Il progetto di ricerca ha come obiettivo l’analisi dei resti faunistici provenienti da diversi contesti archeologici pastorali (ca. 8300-3400 cal BP) della Libia sud-occidentale (Sahara Centrale) volta ad approfondire i caratteri propri del pastoralismo sahariano attraverso l’analisi dettagliata delle modalità di sfruttamento e gestione delle risorse animali, nel tempo e nello spazio. Questo è possibile, in particolare, grazie all’ampliamento del numero di specie determinate attraverso l’applicazione della metodologia biomolecolare ZooMS (Zooarchaeology by Mass Spectrometry) - per la prima volta nel Sahara - che consente di raggiungere un’alta risoluzione tassonomica, superando i noti problemi di conservazione e intensa frammentazione che caratterizzano gli insiemi osteologici sahariani. L’analisi si concentra soprattutto sull’identificazione di quelle specie ancora “invisibili” nel record archeozoologico - i.e. fortemente sottorappresentate - perché spesso considerate come un’unica entità (pecora e capra) o non identificate a causa della frammentazione (asino). Queste, tuttavia, rappresentano degli indicatori culturali pastorali importanti. Lo studio dei resti faunistici è rivolto a diverse tipologie di siti: dai contesti stratificati in ripari sotto roccia (Ti-n-Torha Nord, Takarkori, Uan Muhuggiag nel Tadrart Acacus) ai siti all’aperto su altopiano (e.g., strutture cerimoniali nel Messak) e in ambiente dunare (come pozzetti e focolari nell’Edeyen di Murzuq e nell’Erg Uan Kasa), riferibili alle varie fasi del pastoralismo (Early, Middle e Late Pastoral). Questo permette di prendere in esame tre aspetti interconnessi e la loro variabilità: il paesaggio e l’ecologia, considerando ambienti diversi tra loro; la mobilità sul territorio, e relativi esiti stratigrafici e deposizionali e, infine, il rapporto tra gli uomini e gli animali, in senso diacronico e sincronico. L'analisi integrata di una vasta gamma di dati, inclusi quelli geomorfologici, ambientali, climatici e archeologici, ha permesso di modellare con precisione lo sfruttamento delle risorse animali e naturali, evidenziando le complesse dinamiche del territorio in un periodo caratterizzato da notevoli oscillazioni ambientali e climatiche. L’approccio territoriale multi-scalare, unito a un forte impianto interdisciplinare, consente di ricostruire i diversi modelli di gestione delle risorse animali, mettendo in risalto le specificità locali e la forte variabilità, spaziale e temporale, che ha caratterizzato il pastoralismo sahariano.
Il pastoralismo nel Sahara Centrale: paesaggi, mobilità e animali in Libia sud-occidentale tra Medio e Tardo Olocene (8300-3400 cal BP) / DI MATTEO, Martina. - (2024 May 20).
Il pastoralismo nel Sahara Centrale: paesaggi, mobilità e animali in Libia sud-occidentale tra Medio e Tardo Olocene (8300-3400 cal BP)
DI MATTEO, MARTINA
20/05/2024
Abstract
Il progetto di ricerca ha come obiettivo l’analisi dei resti faunistici provenienti da diversi contesti archeologici pastorali (ca. 8300-3400 cal BP) della Libia sud-occidentale (Sahara Centrale) volta ad approfondire i caratteri propri del pastoralismo sahariano attraverso l’analisi dettagliata delle modalità di sfruttamento e gestione delle risorse animali, nel tempo e nello spazio. Questo è possibile, in particolare, grazie all’ampliamento del numero di specie determinate attraverso l’applicazione della metodologia biomolecolare ZooMS (Zooarchaeology by Mass Spectrometry) - per la prima volta nel Sahara - che consente di raggiungere un’alta risoluzione tassonomica, superando i noti problemi di conservazione e intensa frammentazione che caratterizzano gli insiemi osteologici sahariani. L’analisi si concentra soprattutto sull’identificazione di quelle specie ancora “invisibili” nel record archeozoologico - i.e. fortemente sottorappresentate - perché spesso considerate come un’unica entità (pecora e capra) o non identificate a causa della frammentazione (asino). Queste, tuttavia, rappresentano degli indicatori culturali pastorali importanti. Lo studio dei resti faunistici è rivolto a diverse tipologie di siti: dai contesti stratificati in ripari sotto roccia (Ti-n-Torha Nord, Takarkori, Uan Muhuggiag nel Tadrart Acacus) ai siti all’aperto su altopiano (e.g., strutture cerimoniali nel Messak) e in ambiente dunare (come pozzetti e focolari nell’Edeyen di Murzuq e nell’Erg Uan Kasa), riferibili alle varie fasi del pastoralismo (Early, Middle e Late Pastoral). Questo permette di prendere in esame tre aspetti interconnessi e la loro variabilità: il paesaggio e l’ecologia, considerando ambienti diversi tra loro; la mobilità sul territorio, e relativi esiti stratigrafici e deposizionali e, infine, il rapporto tra gli uomini e gli animali, in senso diacronico e sincronico. L'analisi integrata di una vasta gamma di dati, inclusi quelli geomorfologici, ambientali, climatici e archeologici, ha permesso di modellare con precisione lo sfruttamento delle risorse animali e naturali, evidenziando le complesse dinamiche del territorio in un periodo caratterizzato da notevoli oscillazioni ambientali e climatiche. L’approccio territoriale multi-scalare, unito a un forte impianto interdisciplinare, consente di ricostruire i diversi modelli di gestione delle risorse animali, mettendo in risalto le specificità locali e la forte variabilità, spaziale e temporale, che ha caratterizzato il pastoralismo sahariano.| File | Dimensione | Formato | |
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