciolto dall’accusa di omicidio volontario con premedita-zione perché ritenuto un alienato criminale e rinchiuso in manicomio per la sua accertata pericolo-sità sociale. Parimenti sarà analizzato il contesto politico che fece da cornice al delitto compiuto dall'omicida, ossessionato dalla massoneria e schedato nell’anagrafe crispina degli oppositori poli-tici (oggi Casellario Politico Centrale) come anarchico sin dal 1905. Fu davvero solo il gesto di un folle? E quanto il clima antimassonico che si respirava in quel preciso momento storico nutrì le pa-ranoie del D’Ambrosio? Questi sono gli interrogativi ai quali tenterò di fornire una risposta, anco-rata ai fatti e ai documenti d’archivio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


