Le vicende del patrimonio Boncompagni e della loro partecipazione alla febbre edilizia di Roma Capitale possono essere particolarmente significative non solo da un punto di vista quantitativo - in virtù degli ingenti capitali che si misero in circolazione - ma anche perché può aiutare a capire quali scelte di investimento furono effettivamente realizzate con i ricavi della speculazione. Infine – ma non meno importante - una lettura di più lungo periodo della gestione patrimoniale - a partire cioè dai decenni precedenti l’Unificazione - consente di approfondire meglio le cause strutturali delle scelte fatte negli anni Ottanta, tenendo in considerazione sia le condizione esterne, inerenti al nuovo contesto socio-economico, sia le condizioni interne, relative ai mutamenti nell’organizzazione e nella gestione dei capitali che interessarono la famiglia ancora prima del 1870. La ricostruzione di questa dinamica patrimoniale è stata possibile incrociando un diverso tipo di fonti: tra queste la documentazione relativa al patrimonio di Don Antonio III (principe di Piombino dal 1841 al 1883) conservata presso l’Archivio Segreto Vaticano e quella inerente le movimentazioni finanziarie del suo erede, Rodolfo, custodite presso il Vaticano e l’Archivio Storico della Banca d’Italia. È stata così ricostruita la dinamica delle principali forme di investimento e di gestione dei capitali della famiglia tra il 1841 e il 1896 (quando si chiusero una parte delle pendenze aperte da Don Rodolfo durante e dopo la speculazione edilizia), evidenziando le dinamiche delle tre principali forme di allocazione: la proprietà rustica, quella urbana e gli impieghi mobiliari.
Roma nel mercato post-unitario: il patrimonio Boncompagni tra innovazione e tradizione / Palermo, S. - In: STUDI ROMANI. - ISSN 0039-2995. - 1-4(2009), pp. 219-252.
Roma nel mercato post-unitario: il patrimonio Boncompagni tra innovazione e tradizione
Palermo S
2009
Abstract
Le vicende del patrimonio Boncompagni e della loro partecipazione alla febbre edilizia di Roma Capitale possono essere particolarmente significative non solo da un punto di vista quantitativo - in virtù degli ingenti capitali che si misero in circolazione - ma anche perché può aiutare a capire quali scelte di investimento furono effettivamente realizzate con i ricavi della speculazione. Infine – ma non meno importante - una lettura di più lungo periodo della gestione patrimoniale - a partire cioè dai decenni precedenti l’Unificazione - consente di approfondire meglio le cause strutturali delle scelte fatte negli anni Ottanta, tenendo in considerazione sia le condizione esterne, inerenti al nuovo contesto socio-economico, sia le condizioni interne, relative ai mutamenti nell’organizzazione e nella gestione dei capitali che interessarono la famiglia ancora prima del 1870. La ricostruzione di questa dinamica patrimoniale è stata possibile incrociando un diverso tipo di fonti: tra queste la documentazione relativa al patrimonio di Don Antonio III (principe di Piombino dal 1841 al 1883) conservata presso l’Archivio Segreto Vaticano e quella inerente le movimentazioni finanziarie del suo erede, Rodolfo, custodite presso il Vaticano e l’Archivio Storico della Banca d’Italia. È stata così ricostruita la dinamica delle principali forme di investimento e di gestione dei capitali della famiglia tra il 1841 e il 1896 (quando si chiusero una parte delle pendenze aperte da Don Rodolfo durante e dopo la speculazione edilizia), evidenziando le dinamiche delle tre principali forme di allocazione: la proprietà rustica, quella urbana e gli impieghi mobiliari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


