La formazione e lo sviluppo della professionalità degli insegnanti e delle loro competenze è un elemento cardine per il miglioramento dei sistemi di istruzione e per la costruzione di una scuola democratica che alleni gli studenti al pensiero critico e alla cittadinanza attiva. Da tempo la scuola si interroga su quali metodologie siano in grado di perseguire tali obiettivi. Secondo alcuni studi, gli studenti apprendono in modo più efficace analizzando, discutendo e applicando i contenuti in modo significativo, piuttosto che assorbendo passivamente le informazioni (Bonwell & Eison, 1991) Il Debate può essere definito come un’antica strategia di insegnamento-apprendimento che si basa su posizioni contrapposte, pro e contro, su una questione, un'affermazione, una proposizione o una soluzione a un problema (Fluharty GW, Ross H. 1996).Già da tempo curricolare nelle scuole anglosassoni, il Debate è stato introdotto in Italia come metodologia didattica innovativa a partire dal 2014 quando Avanguardie Educative, il Movimento patrocinato da INDIRE, l’ha inserito tra le Idee del suo Manifesto proponendone l’adozione alle scuole e ai docenti. Sono state avviate iniziative formative su tutto il territorio nazionale grazie alla Rete di scuole WeDebate con l’ITE Tosi di Busto Arsizio nel ruolo di capofila nazionale che ha coordinato le scuole polo regionali per offrire occasioni di dibattito e attività di formazione sul Debate in preparazione delle Olimpiadi. A partire dal 2017 il MIUR ha avviato il progetto Debate Italia finalizzato alla diffusione del Debate attraverso gli eventi di preparazione alle Olimpiadi compresa la formazione dei docenti nel ruolo di coaches e giudici. Nell’ultimo quinquennio l’interesse per il Debate in Italia da parte dei docenti e delle scuole d’ambito per la formazione è cresciuto in modo considerevole superando gli ostacoli del periodo pandemico tanto nell’attività competitiva che formativa. A sostegno della comunità dei docenti Debate dal 2019 è nata la Società Nazionale Debate Italia che contribuisce alla diffusione del Debate attraverso attività che spaziano dalla formazione, di base e avanzata, all’organizzazione del Campionato giovanile High schools Le ragioni dell’interesse crescente da parte dei docenti per la metodologia didattica dipendono da una serie di fattori: dalla natura formativa del Debate in quanto dibattito regolamentato e non libero e occasionale che rende questa metodologia utile per sviluppare soft skills come la comunicazione efficace e l’ascolto attivo, la costruzione di argomentazioni, l'apprendimento cooperativo, il pensiero critico, la ricerca (tradizionale e al computer), la presa di appunti strategici, l'organizzazione logica, la lettura critica e la valutazione. (Snider e Schnurer, 2002); dalla capacità del Debate di allenare la competenza comunicativa verbale e non verbale degli studenti sviluppando al contempo la capacità di organizzare le idee e comunicarle in modo efficace (Williams, McGee & Worth, 2001); dall’opportunità di connettere, nelle occasioni di dibattito, squadre appartenenti a classi e scuole diverse, per collocazione geografica e per indirizzo di studio. Questo contributo ha lo scopo di illustrare le scelte formative di un campione privilegiato di insegnanti iscritti alla Società Nazionale Debate Italia e appartenenti ad ogni ordine di scuola che hanno risposto ad un questionario sul Debate e l’Educazione civica per il progetto di dottorato in Psicologia sociale, dello sviluppo e della Ricerca educativa dell’Università di Roma La Sapienza dal titolo “La metodologia del Debate per l’Educazione civica e il miglioramento dei processi di insegnamento-apprendimento” . Il campione rappresentativo, del quale l’intervento illustrerà le preferenze, è quello dei docenti della secondaria di secondo grado, che hanno esplicitato il loro percorso formativo pregresso e i bisogni formativi avvertiti per perfezionarsi sul Debate tanto come metodologia didattica da attuare in classe per l’insegnamento disciplinare, quanto come esperienza competitiva per interagire con gli studenti impegnati nelle varie fasi preparatorie al dibattito competitivo. Dall’analisi dei dati sarà possibile dimostrare come il Debate rappresenti una metodologia efficace non soltanto perché concorre a sviluppare le competenze trasversali degli studenti, ma perché rappresenta un modello completo, che adotta un protocollo di valutazione riconosciuto a livello internazionale, adottato nelle competizioni nazionali come parte integrante del regolamento e validato da un comitato etico super partes. I bisogni formativi dei docenti ricadono infatti soprattutto sul ruolo dei giudici, figure preposte alla valutazione dei dibattiti di preferenza non coinvolti come coaches nelle competizioni. Il collegio dei giudici arbitri rappresenta nel mondo del Debate un organismo autorevole, costituito da docenti esperti, che praticano il Debate da tempo sia per l’insegnamento curricolare che extracurricolare e che sono stati formati in più occasioni attraverso corsi sempre più specialistici. Dalle scelte dei docenti circa i percorsi di formazione che intendono seguire, sarà possibile ipotizzare che un punto di forza ancora poco esplorato del Debate consista nella capacità di creare carriere strutturate in funzione delle competenze riconosciute, gratificando i docenti degli investimenti formativi ai quali si sono sottoposti negli anni. La professionalità dei docenti con il Debate entrerebbe quindi a far parte del circolo virtuoso in grado di riscattare la scuola, i nostri studenti e i loro professori dall’eclissi motivazionale e dal livellamento culturale in cui l’immaginario collettivo li ha relegati.

Il Debate nella formazione insegnanti: risultati di un’indagine su testimoni privilegiati

Roberta Camarda
2022

Abstract

La formazione e lo sviluppo della professionalità degli insegnanti e delle loro competenze è un elemento cardine per il miglioramento dei sistemi di istruzione e per la costruzione di una scuola democratica che alleni gli studenti al pensiero critico e alla cittadinanza attiva. Da tempo la scuola si interroga su quali metodologie siano in grado di perseguire tali obiettivi. Secondo alcuni studi, gli studenti apprendono in modo più efficace analizzando, discutendo e applicando i contenuti in modo significativo, piuttosto che assorbendo passivamente le informazioni (Bonwell & Eison, 1991) Il Debate può essere definito come un’antica strategia di insegnamento-apprendimento che si basa su posizioni contrapposte, pro e contro, su una questione, un'affermazione, una proposizione o una soluzione a un problema (Fluharty GW, Ross H. 1996).Già da tempo curricolare nelle scuole anglosassoni, il Debate è stato introdotto in Italia come metodologia didattica innovativa a partire dal 2014 quando Avanguardie Educative, il Movimento patrocinato da INDIRE, l’ha inserito tra le Idee del suo Manifesto proponendone l’adozione alle scuole e ai docenti. Sono state avviate iniziative formative su tutto il territorio nazionale grazie alla Rete di scuole WeDebate con l’ITE Tosi di Busto Arsizio nel ruolo di capofila nazionale che ha coordinato le scuole polo regionali per offrire occasioni di dibattito e attività di formazione sul Debate in preparazione delle Olimpiadi. A partire dal 2017 il MIUR ha avviato il progetto Debate Italia finalizzato alla diffusione del Debate attraverso gli eventi di preparazione alle Olimpiadi compresa la formazione dei docenti nel ruolo di coaches e giudici. Nell’ultimo quinquennio l’interesse per il Debate in Italia da parte dei docenti e delle scuole d’ambito per la formazione è cresciuto in modo considerevole superando gli ostacoli del periodo pandemico tanto nell’attività competitiva che formativa. A sostegno della comunità dei docenti Debate dal 2019 è nata la Società Nazionale Debate Italia che contribuisce alla diffusione del Debate attraverso attività che spaziano dalla formazione, di base e avanzata, all’organizzazione del Campionato giovanile High schools Le ragioni dell’interesse crescente da parte dei docenti per la metodologia didattica dipendono da una serie di fattori: dalla natura formativa del Debate in quanto dibattito regolamentato e non libero e occasionale che rende questa metodologia utile per sviluppare soft skills come la comunicazione efficace e l’ascolto attivo, la costruzione di argomentazioni, l'apprendimento cooperativo, il pensiero critico, la ricerca (tradizionale e al computer), la presa di appunti strategici, l'organizzazione logica, la lettura critica e la valutazione. (Snider e Schnurer, 2002); dalla capacità del Debate di allenare la competenza comunicativa verbale e non verbale degli studenti sviluppando al contempo la capacità di organizzare le idee e comunicarle in modo efficace (Williams, McGee & Worth, 2001); dall’opportunità di connettere, nelle occasioni di dibattito, squadre appartenenti a classi e scuole diverse, per collocazione geografica e per indirizzo di studio. Questo contributo ha lo scopo di illustrare le scelte formative di un campione privilegiato di insegnanti iscritti alla Società Nazionale Debate Italia e appartenenti ad ogni ordine di scuola che hanno risposto ad un questionario sul Debate e l’Educazione civica per il progetto di dottorato in Psicologia sociale, dello sviluppo e della Ricerca educativa dell’Università di Roma La Sapienza dal titolo “La metodologia del Debate per l’Educazione civica e il miglioramento dei processi di insegnamento-apprendimento” . Il campione rappresentativo, del quale l’intervento illustrerà le preferenze, è quello dei docenti della secondaria di secondo grado, che hanno esplicitato il loro percorso formativo pregresso e i bisogni formativi avvertiti per perfezionarsi sul Debate tanto come metodologia didattica da attuare in classe per l’insegnamento disciplinare, quanto come esperienza competitiva per interagire con gli studenti impegnati nelle varie fasi preparatorie al dibattito competitivo. Dall’analisi dei dati sarà possibile dimostrare come il Debate rappresenti una metodologia efficace non soltanto perché concorre a sviluppare le competenze trasversali degli studenti, ma perché rappresenta un modello completo, che adotta un protocollo di valutazione riconosciuto a livello internazionale, adottato nelle competizioni nazionali come parte integrante del regolamento e validato da un comitato etico super partes. I bisogni formativi dei docenti ricadono infatti soprattutto sul ruolo dei giudici, figure preposte alla valutazione dei dibattiti di preferenza non coinvolti come coaches nelle competizioni. Il collegio dei giudici arbitri rappresenta nel mondo del Debate un organismo autorevole, costituito da docenti esperti, che praticano il Debate da tempo sia per l’insegnamento curricolare che extracurricolare e che sono stati formati in più occasioni attraverso corsi sempre più specialistici. Dalle scelte dei docenti circa i percorsi di formazione che intendono seguire, sarà possibile ipotizzare che un punto di forza ancora poco esplorato del Debate consista nella capacità di creare carriere strutturate in funzione delle competenze riconosciute, gratificando i docenti degli investimenti formativi ai quali si sono sottoposti negli anni. La professionalità dei docenti con il Debate entrerebbe quindi a far parte del circolo virtuoso in grado di riscattare la scuola, i nostri studenti e i loro professori dall’eclissi motivazionale e dal livellamento culturale in cui l’immaginario collettivo li ha relegati.
978-88-6760-961-1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1658857
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