Negli ultimi giorni di vita Raffaello dispose la propria sepoltura in un’antica edicola all’interno della chiesa della Rotonda, Santa Maria ad Martyres, il Pantheon, secondo quanto tramandato da Giorgio Vasari. Nonostante l’importanza del monumento, restano sconosciuti sia il progetto originario sia la sua prima realizzazione che, a partire dall’intervento di Carlo Maratti nella seconda metà del XVII secolo, ha poi subito una serie di cambiamenti. Il saggio ricostruisce la conformazione della tomba e dell’altare con la Madonna del Sasso scolpita da Lorenzetto con la collaborazione di Raffaello da Montelupo, nel suo sviluppo diacronico, oscillante tra conservazione e rinnovamento. Quanto noto dell’edificio e dell’edicola, prima e dopo la tumulazione, è posto a confronto con lo stato attuale e con le rappresentazioni cinquecentesche, in particolare quella di autore anonimo italiano appartenente alla cerchia di Raffaello, oggi all’Istituto Centrale per la Grafica, riferibile al periodo di ideazione del restauro dell’edicola e forse a Lorenzetto. A Sanzio possiamo far risalire l’avvio della trasformazione di tutte le altre edicole: la ristrutturazione dei piedistalli delle colonne, uniti in un unico basamento, e il recupero delle immagini devozionali a tutto tondo, ricordo delle statue di divinità pagane del Pantheon di età classica, in sostituzione delle pitture medievali. I lavori promossi nel 1705 da Clemente XI Albani hanno comportato la costruzione di un nuovo paliotto cosicché alle due colonne sono stati restituiti piedistalli singoli, come nelle ricostruzioni del Pantheon antico della tradizione antiquaria. Nel Novecento il proposito di esibire le spoglie dell’artista ha portato a un radicale aggiornamento dell’edicola con gli interventi di Antonio Muñoz (1911), coadiuvato da Domenico Gnoli, e di Alberto Terenzio (1933) che ha realizzato il basamento attuale, differente dagli altri. In tal modo si è ottenuto un risultato opposto a quello desiderato da Raffaello che, nel profondo rispetto del monumento antico, aveva chiesto di limitare la propria memoria funebre a una lapide di piccole dimensioni a lato dell’edicola.

La tomba di Raffaello al Pantheon e l’altare della Madonna del Sasso

Flavia Cantatore
2022

Abstract

Negli ultimi giorni di vita Raffaello dispose la propria sepoltura in un’antica edicola all’interno della chiesa della Rotonda, Santa Maria ad Martyres, il Pantheon, secondo quanto tramandato da Giorgio Vasari. Nonostante l’importanza del monumento, restano sconosciuti sia il progetto originario sia la sua prima realizzazione che, a partire dall’intervento di Carlo Maratti nella seconda metà del XVII secolo, ha poi subito una serie di cambiamenti. Il saggio ricostruisce la conformazione della tomba e dell’altare con la Madonna del Sasso scolpita da Lorenzetto con la collaborazione di Raffaello da Montelupo, nel suo sviluppo diacronico, oscillante tra conservazione e rinnovamento. Quanto noto dell’edificio e dell’edicola, prima e dopo la tumulazione, è posto a confronto con lo stato attuale e con le rappresentazioni cinquecentesche, in particolare quella di autore anonimo italiano appartenente alla cerchia di Raffaello, oggi all’Istituto Centrale per la Grafica, riferibile al periodo di ideazione del restauro dell’edicola e forse a Lorenzetto. A Sanzio possiamo far risalire l’avvio della trasformazione di tutte le altre edicole: la ristrutturazione dei piedistalli delle colonne, uniti in un unico basamento, e il recupero delle immagini devozionali a tutto tondo, ricordo delle statue di divinità pagane del Pantheon di età classica, in sostituzione delle pitture medievali. I lavori promossi nel 1705 da Clemente XI Albani hanno comportato la costruzione di un nuovo paliotto cosicché alle due colonne sono stati restituiti piedistalli singoli, come nelle ricostruzioni del Pantheon antico della tradizione antiquaria. Nel Novecento il proposito di esibire le spoglie dell’artista ha portato a un radicale aggiornamento dell’edicola con gli interventi di Antonio Muñoz (1911), coadiuvato da Domenico Gnoli, e di Alberto Terenzio (1933) che ha realizzato il basamento attuale, differente dagli altri. In tal modo si è ottenuto un risultato opposto a quello desiderato da Raffaello che, nel profondo rispetto del monumento antico, aveva chiesto di limitare la propria memoria funebre a una lapide di piccole dimensioni a lato dell’edicola.
978-88-297-1742-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1659804
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