La basilica del Santo Sepolcro, consacrata secondo tradizione a cinquant’anni dalla conquista crociata di Gerusalemme del 1099, riconfigura i principali luoghi associati alla morte e alla resurrezione di Cristo in un organismo unificato. Un coro a tre cappelle radiali dirimpetto all’Anastasis conclude questo inedito terzo polo, il cui transetto segna nel mezzo la sede idonea all’inserimento dell’ingresso principale sul versante meridionale. L’arredo scultoreo che impreziosisce la facciata declama la matrice multiculturale dell’impresa, espressione visiva dell’ambiente cosmopolita che caratterizzò il Regno latino. Se la funzionalità di un doppio portale è ispirata ai maggiori prototipi romanici dell’Occidente europeo, con particolare riferimento al Midi, l’apporto orientale è riconosciuto nei caratteristici godrons degli archivolti. Di elevata qualità, le due lastre istoriate addossate agli architravi degli accessi completano quel messaggio di salvezza trasmesso all’interno del santuario: a sinistra, una successione di episodi cristologici anticipa la Passione; a destra, un tralcio avvitato offre la duplice lettura dell’umanità da redimere e dell’Arbor vitae. In ausilio all’analisi del sopravvissuto, la letteratura di viaggio restituisce una parte della perduta integrità. Gli itineraria di al-Idrīsī, Johannes von Würzburg, Theodoricus e, più tardi, di Niccolò da Poggibonsi sono fonti imprescindibili per ricomporre la facies crociata della fabbrica e l’originaria funzionalità degli ingressi, dipendente dalla controllata regolamentazione dei percorsi interni. Il varco gemino, pertanto, annuncia le mete di pellegrinaggio cui dà accesso e incanala i flussi. Le fattezze del frontespizio sono altresì documentate da un ricco corpus grafico, almeno a partire dal XIV secolo. Stanti le alterazioni imposte dal Saladino dopo la conquista del 1187, si darà conto della lettura sincronica dei vari materiali per risalire alle sembianze primigenie della testata del transetto gerosolimitano e, in particolare, dei suoi portali.
Un ingresso per due santuari: il prospetto crociato del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Un report aggiornato / Planamente, Jessica. - In: ARTE MEDIEVALE. - ISSN 0393-7267. - anno XIV:IV serie(2024), pp. 191-208.
Un ingresso per due santuari: il prospetto crociato del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Un report aggiornato
Jessica Planamente
2024
Abstract
La basilica del Santo Sepolcro, consacrata secondo tradizione a cinquant’anni dalla conquista crociata di Gerusalemme del 1099, riconfigura i principali luoghi associati alla morte e alla resurrezione di Cristo in un organismo unificato. Un coro a tre cappelle radiali dirimpetto all’Anastasis conclude questo inedito terzo polo, il cui transetto segna nel mezzo la sede idonea all’inserimento dell’ingresso principale sul versante meridionale. L’arredo scultoreo che impreziosisce la facciata declama la matrice multiculturale dell’impresa, espressione visiva dell’ambiente cosmopolita che caratterizzò il Regno latino. Se la funzionalità di un doppio portale è ispirata ai maggiori prototipi romanici dell’Occidente europeo, con particolare riferimento al Midi, l’apporto orientale è riconosciuto nei caratteristici godrons degli archivolti. Di elevata qualità, le due lastre istoriate addossate agli architravi degli accessi completano quel messaggio di salvezza trasmesso all’interno del santuario: a sinistra, una successione di episodi cristologici anticipa la Passione; a destra, un tralcio avvitato offre la duplice lettura dell’umanità da redimere e dell’Arbor vitae. In ausilio all’analisi del sopravvissuto, la letteratura di viaggio restituisce una parte della perduta integrità. Gli itineraria di al-Idrīsī, Johannes von Würzburg, Theodoricus e, più tardi, di Niccolò da Poggibonsi sono fonti imprescindibili per ricomporre la facies crociata della fabbrica e l’originaria funzionalità degli ingressi, dipendente dalla controllata regolamentazione dei percorsi interni. Il varco gemino, pertanto, annuncia le mete di pellegrinaggio cui dà accesso e incanala i flussi. Le fattezze del frontespizio sono altresì documentate da un ricco corpus grafico, almeno a partire dal XIV secolo. Stanti le alterazioni imposte dal Saladino dopo la conquista del 1187, si darà conto della lettura sincronica dei vari materiali per risalire alle sembianze primigenie della testata del transetto gerosolimitano e, in particolare, dei suoi portali.| File | Dimensione | Formato | |
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